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REGGIO. Caparezza infiamma piazza Castello tra arte e denuncia

REGGIO. Caparezza infiamma piazza Castello tra arte e denuncia

Caparezza Van Goghdi AURELIA ARITO -

Bastano pochi minuti per comprendere che quello di Caparezza sarà un grande spettacolo.
Piazza Castello è piena di gente. I più giovani – e tenaci – sono in fila già dal primo pomeriggio, sfidando l'afa di una calda giornata di inizio agosto per accaparrarsi i posti migliori.

Alle 21:30 si accendono le luci sul palcoscenico. Due voci narranti, computerizzate, introducono Caparezza - che arriva dentro una grande cassa di legno - come un mancato “pittore”. L'arte, infatti, è al centro dello spettacolo, un misto di teatro, video arte e musica, in cui linguaggi contemporanei si combinano ed esaltano a vicenda.

Il tour “Museica II The Exibiotion” arriva a Reggio nell'ambito della rassegna “Fatti di Musica Radio Juke Box 2015”, ideata e diretta da Ruggero Pegna.

Non c'è dubbio che Caparezza abbia confermato di essere un grande performer che monta e smonta la scena – spettacolare la scenografia ed i continui cambi d'abito – per raccontare mondi apparentemente lontanissimi ma che, ad uno sguardo attento, appaiono colmi di punti di incontro. E così l'arte, al centro dell'ultimo disco “Museica” - il sesto del riccioluto rapper pugliese - diviene pretesto per raccontare la superficialità di molti adolescenti – nel brano di esordio del live “Mica Van Gog” -, di fatti di cronaca come la burla dei tre giovani livornesi che nell'84 gettarono in mare delle false teste di Amedeo Modigliani in “Teste di Modì”. E ancora il riferimento al trittico “Tre studi di Lucian Freud” di Francis Bacon – l'opera più pagata al mondo – in “Non me lo posso permettere” per parlare di costumi sociali e crisi economica o ancora l'analisi delle parole senza senso che ci circondano in “Comunque Dada”. Ogni canzone è associata ad un artista o un'opera famosa, dai girasoli di Van Gogh all'orinatoio di Duchamp, dalla minestra in scatola Campbell di Andy Warhol alla merda d'artista di Manzoni. Ogni traccia, come una matrioska, cela al suo interno un variegato universo fatto di citazioni – come in “Cover” il cui tema sono le copertine di dischi celebri -, contentemporaneità e denuncia sociale e politica.
Caparezza intervalla ai brani dell'ultimo disco anche i suoi grandi successi, in alcuni casi rivisitati. Da “Fuori dal Tunnel” - brano che lo ha consacrato ad un pubblico di massa – a “Vengo dalla Luna”, o ancora “Vieni a ballare in Puglia” che, a ritmo di rap e pizzica salentina, diviene occasione per discutere con linguaggio “iperrealista” - per restare sul vocabolario artistico - di morti sul lavoro, abusivismo edilizio, Ilva ed ecomostri in una Puglia in cui ballare significa morire.

Dopo circa due ore si spengono le luci di un grande spettacolo, carico di energia, di un artista poliedrico e dalla grande intelligenza creativa.