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Vigliarolo (da Stilo), Zamorano e l’antico destino dei calabresi

Vigliarolo (da Stilo), Zamorano e l’antico destino dei calabresi

mediterraneo     di PINO MACRÌ

- Che cosa curiosa che sono le associazioni di idee!

Chissà che percorsi curiosi ed indecifrabili segue la nostra mente nel crearle!

Un esempio mi è capitato proprio stamattina, nel leggere il bell'articolo di Gioacchino Criaco su Zoom Noi che studiammo al Nordde: arguto e penetrante (come sempre).

Chissà come mai, dunque, mi è saltata in testa la memoria di un episodio accaduto oltre 400 anni fa, in Spagna.

Nel 1590, per la precisione, vi operava (già da 18 anni) quello che forse è stato il più grande scienziato calabrese: Domenico Vigliarolo, da Stilo, cartografo, cosmografo e astronomo (e sacerdote).

Per capire bene di cosa sto parlando, bisogna sapere che a quel tempo la Spagna era la più grande potenza mondiale, in virtù anche del quasi monopolio delle rotte (e relativi tornaconti economici e commerciali) verso le Americhe, scoperte appena un secolo prima da Cristoforo Colombo.

Per la gestione di questi nuovi (e dalle prospettive economiche immense) itinerari era stata creata una Istituzione statale, la Casa de Contrataciòn, con sede a Siviglia.

Per farsi un'idea della sua importanza, la possiamo paragonare all'odierna NASA, attraverso cui debbono passare (quasi) tutte le ipotesi di viaggi verso i nuovi mondi.

Orbene, il Nostro, in pochi anni, si era dimostrato il più valido scienziato in grado di disegnare le carte nautiche indispensabili per raggiungere il Nuovo Mondo, e, giustamente, ambiva alla carica di Piloto Mayor, la massima raggiungibile in quella Istituzione, e la sua guida suprema.

C'era, però un problema: a contrastargli il passo c'era uno spagnolo verace, Rodrigo Zamorano, che aspirava alla medesima carica.

Il 24 settembre del 1590, accadde che Vigliarolo decise di rompere gli indugi e scrivere direttamente al Re Filippo II per denunciare gli enormi danni che lo spagnolo stava producendo alla Corona con la sua insipienza e gli fece, quindi pervenire un pesantissimo memoriale di accuse circostanziate contro Zamorano, accompagnate dalle descrizioni di numerosi errori commessi da questi nella redazione di carte con la rotta per le Americhe, con conseguenti disastri patiti in gran numero da bastimenti e relativi equipaggi.

Incredibilmente, la successiva difesa di Zamorano, del successivo 15 ottobre, non fu mirata a smentire i fatti esposti dal rivale, ma interamente tesa a porre in cattiva luce la personalità ed il carattere del sacerdote italiano e, soprattutto, a ricordare al Re che Vigliarolo era “calabrés estrangero de estos Reynos” e che “no a estudiado letra y solamente haze proffesion de hazer las dichas cartas de marear practicamente”.

Vigliarolo, cioè, aveva tre grandi difetti: il primo è che era Calabrese; quindi, che non conosceva bene lo spagnolo, e, infine, che usava metodi scientifici suoi, fuori dagli schemi ufficiali (questo il vero senso di quel practicamente, viste le profondissime conoscenze di astronomia che lo stilese vantava, essendo anche stato uno dei promotori della riforma del calendario Giuliano).

Qualche tempo dopo, per l'acuirsi di quei contrasti, Vigliarolo fu costretto a scappare dalla Spagna, ma la favola non ebbe un lieto fine: forse ritornato in Calabria (il resto della sua vita è tuttora avvolto in un profondo mistero) o a Roma, non trovò nessuna istituzione pronta a sfruttare le sue conoscenze, e Roma (e la Calabria) rimasero al palo, magari attente solo a non disturbare il padrone, e, quindi, ad aspettare pazientemente di piluccare gli avanzi che cadevano dalla tavola del Signore desinante.

Che strana cosa, le associazioni di idee!