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IL FILM. La Corrispondenza

IL FILM. La Corrispondenza

  La-Corrispondenza-Tornatore  di TIZIANA CALABRÒ

- La sala scelta dal gestore del cinema cittadino ha le poltrone di un rosa intenso. Appena entri ti assale con la sua cromia invadente. Per arrivarci entri in un ascensore che scende e scende. Si aprono le porte e sembra di essere nei sotterranei segreti del cinematografo. Una bella metafora per un film che da alcuni è stato ritenuto stucchevole e da altri profondo come i pensieri più intimi e indicibili.

Per non sbagliare ho portato un’abbondante scorta di fazzoletti dentro una scatola quadrata blue, il colore della malinconia. Le luci si spengono, il rosa scompare, arrivano le immagini di quell’immensa e sublime magia che è il cinematografo. Il film si intitola “La Corrispondenza”, l’undicesimo film di Giuseppe Tornatore.

La storia ruota attorno ai due protagonisti, due amanti. Inizia dentro la stanza di un albergo, luogo di incontri fugaci e segreti. Un uomo dalla bellezza matura e una giovane donna si stanno salutando dentro parole cariche di presagi e del sentimento di chi vorrebbe fermare gli attimi. Lui è un professore di astrofisica, ha una famiglia e una vita consolidata. Lei è una ragazza, una studentessa, studia l’universo e le sue leggi, per vivere fa la stuntman e ha dentro di sé dolori irrisolti.

Gli amanti colmano la distanza nello spazio e nel tempo attraverso chat, sms, video. O almeno si illudono di riuscirci. Lei porta la consapevolezza dell’amato come il peso di un bambino addormentato su una spalla dentro il cellulare perennemente acceso e un pc portatile malfunzionante. A segnare la storia e questo amore è un’improvvisa deviazione della vita che nega ai due amanti la possibilità di incontrarsi ancora, di essere presenza, corpo e sguardo oltre che parole. Lui scompare, ma i suoi messaggi attraverso la rete continuano ad arrivare, incessanti. Un esserci nell’assenza, dentro formule matematiche e algoritmi.

Il film ad alcuni non piace e infastidisce. Ad altri invece rimesta l’anima ed emoziona. Forse dipende da quello che ognuno si porta dentro, comprese le proprie strutture culturali. Forse dipende dall’urgenza interiore di attingere alla scatola blue di fazzoletti o al contrario di ascoltare i recessi più cinici che ci fanno sorridere beffardi dinanzi a certi dialoghi e trovate cinematografiche, dinanzi a una storia fuori dagli schemi.

Chi non è un esperto di cinema ha la fortuna di potersi lasciare andare dentro un flusso di pensieri ed emozioni.

Perché il film esplora i sentimenti umani e ciò che è insondabile come la vita, la morte, l’amore, il silenzio che è dentro di noi e l’infinito fuori che a guardarlo ti perdi. Perché questo è un film sull’assenza e su quella “corrispondenza di amorosi sensi” che cerca di colmarla, creando la consolazione della vicinanza. Come la visione delle stelle esplose a distanze siderali, che crediamo essere lì in un punto visibile del cielo che puntiamo e invece è solo l’illusione della luce che ha viaggiato nel tempo e nello spazio, regalandoci la proiezione di ciò che non è più.

E’ soprattutto un film d’amore e devozione, forti e potenti come e più della morte. Un amore così struggente che attorno a questo sentimento insondabile “che fa tremar le vene e i polsi” ruota un microcosmo di umanità. Un meccanismo ingegnato dall’amato in soccorso di questa storia che è il nucleo centrale del racconto. Un piccolo universo, come le stelle delle galassie che girano in moto perpetuo, commosse dal mistero che le attrae.

E’ un film che non lascia risposte. L’arte racconta la vita senza avere la pretesa di spiegarla, capirla o giudicarla. E’ un film dell’anima. Nei pensieri e nel cuore rimane quel senso di sperdimento incomprensibile e impossibile da possedere, che si prova guardando gli occhi dell’amato altro da sé e per questo misterioso o quando si contempla l’orizzonte. Lo stesso che la protagonista vede dall’isola di “Borgo Ventoso”, con i suoi “interminati spazi” e la “profondissima quiete”, e ti giunge improvvisa l’eco dell’infinito “ove per poco il cor non si spaura”.