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La regista calabrese che commuove il festival di Berlino

La regista calabrese che commuove il festival di Berlino

sophia   di MARIADORA VARANO

- Negli stessi giorni in cui la politica italiana si spacca sulla questione gay e il Parlamento va in escandescenza per l'approvazione del decreto Cirinnà sulle unioni civili, una giovane regista reggina, Sophia Luvarà, commuove il sessantaseiesimo Festival Internazionale di Berlino con il suo docufilm Inside the China Closet, sulla delicata questione degli omosessuali in Cina.

Selezionato insieme ad altri cinquanta film su tremila, il documentario ha partecipato alla sezione “Panorama” del Festival, che domenica scorsa ha chiuso i battenti nella capitale tedesca.

brlnAttraverso la lente discreta di Sophia, scopriamo il mondo nascosto di due giovani cinesi, un gay e una lesbica, costretti a fare i conti con i condizionamenti familiari e sociali che impongono loro non solo di celare la propria reale identità sessuale attraverso un finto matrimonio, ma anche di mettere al mondo un “erede”. Anche a costo di acquistarlo sul mercato illegale delle nascite.

 

Sophia Luvarà mette a nudo le contraddizioni di un Paese dove, fino a soli quindici anni fa, l'omosessualità era reato. Poi, malattia psichiatrica. Infine, semplicemente, vergogna. Ne viene fuori un insolito spaccato sulla Cina contemporanea, attraversata dalle tensioni del mondo globale e dalla richiesta di modernità delle generazioni più giovani, indotte a evocare il (falso) mito di un Occidente libero e progressista (“i nostri genitori – si lascia scappare la protagonista – non sono aperti come quelli occidentali”).

ITCCUna Cina lanciata sulla scena delle maggiori potenze economiche, e tuttavia ancora pervasa di tradizionalismo. Un luogo dove l'individuo è costretto a scegliere tra la protezione della comunità di appartenenza e della famiglia da una parte, e il diritto a vivere pienamente la propria affettività e sessualità dall'altra. Un dilemma che si sconta nella falsità dell'apparenza: si consumano, così, matrimoni di comodo tra gay e lesbiche, si affittano uteri all'estero o si comprano “bambini di nessuno” per soddisfare i desideri di “normalità” delle famiglie d'origine. Un docufilm che ci interroga con tempismo sull'impatto che il pregiudizio e le costrizioni sociali esercitano sulla felicità e sull'amore.

È vero, la Cina è lontana. Ma, sembra suggerirci il film, non così tanto da non capire che nell'era globale nulla è davvero lontano e che, in Cina come in qualsiasi altro posto del mondo, un bambino “voluto” e adottato da una famiglia gay crescerà più “normale” di un coetaneo voluto da una convenzione sociale.

ANDY phoneSophia Luvarà esordisce, così, sulla scena internazionale con una prima opera toccante e complessa. Ma nei suoi pensieri di regista non sono mancate vicende che hanno toccato da vicino la Calabria: nel 2011 ha girato The Great Mafia Orange Squeeze, cruda narrazione delle condizioni di vita di un gruppo di raccoglitori d'arance africani a Rosarno. Su Inside the China Closet ci dice: “Spero che il film possa presto essere proiettato in Italia. Chi sa, magari si potrà organizzare una proiezione proprio a Reggio". Ce lo auguriamo.