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Cd'A. Il mare dello Stretto come scrigno di energie con Ambroggio, Turano, Sculco

Cd'A. Il mare dello Stretto come scrigno di energie con Ambroggio, Turano, Sculco

la cernia dello Stretto    di STEFANIA VALENTE -

"Raccontando lo Stretto" è una serata dedicata alla Reggio dei ricordi, con protagonista lo Stretto di Messina raccontato con uno sguardo al passato, alcune riflessioni sul presente e qualche sogno per il futuro. Diretta da Antonio Calabró, capitano di questa eclettica imbarcazione che è Calabria d'autore, accompagnato sul palco da Francesca Sculco, docente di lingua italiana, appassionata e critica lettrice, ospiti Filippo Ambroggio, agronomo e scrittore, innamorato della musica e del calcio, e Francesco Turano, fotografo, disegnatore e amante della natura, un abile sub che fruga i segreti del mare profondo. 

Chuck Berry in sottofondo evoca Tarantino, e la discussione si apre con una riflessione sulla Calabria degli anni 80 e su come e quanto sia cambiata la nostra regione da allora.  

Francesca Sculco, prendendo spunto dal libro di Ambroggio "Il Rosa, il Porpora e l'Amaranto", del quale ci porge una breve ma significativa descrizione, si rivolge allo scrittore per avere un flashback sulla città di Reggio di quegli anni. 

  Ambroggio ricorda una orgogliosa città di provincia, paradossalmente tranquilla considerato che non erano rari gli episodi di "regolamento di conti" con relative sparatorie, che tutto sommato viveva quegli anni con un alito di speranza in un futuro migliore. 

"U mari ggiusta tuttu..", usavano affermare i reggini. Ma è vero? Chiede Calabró ai suoi ospiti. 

Francesco Turano, toccato su un argomento che ben conosce, è preciso: no, il mare non aggiusta tutto, ma aiuta. Il mare, in particolare questo meraviglioso pezzetto di mare che ci interessa, ha una grande forza, ha una eccezionale capacità di rigenerarsi. Le correnti dello Stretto muovono enormi masse d'acqua e creano continui "scambi" che permettono il rinnovamento e la proliferazione della fauna tipica della nostra zona. Attraverso una adeguata diffusione della conoscenza, ed una sana informazione dovrebbero essere modificati gli attuali e dannosi metodi di pesca. La costituzione di aree marine protette, inoltre, potrebbe servire a riparare i danni fatti in questi anni e a ripopolare zone abbastanza estese in tempi relativamente brevi. Sottolinea però il degrado attuale, l’alto livello d’inquinamento, lo stato d’abbandono. Si può rimediare, commenta, ma ci vuole una forte volontà.

Siamo affascinati da questa visione futuristica mentre sullo schermo scorrono immagini suggestive dei nostri fondali marini, effettuate dallo stesso Turano che ha appena pubblicato dei libri editi da La Ruffa con immagini spettacolari.

raccontando lo Stretto   Ambroggio incalzato da Francesca Sculco racconta di come i ragazzi protagonisti del suo libro, con l'amore per il rock, la passione per il calcio riescano a non essere coinvolti nella rete della 'ndrangheta ed avere il coraggio di rimanere nella loro terra; questo il messaggio contenuto nel suo libro. 

Le domande, come i temi trattati, si susseguono veloci. Così, mentre ancora le meraviglie dei fondali dello Stretto di Messina ci riempiono gli occhi sullo schermo, Francesco Turano ci descrive le sensazioni estreme che prova durante le sue immersioni, il suo sentirsi trasportato in una dimensione parallela, quasi un altro pianeta, sott'acqua, dove il silenzio è solido e l'anima è appagata "ospite della natura che la circonda". 

Ma l'uomo, osserva Calabró, non può vivere in isolamento contemplativo, ed ha bisogno del confronto con altri uomini, il che ci porta a parlare di politica. Lo Stretto, dichiarato patrimonio dell'Unesco, osservano concordi i nostri ospiti, ha bisogno di attenzioni ed interventi concreti da parte della politica. Le dichiarazioni e i pezzi di carta da soli non bastano per la sua cura e riqualificazione.  

Francesca Sculco con la freschezza e la spontaneità che ha mantenuto per tutta la durata dell'incontro, ci conduce "dai partiti alle partite", ancora attraverso il libro di Ambroggio, che pure alla squadra Amaranto è dedicato. 

Ai tempi d'oro della società calcistica in serie A, ricorda Ambroggio raccontando anche qualche aneddoto, la squadra era vissuta come riscatto, i reggini tramite essa  sentivano di appartenere a quella élite che comprendeva grandi città italiane. 

Un velo di nostalgica tristezza percorre il racconto, per la giovinezza perduta, per qualche sogno mancato, per le speranze affievolite. 

E si chiude proprio così la nostra serata, sulle speranze che dobbiamo trasmettere ai nostri giovani: non scendere mai a compromessi, a contare sulle proprie forze, a ripensare alla speranza in un contesto mondiale, a oltrepassare le mura cittadine, a non restare isolati con i nostri progetti. 

Se c'è un messaggio da cogliere in questa serata è proprio questo: i cittadini di questa città devono ripensare i loro orizzonti allargandoli fino a non vederli più, che non significa andarsene in giro per il mondo, ma più che mai restare e fare in modo che il mondo arrivi fin qui. 

Così, con ancora l'immagine della rana pescatrice negli occhi, si conclude.