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SUD. Angelo e quel pezzo della mia generazione che ha mollato

SUD. Angelo e quel pezzo della mia generazione che ha mollato

fpp   di ANNA RITA LEONARDI -

Ve lo ricordate "Ricomincio da capo" quel film del 1993 con Bill Murray? Nel film il protagonista, per uno strano scherzo del destino, era costretto a rivivere sempre lo stesso giorno. Alle 6.00 del mattino, suonava la sveglia e tutto ricominciava, senza possibilità di pensare al domani.

Ho ripensato al film prendevo il treno da Roma Termini, diretto in Calabria. Ho incontrato un caro amico che non vedevo da un paio di anni. Angelo, calabrese come me, 34 anni ed un passato nella militanza della sinistra. Ora ha una laurea in ingegneria, una vita da precario in giro per l'Italia e una coscienza politica molto forte.

"Ti seguo sempre, mi piace quello che stai facendo. Sono contento che almeno tu non abbia mollato", mi dice mentre beviamo il caffè che ci separa dal treno.

Arriva l'ora, saliamo. Sistemiamo i bagagli e continuiamo a parlare. "E tu perché non hai più proseguito nell'attività politica? Siamo cresciuti insieme. Che è successo?", gli chiedo sorpresa.

"Sai, non ho avuto la forza di continuare a lottare da solo. Ti ricordi quando a 17 anni eravamo tutti uniti, convinti che a 30 anni la società l'avremmo cambiata? Ecco, già a 24 sentivo di non avere più la forza di farlo. E non perché non ne avevo il coraggio o la volontà, ma perché attorno avevo solo indifferenza, menefreghismo ed egoismo. In pratica, io proponevo iniziative per i diritti civili, la giustizia sociale e per difendere i più disagiati ed i miei interlocutori si occupavano di criticare il loro avversario (che, a turno, era o quello di destra o quello di sinistra) per buttarlo giù e, magari, prendere il suo posto. E quando ho capito che il mio concetto di politica non era il loro sono andato via. Ho smesso. Ora faccio volontariato e mi occupo di bambini orfani".

Ha gli occhi tristi e delusi, Angelo. "E perché non sei rimasto a combattere? Perché non hai continuato, magari per fare andare via loro e restare tu?", gli chiedo.

Lui prende il quadernino dalla valigia, lo apre e mi mostra la foto del padre. "Perché papà, prima di me, ha vissuto con la stessa illusione tutta la vita. Adesso è malato, ha soltanto me. Ed io non posso più permettermi di inseguire un sogno".

Il treno ferma a Napoli. Angelo prende le sue cose e si prepara a scendere. Starà qualche giorno dagli zii, sarà la sua unica vacanza quest'anno. Ci salutiamo, ci abbracciamo ma mentre sta per scendere si ferma.

"Me lo vuoi fare un piacere?" mi dice. "Certo", rispondo io.

"Non mollare, anche tu. Un po’ della forza di chi continua arriva anche a noi".

Avrei voluto dirgli altro, spiegargli progetti ed idee, avrei voluto dirgli che doveva tornare, riprendere. Ma le parole e i suoi occhi appena appena sorridenti mi hanno bloccato in un timido "non mollerò".

Continuo il viaggio, e ripenso ad Angelo, che è rimasto il ragazzo di 17 anni che voleva cambiare il mondo. Un ragazzo che da 17 anni rivive sempre lo stesso giorno. Senza poter pensare al domani, ma con la speranza che qualcuno possa voltare pagina al suo quaderno, per far nascere un nuovo giorno nel suo calendario.