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IL LIBRO. Quando Gesù impedì a Pilato di salvargli la vita

IL LIBRO. Quando Gesù impedì a Pilato di salvargli la vita

gesu-crocifisso   di ALDO VARANO

- Zoomsud pubblica articoli sulla Calabria, il Mezzogiorno, i Sud del mondo. Ma questa volta rompiamo il patto coi nostri lettori per segnalare un libro straordinario destinato, è il parere di chi scrive, ad avere nel tempo un peso significativo.

Pubblicato da pochissimi giorni da Einaudi (ma la prima edizione è già finita) “Ponzio Pilato, un enigma tra storia e memoria” viene firmato da Aldo Schiavone, il più famoso antichista italiano, conoscitore di storia e diritto romani come pochi, e non solo tra gli studiosi italiani.

Di Ponzio Pilato si conoscono quasi soltanto le poche ore che si conclusero con il calvario di Gesù. Eventi che si snodano tra l’Ultima cena e la Crocifissione. Una manciata di tempo e di spazio che ha segnato la storia millenaria di una parte grande del mondo e continua a pesare sulle nostre vite e lo svolgersi del nostro presente storico.

ppDi quelle vicende, è già stato autorevolmente notato, tutti sappiamo tutto da sempre. Chiunque può ripercorrerle su su fino al Golgota. Dal tradimento, all’irruzione dei soldati romani, all’arresto; dalle torture, agli interrogatori, alla flagellazione. E sappiamo di Barabba e del popolo ebreo che indica Cristo urlando “Crocifiggilo”. Niente suspense o colpi di scena: si sa anche come andò a finire.

Ma leggendo Schiavone è netta la sensazione di entrare in una pagina, documentatissima e sconosciuta, inedita e inimmaginata. I personaggi, nomi a parte, sono irriconoscibili. La trama è priva di contatti con le nostre antiche certezze.

Pilato non è più il prefetto-burocrate mediocre e incapace che di fronte allo stallo durante il processo a Gesù (che in realtà non ci fu mai con buona pace di Kelsen che lo giudicò sulla base di un passo del Vangelo secondo Schiavone semplicemente inesistente!) se ne lava le mani, gesto mai compiuto secondo fonti e valutazioni di alta credibilità contenute nel volume.

Il Pilato di Schiavone ricostruito seguendo una rigorosa documentazione, la lettura critica delle sovrapposizioni più o meno interessate sulle fonti originarie, i Vangeli - soprattutto Giovanni che più ampiamente e lucidamente scrisse di quelle ore rispetto Marco, Matteo e Luca -, è un prefetto romano netto e determinato. E’ un Pilato che dopo aver fatto arrestare Gesù, quando lo inetrroga (anzi, gli parla e ci dialoga), lo scopre innocente rispetto alle accuse lanciate dai notabili del sinedrio e dai sacerdoti del Tempio guidati da Anna e Caifa, punta alta dell’aristocrazia sadducea. Né è vero che Pilato perde lo scontro coi capi ebrei o rinuncia a farlo o soccombe.

C’imbattiamo in un Pilato che con convinzione combatte su due fronti: quello dei capi religiosi di Gerusalemme, che vogliono a tutti i costi la morte di Gesù che avvertono come pericolo mortale per il loro potere; e l’atteggiamento di Cristo, che non fa nulla per avere salva la vita e si muove come inseguendo l’epilogo tragico della predizione del Padre, cioè la morte del Figlio.

Al culmine il confronto tra Gesù e Pilato si trasforma in quello solenne e drammatico tra Dio e Cesare. Ma proprio perché Gesù è il Figlio, ma nella stessa persona del Padre, Cristo spezza l’unità assoluta del monoteismo ebraico, la piattaforma identitaria ed escludente del “popolo eletto” che legittima l’unità organica tra potere religioso e potere politico su cui si fonda il dominio dei sacerdoti del Tempio, dei notabili del sinedrio, delle potenti famiglie sadducee. Sono loro a volere la morte di Gesù perché hanno capito la pericolosità eversiva della predicazione di Cristo rispetto al loro potere. E che quella predicazione sia dirompente rispetto al quadro della religiosità ebraica è intuizione giusta dei sacerdoti del Tempio perché la rottura dell’unità se da un lato cancella il privilegio del “popolo eletto” dall’altro trasforma l’ebraismo escludente in una religione universale che sarà la storia complessa del cristianesimo. (Schiavone, tra l’altro, e senza proporselo, destruttura fino alla radice del punto zero il deicidio: davanti al palazzo di Erode, dov’è ospitato Pilato, non c’è il popolo ebraico, ma solo un pugno di notabili del sinedrio coi loro servi e schiavi, con in più qualche prezzolato, a urlare “crocifiggilo!”).

Pilato comunque cede? Decisamente no. Dapprima tenta lo scambio di Gesù con Barabba, non un volgare ladrone, ma un rivoltoso (forse militante del gruppo degli zeloti; ma su Barabba, come del resto su Giuda non c'è certezza di documentazione storica e potrebbero essere personaggi inventati dalla tradizione) che odia i sacerdoti del Tempio che reggono il sacco al potere romano. La proposta con stupore di Pilato viene bocciata. La predicazione di Gesù è più pericolosa della violenza zelota! Il Prefetto tenta di cambiare la richiesta di morte con la flagellazione. Ma il gruppetto di notabili e clienti continua a chiedere il sangue di Cristo.

C’è un ultimo drammatico colloquio tra Gesù e Pilato sempre più turbato e quasi disarmato, lui il rappresentante del maggiore potere esistente al mondo, di fronte al carisma di Cristo. Lì Pilato raggiunge la conferma del più sconvolgente dei suoi sospetti, che lo avvolgono in un grumo misterioso di inquietudini e turbamenti: Gesù non vuole sottrarsi alla morte.

Sono le pagine in cui lo sforzo dello storico e dello studioso acquistano un’alta densità letteraria: “Pilato prese atto – senza alcuna possibilità di dubbio – di quale fosse la meta dove il suo inquisito voleva arrivare. Capì – prosegue Schiavone - che Gesù non era stoicamente superiore a quanto poteva capitargli. Che la sua non era indifferenza di fronte alla fine, ma che vedeva invece con lucida passione la morte sulla croce come l’unico esito possibile della sua predicazione, l’ultimo cruciale atto della sua esistenza terrena, e non voleva a nessun prezzo sottrarvisi. Pilato dovette nebulosamente avvertire tanta fermezza come una potenza ignota e misteriosa (“di dove sei?”) che si stava dispiegando di fronte a lui, come un segno luminoso che non riusciva a interpretare fino in fondo, ma a cui non era possibile sfuggire, e decise infine di accogliere l’inspiegabile volontà di chi gli stava innanzi. E morte dunque sarebbe stata”.

ALDO SCHIAVONE, Ponzio Pilato, un enigma tra storia e memoria, Einaudi, gennaio 2016, 22 euro.