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REGGIO. Presentato il docufilm 'Gramsci 44' di Emiliano Barbucci

REGGIO. Presentato il docufilm 'Gramsci 44' di Emiliano Barbucci

Presentazione "Gramsci 44" - Foto M.C. di AURELIA ARITO -

Quarantaquattro sono i giorni che Antonio Gramsci ha trascorso ad Ustica. Dal 7 dicembre 1926 al 20 gennaio del 1927. Confinato politico nell'isola a nord di Palermo, rinchiuso dal regime fascista per imprigionarne pensiero e libertà. Isolamento ed emarginazione che non scalfirono la forza dell'intellettuale e parlamentare italiano, tanto da fondare, insieme ad Amadeo Bordiga, una scuola clandestina aperta ai confinati politici, e a tutti gli ustichesi, per combattere l'abbrutimento culturale, arginare l'analfabetismo e per un riscatto sociale collettivo.

Questo il cuore del racconto del docufilm “Gramsci 44”, opera prima del regista reggino Emiliano Barbucci, scritto da Emanuele Milasi e prodotto dalla “Ram Film”. Dopo l'anteprima a Palermo a fine gennaio, la distribuzione del film partirà da Reggio Calabria, con una presentazione aperta al pubblico il 18 febbraio presso il “Multisala Lumière”, a cui seguiranno delle matinée per le scuole.
Il docufilm è stato presentato ieri, presso la Pinacoteca civica, dal regista e dallo sceneggiatore, alla presenza del sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà e del presidente del consiglio comunale, Demetrio Delfino.

«Partiamo da Reggio perché è la nostra città – esordisce Emiliano Barbucci -. Abbiamo raccontato i 44 giorni di confino di Gramsci ad Ustica, anche se sarebbe dovuto restare per 5 anni, dove dopo solo una settimana ha creato una scuola in cui era sia alunno che insegnante. Ustica – prosegue – era considerato un luogo di emarginazione sociale. Nel film sottolineiamo come la scuola sia uno strumento di rivoluzione e riscatto sociale».
A vestire i panni dell'intellettuale comunista, Peppino Mazzotta. “Gramsci 44”, che si fregia della direzione della fotografia di Daniele Ciprì, combina fonti scritte – in primis le lettere ed i diari di Gramsci – a fonti orali ed elementi di finzione. «Della scuola fondata da Gramsci – racconta Emanuele Milasi - molti hanno ancora ricordo oggi. Ecco perché abbiamo deciso di intervistare gli ustichesi. Oltre al grande lavoro di ricostruzione, durato due anni, abbiamo sentito l'esigenza di creare anche elementi di finzione».

La definisce «un'opera di estremo interesse», Demetrio Delfino, «frutto del lavoro di eccellenze reggine che – prosegue – dobbiamo valorizzare». E aggiunge «è poi importante il messaggio del docufilm sul valore della scuola e dello studio. La mente deve funzionare affinché non si faccia sopraffare da un pensiero unico». Per il sindaco Falcomatà quello legato ad Antonio Gramsci, la cui figura andrebbe trasmessa alle nuove generazioni, è un «messaggio rivoluzionario, di straordinaria convinzione e concretezza» necessario per costruire una società «che sia inclusiva, in cui il confronto tra posizioni differenti – conclude - sia occasione di crescita e non di scontro».