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Calabria d’Autore, irrompono Mimmo Cavallaro e la tarantella

Calabria d’Autore, irrompono Mimmo Cavallaro e la tarantella

Cda Cavallaro   di STEFANIA VALENTE -

Calabria d'autore al suo terzo appuntamento del 2015 con la cultura, la musica, le tradizioni migliori della nostra terra presenta nel salotto di Santa Caterina, con Antonio Calabró e Daniela Mazzeo, Mimmo Cavallaro con la sua inseparabile chitarra, e con il suo amico e collaboratore Andrea Simonetta. 

Calabrò lo definisce come la "punta di diamante del nostro etno-folk", anche se Cavallaro non avrebbe bisogno di presentazione alcuna, essendo uno dei personaggi che meglio rappresenta la nostra regione nelle realtà artistiche internazionali.  Ma l’intento della serata è quello di carpire qualche informazione anche sulla "persona" Cavallaro, e comprendere i significati del suo successo. 

Daniela Mazzeo apre la danza degli interrogativi con un classico: perché la musica popolare? Da dove nasce questa passione e questa scelta? L’ospite risponde con un largo sorriso, specchio di ricordi che tale domanda ha suscitato in lui. Recupera i luoghi della sua infanzia e della sua adolescenza, insieme alla mamma che cantava mentre assolveva i compiti domestici: è lì l'ispirazione principe della sua musica e della sua arte.  E su questa splendida immagine rurale si aprono le note di "Mulinarella", accompagnata dall'entusiasmo del pubblico. 

Cavallaro spiega, stimolato dalle domande, che per avvicinarsi ai giovani utilizza arrangiamenti e strumenti non sempre tradizionali e racconta della sua amicizia e collaborazione con Eugenio Bennato, incontrato a Caulonia in occasione del Festival. La discussione si sposta proprio sul Festival e sui gravi problemi economici che ne mettono a repentaglio la nuova edizione. Calabrò si unisce a Cavallaro nel chiedere alla politica locale un occhio di riguardo per la cultura dalla quale non solo a chiacchiere dovrebbe ripartire la rinascita calabrese.

Il discorso verte poi sulla millenaria storia di Caulonia e sulle sue vicissitudini del secolo scorso (la “Repubblica Rossa”) e Cavallaro ne approfitta per raccontare alcuni aneddoti che vedono la sua famiglia protagonista dei fatti del tempo e poi propone “Primavera Spampinata” adattata dai versi di un altro famoso Cavallaro. 

La musica dell’artista è il frutto di una ricerca su tradizioni tramandate oralmente, principalmente l'amore e la passione per la terra e per i valori.  E sulla parola amore parte il brano "Armacera", un testo struggente di Otello Profazio. Quando Daniela Mazzeo chiede una riflessione sulla questione molto attuale dell'immigrazione e dell’accoglienza trova un Cavallaro pronto a difendere la generosità e la solidarietà autentica dei calabresi e a relegare nella sporadicità episodi come quello di Focá, dove s’è registrata una chiusura verso gli immigrati. E alla domanda se c'è, all'orizzonte della musica popolare calabrese, un” nuovo” Cavallaro, l’ospite sostiene che la regione è ricca di talenti che promettono molto bene.

La serata si conclude con i due musicisti sul palco che intonano una trascinante tarantella coinvolgendo il pubblico che si alza dalle sedie per ballare.  Così si chiude questa serata originale tra musica e cultura come è solito a “Calabria d’Autore”: con un artista eclettico che ci ha fatto scoprire che tornare alle origini fa bene alla salute, nostra e della nostra terra.