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IL LIBRO. La Calabria dolente.2 di Veltri: un racconto normale per il cambiamento

IL LIBRO. La Calabria dolente.2 di Veltri: un racconto normale per il cambiamento

veltri   di LUIGI GULLA’

- La necessita’ di una nuova, grande discussione collettiva sulle sorti della Calabria e’ quello che emerge al termine della lettura del nuovo libro di Filippo Veltri (‘’La Calabria dolente 2.0’’) che Città del Sole ha mandato in distribuzione in questi giorni a cavallo tra Natale e Capodanno.

In queste pagine sul progredire della Calabria dolorosa e dolente di quest’ultimo decennio si avverte, infatti, il bisogno di una discussione finalmente seria e da più parti del resto se ne coglie la richiesta, dopo le ubriacature che hanno segnato il populismo più o meno democratico, che tanto danno hanno in verità prodotto e stanno producendo a tutto il Paese, e al Mezzogiorno in modo particolare.

Soprattutto a sinistra cresce il sentimento che senza la partecipazione semplicemente non esiste l’idea stessa, la concezione di sinistra. Cancellando l’orizzonte ideale non soltanto si e’ persa la ragion d’essere di un partito ma si e’ tagliato quel grumo di vissuto, quella storia collettiva fatta da un’infinita’ di microstorie che alla fine ha liquidato – come ha ben scritto Paolo Franchi nei mesi scorsi - la capacità di stabilire un nesso tra passato, tra presente e futuro, senza il quale l’agire politico si snoda istante dopo istante, annuncio dopo annuncio, improvvisazione dopo improvvisazione.

In Calabria (come del resto in tutto il Paese) l’apertura di una nuova stagione politica dettata dai tempi e dalle modalità del renzismo non può cozzare con quel bisogno di allargamento della discussione politica e, di conseguenza, dell’agire quotidiano che diventa poi agire collettivo come unico rimedio all’abbandono delle residue speranze di cambiamento.

La situazione economica, sociale, istituzionale di tutto il Sud non lascia ben sperare in mutamenti repentini o, più o meno, rapidi ma quel che più lascia preoccupati (se non sgomenti) e’ il restringimento progressivo di quell’agire collettivo, di quel pensare collettivo e in grande come fase imprescindibile dell’allargamento della democrazia e della partecipazione.

In Calabria viviamo questa lunghissima stagione di transizione che sembra non avere mai fine; assistiamo spesso inerti al ripetersi di situazioni e di atteggiamenti del tutto identici pur se sono mutati gli attori in campo, pur se sono diametralmente diversi i protagonisti delle varie stagioni politiche e istituzionali, pur se le alleanze politiche che si alternano al governo della cosa pubblica sono di segno opposto. Si genera confusione e disfattismo, preoccupazione mista a qualunquismo, rassegnazione e ribellismo vociante.

Sembra che tutto non possa mai essere davvero modificato, e invece dal libro di Veltri emerge che ci siano ancora gli spazi per quell’atteso cambiamento, per far sì che trovi un inveramento nella vita di tutti i giorni dei cittadini e degli abitanti di questa terra, che meritano di essere raccontati per quello che sono, di essere trattati per quello che sono per davvero, senza infatuazioni e senza dannazioni, con spirito critico ma non distruttivo, fuori dai facili luoghi comuni e dalle generalizzazioni di comodo.

Lo sforzo delle narrazioni di Veltri e’ quello di continuare nel solco del racconto normale della Calabria come unica condizione per aiutare quei processi nuovi che prima o poi anche da queste latitudini troveranno accoglienza e patria. E nella speranza che su questo lavorino davvero tutti, politici e società, senza alibi e sconti per nessuno ma anche senza ricerche di primogeniture, facili accomodamenti o,peggio, scorciatoie trasversali e confuse pur di sopravvivere. La Calabria ha bisogno di vivere e non di sopravvivere.