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Metti una sera di mezza estate a Ecolandia i sognatori di AGIduemila

Metti una sera di mezza estate a Ecolandia i sognatori di AGIduemila

agiduemila   di IDA NUCERA

- Sovente in queste sere di mezz’estate vengono organizzati incontri diversi, si intrecciano allieve danzanti di scuole reggine con cenacoli di poesia, le disquisizioni dotte riguardanti la legalità, sollecitano dibattiti sulle prospettive di una città sospesa tra illusioni metropolitane e il baratro.

Ce n’è per tutti i gusti e per tutti i palati. Tra rappresentazioni altisonanti, inutili e rumorose, a volte, c’è quella che colpisce perché più in sordina, discreta, senza sponsor, anche se avrebbe bisogno di sostegno, caduto quello pubblico, per inventarsi il domani. Fragilità e precarietà generano fiducia e creatività, che non mancano ad Agiduemila, nata dal sogno di un pugno di giovani scout degli anni 60 e trasformatasi nel tempo in un luogo speciale, una “casa” che abbraccia e fa sorridere e gioire ragazzi che insieme hanno trovato quella possibilità che altrimenti la vita e la società avrebbe loro negato.

In città, tra le tante associazioni del cosiddetto terzo settore, AGIduemila si distingue per lo stile sobrio e per la mancanza di “santi protettori”. Prova tangibile è la “sfortuna” di non avere ancora una sede adeguata, come invece altri hanno avuto il “privilegio” di ottenere. Ma il Servizio al disagio giovanile, ai portatori di handicap e via discorrendo, non dovrebbe vedere tutti sullo stesso piano? In realtà, “la vera disabilità è del cuore”, cioè di chi ha concesso ad alcuni e negato ad altri, per un senso distorto dell’amicizia, della logica del do ut des, dell’affarismo delle cordate. In una parola l’ingiustizia, che ha creato, anche in questo delicato settore, figli di un dio minore.

Ma al rione Modena di Reggio, di fronte al grande Seminario, davanti ad una specie di prato di periferia che diventa per magia una prateria sterminata, c’è una fuga di stanzette di una casetta sbilenca, che si trasforma in una reggia colorata dalle mani del “gigante buono” in gamba con i pennelli. E’ lì che vivono il loro miracolo quotidiano i ragazzi di Agi. In barba a promesse e bugie. Si accontentano di poco per essere felici, ma ricevono tanto dai loro amici. Quelli veri. Che in questi anni sono andato a trovarli senza promettere nulla e poi hanno donato tutto quello che potevano. Il segreto per andare avanti? Gratuità e libertà. Inscindibili e imprescindibili.

Ad insegnarlo a tutti, volontarie e operatori, giovani speciali che restano, nonostante le difficoltà, perché innamorati del lavoro che svolgono, in quanto non basta la professionalità se non c’è umanità, è lei, Sara Bottari. Una donna che non vorrebbe comparire, che non ama i palcoscenici e i riflettori, ma per i suoi ragazzi scalerebbe e scala le montagne, e busserebbe e bussa a tutte le porte, quelle della vera amicizia, con dignità e signorilità. Così, prima dei saluti estivi, ecco inventata la serata di "beneficenza" nell’anfiteatro di Ecolandia, dal titolo: “Tutti gli amici di AGIduemila”

“Una grande amicizia ha due ingredienti”, recita il cartellone, il primo è la scoperta di ciò che ci rende simili e il secondo è il rispetto di ciò che ci rende diversi”. E’ tutto condensato in questo incipit molto espressivo. Non occorrono altre parole, né ci soffermiamo sulla marea di nomi, artisti vari, amici che, nel corso degli anni, hanno sostenuto con i loro spettacoli questo drappello di irriducibili sognatori. Quando si fa del bene per davvero non è per ricevere encomi o per essere nominati, basta dare un’occhiata su Fb per sapere.

Ciò che ha reso speciale la serata sono i ragazzi che hanno ballato, cantato ed espresso tutta la gioia di esistere insieme alle persone che amano e da cui sono amate. Come dimenticare gli occhi azzurri di una di loro mentre ballava, con grazia e passione. Nessuno prima di Giovanni, aveva liberato questa farfalla e tutte le altre, creando con la tecnica della danzability una modalità per dare corpo e volo all’anima. E le lacrime di una giovane nuova operatrice, ma già coinvolta e dispiaciuta per la separazione estiva. Sulle note della loro canzone presa in prestito dalla Mannoia, si sono congedati dal pubblico e salutati tra loro.

Questi operatori sognatori, vanno ricordati uno per uno: Clara, Francesca, Giovanni, Cristian, Francesca, Gianmatteo, Giovanna, Luisa, Chiara, Caterina e Rocco. Insieme ad un’emozione finale troppo forte da poter tacere chi l’ha suscitata. E’ stata la canzone “Malarazza” cantata dai Mattanza, anche loro fragili e poveri dell’indimenticabile Mimmo Martino. Ma lui era lì con i ragazzi di Agi, l’abbiamo visto con i loro occhi, mentre sollevava al cielo la sua stampella, a ricordare di non arrendersi mai all’ingiustizia e lottare per una realtà più umana.