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REGGIO. Groppi d'amore nella scuraglia in scena a SpazioTeatro

REGGIO. Groppi d'amore nella scuraglia in scena a SpazioTeatro

Groppi d'amore nella scuraglia - Foto M.C.di AURELIA ARITO -

Sono “groppi d'amore nella scuraglia” quelli che travolgono Scatorchio, personaggio straordinario in bilico tra l'uomo e la maschera, che trasformano la parola – inventata – in musicale poesia che racconta, nelle pieghe della sua grammatica, dell'attaccamento alla propria terra, del proprio personale rapporto col divino e del proprio turbinio d'amore in un mondo alla rovina.

Sul palcoscenico di SpazioTeatro, nella “scuraglia” della sala, si accendono le luci dello spettacolo “Groppi d'amore nella scuraglia”, tratto dall’omonimo testo del romanziere, drammaturgo e poeta veneziano Tiziano Scarpa, scritto in un idioma inventato che attinge alle sonorità dei dialetti centro-meridionali, e magistralmente interpretato da Silvio Barbiero, vincitore del premio miglior attore al “Roma Fringe Festival 2014”.
Mediante il linguaggio poetico di Scarpa va in scena il percorso di rinascita e redenzione di Scatorchio che, per riconquistare Sirocchia, donna amata carnalmente nella «notte nottuosa» e mentalmente nell'«immaginata» - quasi fosse assente –, e per fare un dispetto al suo rivale in amore, Cicerchio, convince i suoi concittadini a trasformare il paese in discarica in cambio di un ripetitore televisivo. Ma Sirocchia, che non accetta di essere amata al buio, come un fantasma nella mente di Scatorchio, lo abbandona condannandolo al peso di un «doglio d’ammure» che sembra non avere via d'uscita.
Inizia così un viaggio interiore, un percorso di rinascita tra mille peripezie, del protagonista in un paese ormai morto, abbandonato da tutti per il tanfo ed il «putro della monnezza»; solo e unico superstite, e custode, di una cattedrale di rifiuti. A salvarlo, in un finale aperto, Pruscilla, figura femminile – reale o immaginata – avvolta in uno scafandro.

L'interpretazione di Barbiero è travolgente, come se il testo fosse un abito cucito su misura sulle capacità attoriali. Un'interpretazione istrionica e spiccatamente fisica, che restituisce la forza della poetica ingenuità di Scatorchio e che, nella gestualità marcatamente espressiva, richiama le maschere della commedia dell'arte. «Quando ho letto per la prima volta il testo – spiega l'attore – ho compreso il concetto di vocazione. Ho subito sentito di voler interpretare lo spettacolo».

“Groppi d'amore nella scuraglia” è il secondo appuntamento di “La casa dei racconti”, la rassegna teatrale di SpazioTeatro che quest'anno si arricchisce di un altro linguaggio, la fotografia. Nell'ambito di "Linee d’Entrata – esposizioni fotografiche in parallelo", è stata inaugurata venerdì l'esposizione fotografica “Anime Salve” del fotoreporter Marco Costantino. Il riferimento è all'ultimo disco di Fabrizio De Andrè che nella sua “Smisurata Preghiera” pare fornire una traccia al racconto fotografico di Costantino che ha immortalato, negli ultimi tre anni, i migliaia di migranti, uomini, donne e bambini, che sbarcano sulle nostre coste, persone in fuga in cerca di futuro. Anime salve in terra e in mare.

Groppi d'amore nella scuraglia - Foto M.C.

"Anime salve" di Marco Costantino

"Anime salve" di Marco Costantino