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MELICUCCÀ. Dentro il vento della memoria e della poesia

MELICUCCÀ. Dentro il vento della memoria e della poesia

Lorenzo-Calogero   di TIZIANA CALABRÒ -

C’è una certa allegria nelle strade che portano a Melicuccà, paese appoggiato sulla “Piana di Gioia Tauro”. E’ allegro il verde che cade dai lati della strada e ti inzuppa la faccia e le vesti. C’è allegria negli oliveti contorti nello sforzo di invecchiare, legati tra di loro da una danza di reti rosse a colorare la terra antica. C’è allegria nella vallata che a tratti scorgi tra il tremolio delle foglie e dei rami. Nell’incantesimo di ogni piccolo paese che appare all’improvviso.

E c’era allegria nelle due donne, che una mattina di fine agosto hanno deciso di percorrerle quelle strade per approdare nell’entroterra tirrenico. Hanno attraversato lande rigogliose e rue sperdute, spinte dal vento della memoria e della poesia.

Per una di loro, Melicuccà è Itaca, il luogo del ritorno, il luogo dell’appartenenza, del bis-nonno appassionato di letteratura, della sua gente, dei suoi canti popolari che sanno raccontare con sapienza antica la terra, i sogni, la tristezza, “lo schianto del dolore”, “il ruggito felino degli sdegni”, l’amore e ogni sentimento che fa dell’uomo un essere immenso e fragile. Melicuccà, per una di loro è soprattutto il giardino delle prozie, è una casa dalle stanze ariose dove ti senti sospeso tra campanili e acqua che scorre come i luoghi del ritorno e della memoria. Perché a Melicuccà ogni angolo, via o vicolo, risuonano di questo fluire perenne e nascosto che echeggia nella vallata. Un paese ancorato sull’acqua che scorre e scorre.

Per l’altra donna, Melicuccà è la poesia dimenticata di un uomo, Lorenzo Calogero, che quei luoghi li sapeva di un silenzio infelice, un silenzio abitato dal frinire delle cicale così prepotente da diventare paesaggio. Un poeta nato nel 1910, morto nel 1961. In mezzo una vita segnata da una sensibilità traboccante. Un poeta dimenticato in Italia, poco apprezzato in vita. Oggi, amato e tradotto in inglese da uno scrittore e intellettuale americano, residente a Parigi: John Taylor.

Come un messaggio di bellezza lanciato nello spazio e acciuffato a una lontananza siderale da un mondo altro. Così John Taylor - che grazie a questo lavoro amorevole ha vinto un premio prestigioso che lo ha portato a visitare i luoghi in cui Calogero è vissuto, immergendolo ancora di più nei colori e negli odori e negli spazi isolati della sua poetica – ha tratto un libro: “Lorenzo Calogero. An Orchid Shining in the Hand. Selected Poems 1932-1960”. Tra le sue pagine si trovano le poesie di Calogero con la traduzione in inglese e in premessa i tanti ringraziamenti a chi nei giorni del sud Italia lo ha accompagnato in questo viaggio: Nino Cannatà, Eleonora Uccellini, Giuseppe Mazzù, Daniele Castrizio, l’Associazione Culturale Anassilaos.

E infine le due donne, in questo pellegrinaggio immerso nei ricordi e nei versi poetici, sono state baciate dalla dea fortuna, che aiuta gli audaci e gli spiriti allegri, curiosi e pervicaci. Quel giorno la casa del poeta era abitata. Circostanza rarissima, perché i parenti non vivono a Melicuccà, né in Calabria. Così grazie alla gentilezza della nipote di “Zino” Calogero, sono entrate nella sua casa, nella stanza in cui componeva e in cui è morto, ascoltando aneddoti e racconti sui suoi modi gentili, sulla madre, sulla famiglia, sul paesaggio, spiegazioni sulla sua poetica.

E grazie a tutto questo ricordare e vedere e ascoltare di una Calabria colta, gentile, nascosta e dimenticata, quel giorno, “la lievità commosse le cose”, restituendo loro l’incanto perduto.