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Filosofia e Scienza osservate da Condofuri M

Filosofia e Scienza osservate da Condofuri M

SCIENZA E BELLEZZA    di GIOVANNI SCARFÒ

- "Esiste una differenza tra un mondo teorico di stronzate filosofiche e la vita vera" (Woody Allen).

Cento anni fa, 1915, venivano alla Luce due fenomeni: Frank Sinatra e la Teoria Generale della Relatività (e, nel 1916, anche la prima teorizzazione dei buchi neri da parte dello scienziato Karl Schwarzschild).

Nel 1905 Einstein l’aveva fatta “ristretta” con E= mC²: la velocità della luce è insuperabile, spazio e tempo non sono uguali per tutti, massa ed energia sono equivalenti (terrificante conferma: la bomba atomica). Nello stesso anno la Calabria diventava la cavia della “teoria delle catastrofi” (già sperimentata nel 1783) e della “teoria del caos” con “attrattori strani. Pochi esempi più o meno complicati per dire quanto anche la scienza “strana” sia molto vicina alla realtà. E che vogliamo dire dei quanti ancora più vicini?

Qualcuno potrebbe obiettare la citazione di Sinatra; ma uno che canta  I’ve Got The World On A String non va citato? Si, proprio le “string”, le cordicelle che, secondo una delle ultime teorie, si “muovono” nello spazio sotto forma energia vibrante. Lo hanno dimostrato teoricamente gli scienziati John Schwarz e Michael Green, una teoria però ancora non “osservata”, quindi più filosofica che scientifica.

 

Per Carlo Rovelli, fisico teorico, responsabile dell’Equipe de gravitè quantique del Centre de physique thèorique dell’Università di Aix-Marseille, con origini calabresi di Condofuri, autore di molti libri divulgativi sulla scienza, tra cui il best seller “Sette brevi lezioni di fisica”, è più attinente la teoria (ipotetica) dei loop. La differenza: le stringhe si muovono nello spazio, mentre i loop sono essi stessi lo spazio, i “grani di spazio” che individuano i punti di intersezione dalle “linee di Faraday quantistiche del campo gravitazionale”.

 

Chi ha ragione?

 

Rovelli ci ha dato la possibilità di comprendere, con un linguaggio divulgativo, il fascino e la differenza tra “loop” e stringhe”, percorrendo la strada scientifica che da Galileo e Newton porta a prima e dopo Eisentein, citando le sue collaborazioni con le più grandi menti scientifiche del secolo scorso.

Rovelli è approdato alla Fisica teorica dalla contestazione giovanile degli anni 60-70. La   rivoluzione politico-culturale che si prospettava teneva però in sottordine la Scienza perché vista più come tecnologia, ritenuta non consona a fornire risposte di ordine sociale perché al servizio del Potere politico-militare e di gruppi di potere con interessi privati. In poche parole della scienza occorreva anche diffidare perché, da una parte, non è filosofia o poesia, dall’altra è ”arida” e/o “astrusa”, buona solo per menti “eccentriche” e isolate dal mondo quotidiano.

 

Eppure la fisica quantistica, come affermano gli scienziati Leon M. Lederman e Christopher T. Hill, è invece molto “bella, intuitiva e sconcertante almeno quanto la poesia. Tra l’altro, per capire le sue “stranezze” non è affatto necessario conoscere la matematica”. Per esempio “Il Gatto di Schrodinger” (il paradosso quantistico del gatto contemporaneamente vivo e morto) è il titolo del libro di Philippe Forest per rappresentare la metafora della condizione umana, in termini autobiografici, conseguente alla perdita della propria figlioletta.

 

La diffidenza verso la scienza è anche la conseguenza di quella che è stata chiamata la divisione fra le “due culture”, l’umanistica e la scientifica, che ha condizionato il sistema educativo scolastico italiano e il “sistema” della classe intellettuale. Una divisione a cui dette un contributo fondamentale anche Benedetto Croce.

 

Ricordo l’emozione quando cominciai a capirne qualcosa –scrive Rovelli- Era estate, ero su una spiaggia della Calabria, a Condofuri… al tempo dell’ultimo anno di università… Ogni tanto alzavo gli occhi dal libro per guardare lo scintillio del mare: mi sembrava di vedere l’incurvarsi dello spazio e del tempo immaginato da Einstein.”

Scopre che la “realtà non è come ci appare” e che anche la cultura scientifica consente, come la cultura umanistica, di viaggiare con l’Infinito del Leopardi… “matematico”.

 

I numeri sono cultura.

 

Parlano con sotterranee affinità il linguaggio dei numeri anche discipline come l’architettura, la musica, la poesia e la letteratura.Del resto la letteratura contemporanea si è arricchita delle opere di scrittori che hanno fatto studi scientifici: Carlo Emilio Gadda, Norman Mailer, Primo Levi,  Bertrand Russell, Salvatore Quasimodo, Alexander Solzhenitsyn, Robert Musil, Friedrich Dürrenmatt. Un'intera corrente letteraria ha addirittura assunto come poetica una struttura matematica. Ad essa appartengono autori di primo piano come Raymond Queneau , Georges Perec e Italo Calvino. Nei suoi “Cahiers”, Paul Valery ha scritto: “Spero che le mie poesie abbiano la solidità di alcune pagine di algebra”.

Anche “una teoria scientifica è un’opera d’arte”, ha affermato lo scienziato indiano S. Chandrasekhar, parlando di “Verità e Bellezza”. E, come ha scritto anche Heisemberg, a proposito delle leggi della meccanica quantistica : “Ebbi l’impressione di osservare, oltre la superficie dei fenomeni atomici, un livello più interno di misteriosa Bellezza”.

 

Rovelli ha confessato che lo studio della scienza è stata un compromesso raggiunto con se stesso,   perché in realtà era più interessato alla filosofia; ma non era convinto che i problemi filosofici si potessero studiare e discutere a scuola.

Crede che molto del lavoro intellettuale o artistico nasca da un sentirsi disadattati e scrive: “io penso che la società ha bisogno anche di persone così”. Perché rispetto a chi, meritoriamente, assicura la stabilità della Società, propongono la voglia e la necessità del cambiamento contro il rischio di un Ordine imposto.