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LA STORIA. Spinelli, il medico reggino che scrisse la Dichiarazione di Helsinki

LA STORIA. Spinelli, il medico reggino che scrisse la Dichiarazione di Helsinki
 

spinelli    di DONATO MORELLI -

 A rimettere in fila i dati del suo curriculum c’è da dire che è stato presidente della Word Medical Association (WMA), l’Associazione medica mondiale, dal 1954 al 1955. Ma per Antonino Spinelli, classe 1901, nato a Reggio (per la precisione, a Catona), il prestigioso incarico di presidente mondiale dei medici non è stata la cosa più importante della sua vita. Né lo sono stati i cinque anni in Parlamento dove pure ha seguito questioni delicate e complesse della sanità italiana.

La cosa più importante (e non sufficientemente conosciuta) è invece stata l’elaborazione, scrittura e rifinitura di proprio pugno della “Dichiarazione di Helsinki”, un documento di altissimo spessore etico destinato, anche sulla scia del terrore provocato dalle sperimentazioni dei medici nazisti sui prigionieri di guerra, a fissare i punti etici e di principio invalicabili per la sperimentazione medica sugli esseri umani. Un quadro di principi, mediato sapientemente tra diverse culture e diversi orientamenti religiosi, che tantissimi anni dopo avrebbe ripreso e ricordato Papa Benedetto XVI.

A ricostruire lo spessore di Antonino Spinelli c’ha pensato magistralmente, in occasione del premio Ippocrate svoltosi a Reggio nel salone dell'Ordine dei medici stracolmo di un pubblico molto attento, che ha premiato nei giorni scorsi Spinelli nelle mani dei suoi figli, il dottore Antonio Monteleone, forse il maggiore esperto italiano nell’organizzazione dei servizi sanitari per anziani non autosufficienti. Monteleone ha esordito con un’ampia citazione Ulf Schmidt, storico di medicina a Oxford, che ricostruisce:

“Nel 1961, mentre i ricercatori medici americani proseguivano nelle loro informali discussioni circa l’etica nelle sperimentazioni cliniche, la commissione etica della World MedicalAssociation(WMA), presieduta da Hugh Clegg, editore del BritishMedical Journal (BMJ), redasse un “Progetto di Codice Etico sulla Sperimentazione Umana”, che dopo essere stato discusso nella assemblea generale WMA, fu pubblicato dal BMJ nell’ottobre 1962. Gli altri due membri del comitato di redazione del testo erano l’indiano A. P. Mittra e l’italiano Antonino Spinelli, Presidente della WMA dal 1954 al 1955, che ne aveva curato la stesura. La dichiarazione è la prima raccolta di linee-guida per la sperimentazione umana e giunge sotto la pesante ombra dei crimini nazisti perpetrati durante la guerra e portati alla luce dal processo di Norimberga”.

Era ancora nell’aria la eco terribile dei punti 2 e 3 contestati come crimini di guerra e contro l’umanità ai nazisti nel processo di Norimberga:

Il Capo d'accusa 2 riguardava Crimini di guerra:

«Gli imputati, da settembre 1939 ad aprile 1945, illegalmente, volontariamente e intenzionalmente, commisero crimini di guerra come definito dall'Art. II del Control Council Law n.10, precisamente esperimenti medici senza il consenso del paziente, su prigionieri di guerra e civili nelle zone occupate, e partecipazione allo sterminio di massa nei campi di concentramento.»

Il Capo 3 i Crimini contro l'umanità:

«Da settembre 1939 a aprile 1945 tutti gli imputati volontariamente, deliberatamente e illegalmente parteciparono, consentirono e collaborarono ai piani e agli esperimenti senza il consenso dei soggetti, civili tedeschi e di altre nazionalità, dando morte e commettendo brutalità, crudeltà, torture, atrocità e atti inumani in riferimento al capo d'accusa 2».

In quel drammatico quadro, il cattolico Spinelli (in Parlamento rappresentò la Democrazia Cristiana) si dimostrò capace di guidare una discussione destinata a fondare i principi che regolamentano la sperimentazione medica sull’uomo. Un codice ancora oggi seguito nei suoi principi fondamentali.

  Bella e fresca la testimonianza, raccolta dal dottor Monteleone da uno dei figli di Spinelli: «Ai primi di giugno 1964, non ancora sedicenne, raggiunsi i miei genitori ad Helsinki, dove si trovavano per l’assemblea della World Medical Association (WMA). Mio padre aveva raggiunto quella città con una settimana di anticipo rispetto alla data dell’assemblea, perché doveva presenziare al Comitato Etico, di cui era presidente, e perfezionare un documento importante, così mi diceva, sul quale lavorava da tempo e che doveva essere pronto per la discussione e l’eventuale approvazione in riunione plenaria.

Io alloggiavo all’ostello della gioventù e per la cena mi univo ai miei al centrale Hotel Vaakuna. Una di quelle sere, rientrando in stanza, papà era assai stanco, ma con l’aria soddisfatta raccontò a mamma l’epilogo della sua lunga giornata. Dal piglio positivo e dall’entusiasmo che traspariva da sguardo e parole rivolti a mamma Giuseppina, intuii che era avvenuto qualcosa di storico: “Sai Pina, abbiamo finito! I colleghi hanno approvato tutto il documento dopo le ultime limature che ho proposto. Mi hanno ringraziato per l’impegno e hanno detto che questo documento dovrebbe chiamarsi ‘la dichiarazione di Spinelli’. Ho ringraziato per l’apprezzamento ed ho replicato che un atto così importante non poteva essere legato al nome di una persona, ma piuttosto al luogo in cui era stato definito: ho chiesto che si chiamasse ‘Dichiarazione di Helsinki’ e tutti si son mostrati d’accordo con un applauso”.

Il Papa emerito Benedetto nel 2007 avrebbe ripetuto: «Sento infine il dovere di affermare ancora una volta che non tutto ciò che è scientificamente fattibile è anche eticamente lecito. La tecnica, quando riduce l’essere umano ad oggetto di sperimentazione, finisce per abbandonare il soggetto debole all’arbitrio del più forte…. Insieme col progredire delle nostre capacità di dominio sulla natura, gli scienziati devono anche contribuire ad aiutarci a capire in profondità la nostra responsabilità per l’uomo e per la natura a lui affidata. Su questa base è possibile sviluppare un fecondo dialogo tra credenti e non credenti; tra teologi, filosofi, giuristi e uomini di scienza, che possono offrire anche al legislatore un materiale prezioso per il vivere personale e sociale»: parole e concetti che ripropongono per intero la Dichiarazione di Helsinki.

Reggio ha fatto tutto il necessario per onorare e ricordare uno dei suoi figli più illustri? La città, nel gran mare dei suoi problemi, ha anche quello di ricostruire con equilibrio e saggezza la memoria dei suoi cittadini. E forse è arrivato il tempo per aprire anche quest’importante pagina della nostra storia.

*Nella foto la premiazione alla memoria di Antonino Spinelli, consegnata ai figli, mentre parla Pasquale "Lillo" Spinelli, primario emerito dell'Istituto nazionale tumori di Milano.