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L’INTERVENTO. Migranti, la terribile gara a ignorare la radice del problema

L’INTERVENTO. Migranti, la terribile gara a ignorare la radice del problema

migranti    di PASQUALINO PLACANICA -

Dopo l'ennesima tragedia del mare, come sempre tutti guardano il dito mentre la luna rimane ignorata. L'ordine del giorno è: evitare le morti in mare, evitare gli imbarchi dei migranti o evitare gli sbarchi. Decine di opinioni diverse: bombardare gli scafi sulle spiagge africane, arrestare gli scafisti, schierare le navi militari per impedire ai barconi di passare, oppure soccorrerli in mare, aiutarli, accoglierli; ho letto anche la farneticante proposta di andarli prendere direttamente noi con navi idonee (in un calderone del genere ci può di stare tutto, per quello che conta). Poi le considerazioni di esperti e autorevoli opinionisti.

Qualcuno, e non me ne frega niente di chi sia o cosa rappresenti, ha detto che questa povera gente è morta cercando la felicità. Parole, parlate o scritte. Ma parole. Pochissimi, inascoltati, parlano di eliminare le cause che portano questa gente a cercare di fuggire. Il vero problema, la radice del male, è maledettamente ignorato da tutti, moderati ed estremisti di entrambe le fazioni. Si definisce in una sola parola: UOMO. L'uomo che vive molto al di sopra delle sue necessità naturali e che non si preoccupa di chi, stentando a sopravvivere o morendo miseramente nel tentativo, gli permette di farlo. L'uomo che si lamenta se per qualche ora non esce acqua dal rubinetto di casa; quell'uomo è lo stesso che non vuole sapere che nel resto del mondo c'è chi non ha il rubinetto e men che meno l'acqua.  Ecco quindi che il problema non è eliminare le cause che generano queste enormi tragedie, ma semplicemente mantenerle lontane da noi. Eliminare lo scandalo. Che muoiano comunque, ma lontano, nelle loro terre di origine. Perché gli sbarchi ci pongono di fronte alla nostra coscienza, non possiamo dire di non sapere, non possiamo dire che queste cose non ci riguardano. Qualche anno fa, in occasione della strage di Lampedusa scrissi un pezzo sulla natura umana, pubblicato su Zoomsud,. Per giorni ho cercato parole diverse per esprimere il mio medesimo sdegno. Non ne ho trovate, lo ripropongo integralmente, per quello che serve:

-La parola “animale” riferita alla specie umana contiene due concetti: il cosiddetto uomo è un essere umano, ma anche un animale. Voglio essere ulteriormente preciso, l’uomo è anche una bestia. E riferendomi al concetto generale, toglierei anche. L’uomo è una bestia; la peggiore. Dante Alighieri scrisse: “lo pensiero è propio atto de la ragione, perché le bestie non pensano, che non l’hanno; e non dico pur delle minori bestie, ma di quelle che hanno apparenza umana e spirito di pecora, o d’altra bestia abbominevole”. Così il sommo poeta separò benevolmente l’uomo cosiddetto “normale” da quella parte di individui che si comporta da bestia. Le bestie sarebbero altri, pochi, non tutti. Oggi è evidente che non è così, ma sospetto che Dante, profondo conoscitore dell’uomo dei suoi tempi, sotto sotto la pensasse come me, se è vero com’è vero che si prese la briga di descrivere l’inferno come soluzione finale alle abiezioni umane, e ci mise a guardia una bestia, Cerbero, ed a regnarvi al comando la “bestia” per eccellenza.

Siamo tutti delle bestie e il ben dell’intelletto non ci serve per vivere meglio, per rendere il mondo migliore. Siamo peggio delle bestie, che il ben dell’intelletto non ce l’hanno e quindi in un certo senso sono giustificate. L’uomo ha utilizzato la sua migliore qualità per complicarsi la vita, da sempre. Non è stato capace di progredire socialmente di pari passo con il progresso scientifico, ed adesso ne paga care le conseguenze. 

Da millenni l’essere umano si sposta; si sposta in massa, invade, emigra, esoda. Prima a piedi, poi con mezzi sempre più veloci ed efficaci. E quando si sposta in massa lo fa sempre per motivi seri, per necessità. Chi si sposterebbe mai da un posto in cui sta bene? La soluzione sarebbe facilissima, perfino banale: fare in modo che sulla terra si stia bene dappertutto. Da millenni l’uomo fa l’esatto contrario. Utilizzando i progressi scientifici ottenuti utilizzando il “ben dell’intelletto” è stato capace di creare nel tempo due grandi contenitori virtuali, uno enorme e l’altro piccolissimo. I due contenitori, che nei secoli passati erano divisi dalle difficoltà di spostamento, adesso sono sempre più comunicanti tra di loro e contengono la fame e i bisogni del mondo.

Quello grande è pieno, stracolmo. Quello piccolo praticamente vuoto. E come accade in natura, due contenitori comunicanti tra di loro tendono a pareggiare il livello dei propri contenuti. Se la situazione rimarrà così non c’è niente da fare, il contenuto del contenitore grande passerà in quello piccolo fino a riempirlo, e poi tracimerà fuori. Quando tracimerà sarà giunta la fine dell’essere umano “anche animale”, inizierà l’era dell’animale umano e sulla terra qualche altra specie, sempre animale ma meno dotata di ben dell’intelletto, prenderà il comando degli esseri viventi. E probabilmente questo nuovo ciclo durerà molto di più.-