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NOI CHE STUDIAMMO AL NORDDE (le classifiche del sole)

NOI CHE STUDIAMMO AL NORDDE (le classifiche del sole)

sole24   di GIOACCHINO CRIACO

- Oggi mi sento felice, leggendo il sole 24ore scopro di essere una quarantina di volte più in gamba di uno che studia a Reggio, cinquanta volte più di un allievo della Magna Grecia, e quasi sessanta più di uno studente dell’Unical. La mia università sta al quarto posto in classifica, con lo stesso punteggio della terza.

Dovrei sentirmi un genio, anche perché la votazione che ho conseguito non è da buttare, e però ricordo che secondo le statistiche del tempo io non avrei potuto farcela, perché venivo dagli istituti superiori del sud, considerati dagli esperti del tempo, dei vergognosi esamifici. E non avrebbero potuto farcela buona parte degli studenti, meridionali come me, che stranamente erano gli studenti più brillanti.

Tanti dei docenti delle università calabresi li ho visti laurearsi, con lode, al nord, e trasformarsi, incredibilmente, in ciucci una volta dietro le cattedre dei nostri atenei. E tanti amici, rimasti a studiare in Calabria, li ho visti salire al nord e occupare incarichi prestigiosi, diventare professionisti stimati e in alcuni casi riconosciuti luminari; certo tutto in virtù di una mutazione genetica miracolosa, aiutata dai tempi eterni di spostamento dalla Calabria per il resto del mondo.

Noto, con divertimento, le poche bocciature nelle università del nord e le tante nelle nostre: su, pochi fuori corso; giù, gente anziana con i libri sottobraccio. Ma è ovvio che i geni risalgono la penisola e i somari col passo lento si parcheggiano nel circondario.

Ed è sorprendente che negli atenei privati, con rette da capogiro, tutti ce la fanno in un lampo; figurarsi se si può perdere tempo a quei prezzi, e figurarsi anche con che coraggio si può rimandare chi sborsa tanto.

C’è che se il san Raffaele, da solo, fa un buco grande come quello di tutta la sanità calabrese, è una realtà virtuosa da salvare. C’è che se il nosocomio di Massa, fa debiti per 350 milioni di euro, resta un’eccellenza sanitaria, pur essendoci dentro tanti dei nostri laureati al sud, e quindi ex ciuchi.

La Calabria invece va buttata a mare, anche se i suoi debiti, oltre alle ruberie, si fanno per pagare le degenze dei nostri malati nei centri prodigiosi settentrionali, che fanno utili con i nostri medici e i nostri malati e pure i nostri soldi; e se non è superiorità universitaria questa, non so cos’altro lo possa essere.

C’è, che appena laureato al nordde, non passava giorno in cui nella buca della posta non ci trovavo un invito a un colloquio di lavoro, senza che lo andassi a chiedere. E in Calabria avrei dovuto elemosinarlo da qualche potentucolo; avrei dovuto fregare qualcuno in qualche concorso pubblico; e per entrare nello striminzito settore economico privato, avrei dovuto calpestare migliaia di cadaveri, in fila prima di me.

E’ che al nordde, al di la delle balle statistiche, esiste un tessuto economico vivo, dinamico, che comunque lotta anche in tempo di crisi. E l’economia, le palanche, fanno la differenza; perché il modello occidentale si regge sui danè, e chi li ha controlla tutto, e si prende anche il dominio della cultura. Così noi potremo sgolarci quanto vogliamo, su zoomsud; con tutto il rispetto, ci leggeranno quattro gatti; l’immaginario, e anche la realtà, si costruisce con una comunicazione che è capillare, e che serve a preservare dominio culturale ed economico. Chi resta giù sarà sempre un ciuccio. I geni e le eccellenze staranno sempre da un’altra parte. Quindi, per i nostri studenti il messaggio è chiaro, come lo è stato per le braccia dei nostri padri. Fate le valigie, il grande nordde vi aspetta.