Direttore: Aldo Varano    

IL GIOCATTOLAIO

IL GIOCATTOLAIO

giocattoleria

Il negozio di giocattoli era il luogo più bello della città. Anzi no, di tutto il mondo e dell’universo, più dei pianeti, più delle stelle. Il negozio di giocattoli era sempre lì, con le sue vetrine piene e colorate, con le sue promesse di felicità e sogni per bambini affamati di fantasie cui dare una forma. Entrarci era una gioia e una nostalgia, per tutto quello che avresti voluto e che non avresti potuto avere. Era un esercizio di attese e promesse e di scelte. Quale tra i tanti? Solo uno. Il negozio di giocattoli era il giorno del compleanno e la notte di Natale da scartare. Ogni giocattolo acquistato aveva un peso e una consistenza che durava nel tempo. Era quello, era proprio quello ed era finalmente tuo. Era insostituibile, parte di una famiglia di pochi ma buoni, perché aspettati, voluti, desiderati.

Il negozio di giocattoli era un bancone lungo ed era due coniugi, sempre gentili, sempre sorridenti. Le pareti erano scaffali colorati e vivi di scatole e bambole e occhi e mani e gambe cicciottelle. Vivi di palloni, biglie, case e camper in miniatura, macchinine, pupazzi morbidi. Tutti lì a un passo da te che guardavano distanti il cuore innamorato e bramoso dei piccoli potenziali acquirenti. Nel retro, visibile a tutti, c’era un soppalco e sopra il soppalco alcuni bambini che giocavano seduti con tutto quello che il negozio poteva offrire loro. I figli fortunati dei coniugi giocattolai. E il Paradiso doveva essere proprio quello: un soppalco su cui stare, senza l’urgenza del tempo e un mare di giocattoli in attesa di soddisfare le tue voglie innocenti. 

Con gli anni che scorrevano veloci, il negozio di giocattoli dolcemente ha iniziato a perdere la magia, diventando il luogo della nostalgia. Anche il soppalco si è svuotato, lasciando le tracce mute dei ricordi. 

Poi i giocattolai vinti dagli anni e dai cambiamenti, hanno svuotato le pareti colorate. Il negozio di giocattoli oggi non c’è più. Il giocattolaio ogni tanto si incontra nel quartiere. Ha lo stesso sguardo dolce e gentile di quello depositato nella memoria dell’infanzia. Il suo passo ora è più lento e gli occhi, quando parla, si perdono nel passato. Ha la gratitudine dei vecchi, quando li chiami per strada soltanto per un saluto. Lui ti ripaga con i suoi racconti e ti lascia per un attimo sfiorare quel tempo innocente che è riposto chissà dove.