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LA POLEMICA. Ma il “sistema Calabria” fa acqua da tutte le parti

LA POLEMICA. Ma il “sistema Calabria” fa acqua da tutte le parti
economia Finalmente, grazie al dibattito avviato da Filippo Veltri e da Leo Pangallo, si torna a discutere di Politica, di una visione della Calabria futura. Tra sacrosanti punti interrogativi e previsioni ottimistiche, si tenta di proporre una riflessione. Cerco di dare il mio contributo al ragionamento sviscerando alcune questioni che si legano ai nodi già rilevati. In premessa, voglio sottolineare l’amicizia che mi lega a Pangallo, maturata nel corso della comune militanza nelle file del Pds, e recentemente rafforzata da un’assidua frequentazione. Un’amicizia, che è anche condivisione e affinità di pensiero, che non mi impedisce di dissentire dalle sue considerazioni.

Nel replicare ai legittimi dubbi di Veltri sul “reale sviluppo” calabrese, Pangallo chiama in causa il “Sistema Calabria”, a cui dovrebbe toccare il compito di utilizzare gli ingenti fondi del “Patto per lo sviluppo” (con annessi e connessi) per ridisegnare l’economia e l’assetto sociale della nostra regione. A mio avviso, il sistema a cui si fa riferimento è proprio la causa primaria del fallimento politico che viviamo da almeno tre decenni. I soldi arriveranno, è vero, ma il rischio a cui andiamo incontro – e qui Veltri è stato forse troppo diplomatico – è quello di assistere a rinnovato scialacquio di fondi pubblici sul modello del “Pacchetto Colombo” o nella migliore delle ipotesi a uno stillicidio di interventi a rilento in stile “Decreto Reggio”.

Qual è il Sistema Calabria? Che credibilità può avere il metodo concertativo quando ci sono sindacati che non riescono ad esprimere una rappresentanza territoriale e si affidano a dirigenti esterni? E la macchina amministrativa regionale è davvero in grado di programmare la spesa se attualmente fa fatica a proporre bandi e avvisi pubblici, a liquidare in tempi ragionevoli le commesse, mettendo in difficoltà le imprese? E ancora, si può puntare su un nuovo regionalismo quando sopravvivono i tanti carrozzoni regionali, le tante improduttive commissioni come quella sul lavoro nero?

Nell’invocare una “nuova programmazione”, non si può non porre l’accento sulla qualità della spesa. È sotto gli occhi di tutti l’incapacità nel realizzare opere pubbliche a regola d’arte. Ed è proprio su questo che la Giunta Oliverio dovrà dare prova di sé. A partire dal nodo depurazione, con la stagione balneare alle porte.

Si entrerà a breve in una lunga campagna pre-elettorale, e dunque nella fase della propaganda. Il tempo per “fare” è poco. E Oliverio e i “giovanotti” del PD dovranno dimostrarci coi fatti di essere portatori di una nuova stagione riformista. Pangallo scrive che la Calabria ha oggi una propria idea di sviluppo. Ma le idee hanno bisogno di interpreti all’altezza.

Se c’è un sistema calabrese su cui fare leva è quello costituito dall’articolazione delle autonomie locali, dagli amministratori che conoscono e vivono il territorio. Chi oggi sta alla guida del governo regionale sembra invece non conoscerlo. La vera scommessa è dunque l’inserimento nei punti strategici di figure sganciate dalle vecchie logiche, che sposino le giuste idee e soprattutto dimostrino di saperle realizzare.

Altrimenti si assisterà all’ennesimo scempio: centinaia di milioni, spacciati come la cura per una Calabria malata, che non faranno altro che inoculare lo stesso veleno che ha distrutto la nostra regione.