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REGGIO. L'arte in scena al Miramare

REGGIO. L'arte in scena al Miramare

Officine Miramaredi AURELIA ARITO -

La bellezza salverà il mondo. Ma ci riuscirà anche a Reggio Calabria?
Sembrano crederci ancora i fautori del progetto artistico “Officine Miramare”, cellule di resistenza in una città che lascia spesso ai margini - non offrendo spazi - l'arte, specie se contemporanea. Arte che esce dai musei e dalle gallerie per essere inglobata – ed inglobare in una interessante dialettica – da un «contenitore onnivoro», quel Grande Albergo Miramare restituito alla cittadinanza, a cura dell'associazione culturale “Ulysses” e “Techne Contemporary Art”, dopo oltre 11 anni di chiusura ed abbandono. 

“Questa casa non è un albergo”, ma un luogo accogliente, intimo, le cui pareti trasudano memorie e scambi – passati, presenti ed in divenire -, arricchito da un progetto culturale che dialoga con il territorio ma che si apre all'esterno, accogliendo le voci di artisti nazionali ed internazionali. “Questa casa non è un albergo” è il titolo di una mostra collettiva curata da Giuseppe Capparelli e di un intervento culturale significativo. Della mostra si occupano le “Officine Miramare” e “Techne Contemporary Art”, con la collaborazione di “The format gallery” di Milano e con la sponsorizzazione di “Contemporary Reload di Guido Cabib”. Novanta giorni in cui si scandiranno arrivi di nuovi artisti, e diversi linguaggi, e si tratteranno temi relativi ai sistemi e ai modi e luoghi dell’arte. Un attestato di stima nei confronti degli organizzatori della mostra, che non ha inciso sulle casse comunali, che ha visto collezionisti, gallerie e artisti nazionali ed internazionali – da Mustafa Sabbagh a Gerald Bruneau, da Francesco Scialò a Ninni Donato – offrire in prestito gratuito le opere per l'esposizione reggina.

Ad un mese dall'apertura della mostra, con un bilancio positivo in termini di visite, non si può non rilevare che si tratti di uno dei progetti, di carattere internazionale, più interessanti e ricchi realizzati in Calabria. Lo definisce un «punto zero» per la città l'artista reggina Angela Pellicanò, della “Techne Contemporary Art”, un momento di non ritorno per il dibattito artistico e culturale dopo il quale la città dovrà interrogarsi sul suo futuro, sulla direzione da prendere in campo culturale. «Quando questa esperienza terminerà – spiega la Pellicanò – la collettività, con onestà, sarà chiamata a fare un sunto di ciò che è stato, di ciò che è rimasto ed è stato assorbito. Ma mi chiedo anche se questa città possa cancellare quello che è successo al Miramare, come se non fosse accaduto niente». E invece quello che stato compito è un cambio di passo, lontani dall'idea delle mostre-pacchetto, talvolta calate dall'alto, - si pensi a numerosi interventi compiuti in città a “Villa Zerbi” - con “Questa casa non è un albergo” si è inteso dialogare con lo spazio espositivo e contestualizzare i linguaggi artistici in un progetto organico. Non una mostra in senso comune, ma – come scrive Giuseppe Carapelli – un modo per «ripensare nuovamente lo spazio e il tempo a venire, per una nuova identità, non solo del luogo ma dell’intera collettività». A maggior ragione se si tratta di un luogo, il Miramare, profondamente ancorato all'immaginario reggino.

In seguito ad una “Manifestazione d'interesse per acquisire progetti ai fini aggregativi e culturali” gli spazi siti al pianterreno del “Miramare” sono stati regolarmente concessi, a titolo temporaneo per novanta giorni - in attesa di restituire la struttura alla naturale destinazione d'uso, quella alberghiera -, all'associazione culturale “Ulysses” (capofila) che, in Ats con “Techne Contemporary Art”, ha presentato il progetto “Officine Miramare” e sostenuto le spese di messa a norma della struttura, dall'impianto elettrico ai servizi igienici per disabili, alle spese di pulizia e manutenzione ordinaria. Un progetto aperto al territorio, alle associazioni e alle scuole, che nell'arco di tre mesi prevede di ospitare numerose iniziative, come spiega Marisa Cagliostro dell'associazione “Ulysses”.

Il tenore discreto della serata di sabato 16 gennaio, con l'organizzazione di un aperitivo e dell'apertura straordinaria della mostra sino alle 22.00, avrà probabilmente placato le furiose paure dei giorni scorsi - espresse dall'opposizione in consiglio comunale – su un impoverimento del Miramare, diventato “una discoteca dove si consuma e si balla”. Quello di sabato è stato, a ben vedere, un momento di convivialità discreto, accompagnato da musica dal vivo e da una selezione musicale, al quale hanno partecipato in numerosi e di età varie. Niente musica da discoteca, niente balli, o selezione all'ingresso e drink card, ma un incontro pubblico ad un mese dall'inizio delle attività che coincide con l'apertura della bouvette delle “Officine Miramare” nello stesso spazio dell'antico caffè dell'ex Grande Albergo Miramare. Lo conferma Marisa Cagliostro «abbiamo firmato una convenzione – spiega – nella quale caffetteria è compresa. Tutti i musei, associazioni culturali, circoli e teatri hanno una bouvette, un luogo di incontro e anche di svago. Noi abbiamo pensato di arredarla sullo stile dell'epoca, con sedie thonet usate, e riportarla a ciò che era prima».
Sino a questo momento è stato possibile visitare la mostra gratuitamente, ma a causa dei crescenti costi di gestione si è pensato di inserire un piccolo contributo, di minimo due euro, all'ingresso, «non un biglietto vero e proprio – precisa la Cagliostro -, che ci certo costerebbe di più» o la possibilità di tesserarsi all'associazione e visitare la mostra per i restanti due mesi di iniziative.

“Questa casa non è un albergo” è un'esperienza meritevole che – come sottolineato dagli organizzatori - ha richiesto un dispendio di forze, economiche e fisiche, significativo, di cui tutta la città di Reggio potrà beneficiare. Cittadini, oltre che addetti ai lavori dotati di professionalità specifiche, a cui tutti dovrebbero riconoscere il merito di aver stimolato un dibattito culturale vivace per resistere alla rassegnazione di un destino ineluttabile a cui spesso la Calabria viene condannata.

Officine Miramare

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