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Africani e Mediterraneo. Il mare dalla speranza all’Apocalisse

Africani e Mediterraneo. Il mare dalla speranza all’Apocalisse

 Africani   di STEFANIA VALENTE -

Il popolo africano scompare in fondo al mare.

Non ha tombe, non ha corpi, non ha lacrime.

Il popolo africano scappa dall'orrore della guerra  e del genocidio, e annega nella disperazione delle sue speranze.

Non li vuole nessuno, gli africani. Da sempre derisi, insultati, maltrattati, schiavizzati, ammazzati, col pretesto di un colore. Lo stesso colore che agognamo tanto, per il quale noi, popolo bianchissimo ed evoluto, ci sottoponiamo ad ore ed ore  di estenuanti luci naturali o artificiali, per il quale prendiamo scottature dolorose o ci spalmiamo di creme costosissime.

Non li vuole nessuno, gli africani. Solo il mare. Il mare li accoglie a braccia aperte con una azzurra promessa di felicità e di pace. Nel mare c'è il miraggio di una vita senza urla né terrore, senza sangue dappertutto, senza la paura di distrarsi un attimo ed essere accoltellati, senza la disperazione di vedere i propri figli sgozzati. Nel mare c'è la vita.

Il mare li accoglie senza fare domande, senza chiedere documenti, nessun curriculum, neanche nome e cognome. Il mare non guarda il colore della pelle, non vede religione, non conosce il razzismo, non sa cosa sia la discriminazione.

Il mare permette loro di scivolare su di esso con clemenza.

I barconi della morte come il bastone di Mosè aprono le acque sul miraggio della Terra Promessa.

Ma il mare è capriccioso e spesso le richiude senza motivo, e senza preavviso. Non soffre di simpatie o antipatie. Non è ammalato di fanatismo religioso. Non è classista. Semplicemente ogni tanto chiude la porta, e si abbatte con la sua mole immensa e inconsapevole sulla miseria umana, cancellando sogni, speranze, miraggi, terre promesse, latte e miele.

Non ha nessuna colpa il mare, e lo sa. Infatti torna tranquillo dopo aver fagocitato carne umana senza nessun rimorso. Sorride quasi. Si fa beffe degli uomini e della loro stupida crudeltà.

Il mare aspetta. Non nuovi morti, che di quelli non se ne fa nulla. Aspetta grandi navi sicure, al posto di barche fatiscenti cariche di uomini disperati, che attraversino le sue acque in verso opposto portando cibo e acqua dove c'è fame e sete, portando scienza e conoscenza dove c'è guerra e disperazione.

Il mare è un grande saggio.

Aspetta che gli uomini rinsaviscano e smettano di far diventare altri uomini cibo per i suoi pesci. Non ha bisogno di cadaveri, il mare.

Ha bisogno di rispetto, di cura, di considerazione.

Le stesse cose di cui ha bisogno il popolo africano.

Come tutti i popoli della terra.

*PS. Poche ore fa hanno inondato di sangue il Mediterraneo 700 africani alla ricerca della vita. Sono morti nelle stesse acque che fanno la Calabria penisola. Intanto la coscienza dell’Europa di Michelangelo, Kant, Chopin e Picasso s’è serenamente distratta lasciando la strada libera all'orrore. (zoomsud)