Direttore: Aldo Varano    

Gerace libro aperto e “Chiudi e vai” di Calabrò

Gerace libro aperto e “Chiudi e vai” di Calabrò
 gerace libro aperto
Gerace è una perla nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, un affascinante borgo medievale che val la pena visitare almeno una volta nella vita.

Nei giorni scorsi ci sono stata per assistere alla V edizione della Rassegna di Editoria Calabrese “Gerace libro aperto”. Tema della rassegna: il contagio, inteso nei suoi molti significati, intriso delle sue molteplici sfaccettature.

All’interno della rassegna, la presentazione del libro “Chiudi e vai! Viaggi calabresi di un capotreno esistenziale”, di Antonio Calabrò.

In origine l’incontro doveva svolgersi all’aperto, nella piazza del Duomo, ma Giove Pluvio ha deciso per noi e ci ha spediti tutti nella sala del Museo Civico. La stanza è comoda e accogliente, rustica, con le finestre antiche piccole, una dimora medievale.

Daniela Mazzeo ha dato il via con un’ampia presentazione. Composta, fluida, precisa e professionale, ci ha fatto vivere e rivivere “Chiudi e vai!” stuzzicando l’attenzione di chi non l’ha letto e stimolando la riflessione di chi l’ha letto, ricordandoci con qualche estratto le varie recensioni che il libro ha avuto, critiche di persone attendibili che convergono verso un’idea comune: il libro è uno spaccato della società calabrese e della società tutta, dell’umanità vera, di quella sana e di quella malata, di quella di casa e di quella di strada.

Non sono una critica letteraria né un intellettuale carismatico, sono una semplice lettrice appassionata e “Chiudi e vai!” l’ho letto, due volte. Vi ho trovato tutta la tragicommedia della vita, disegnata con spedita malinconia e con un sorriso affettuoso, ma mai accondiscendente.

Dietro il tavolo dei relatori c’era anche l’editore Salvatore Bellantone, Disoblìo Edizioni, schietto e sereno come sempre, s’è divertito ad interrogare Calabrò sul senso delle vite dei suoi personaggi, specchio di molte esistenze, sulla metafora della follia di altri, specchio delle nostre stesse follie, sulla potenza del contagio. La vita contagiata da altra vita, contaminata dal virus della passione, della follia, del disadattamento, dal batterio del sogno e dell’idea, dallo streptococco della povertà.

La discussione a tre dietro la scrivania del Museo Civico di Gerace è diventata intensa e densa, trasportata dall’anima del libro. I conduttori infilano una domanda dietro l’altra conferendo un crescendo di significati, di armonia, di compassione e anche di sdegno. Come in “Chiudi e vai!, come nella vita stessa, come nei nostri sogni. E come in questo viaggio su binari che hanno la stessa direzione ma non si conoscono.

Enzo è provvisorio. Come tutti. Solo che lui lo sa.”

Dopo Calabrò è stata la volta di un altro libro, scritto da un magistrato famoso. Dobbiamo liberare la sala. Dobbiamo applaudire e andarcene.  

Prima di tornare a casa, una breve puntatina alla bergamotteria del paese, compro l’essenza di bergamotto e una copia del libro di Antonio da regalare a mia sorella. Io quasi quasi, quando arrivo a casa, gli dò un’altra sbirciatina. Devo rileggermi “Dicembre”. Ogni volta che lo leggo spero di carpirne il segreto. Ma non ci riesco.