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SIDERNO. Fuda chiede 5 mln di danni ai Commissari che hanno gestito il Comune

SIDERNO. Fuda chiede 5 mln di danni ai Commissari che hanno gestito il Comune
 Il sindaco di Siderno, Pietro Fuda, in un atto di citazione al Tribunale civile di Reggio Calabria, ha chiesto un risarcimento da 5 milioni di euro ai commissari straordinari che hanno amministrato il Comune tra il 2013 e il 2015 e anche al ministero, reo di aver prorogato il lavoro della commissione stessa.

Secondo Fuda, infatti, i commissari avrebbero "causato al Comune danni economici di rilievo, documentalmente sostenuti, conseguenza immediata e diretta sia di una gestione negligente e imprudente da parte degli stessi sia della mancata attivazione, da parte del ministero dell'Interno, degli ordinari poteri di controllo del loro operato". I destinatari della richiesta di risarcimento danni sono (oltre al ministero) i viceprefetti Francesco Tarricone ed Eugenio Pitaro e il funzionario Maria Cacciola.

"Appena insediata – scrive Fuda - la commissione straordinaria ha inoltrato alla Cassa depositi e prestiti una domanda di anticipazione di liquidità, così attivando lo strumento per il pagamento 'dei debiti certi ed esigibili maturati alla data del 31 dicembre 2012". "Dopo appena 12 giorni – prosegue - la Commissione ha ritenuto possibile, lecito e opportuno contrarre un mutuo pari a 8 milioni 991mila euro e al contempo gravare l'ente, per i successivi 30 anni, dell'obbligazione restitutoria di interessi milionari". "Perchè chiedere un maxi mutuo per un Comune già, di fatto, in dissesto?" E' quello che si chiede Fuda. Che sottolinea "l'abnormità  e gravità  del comportamento illecito e dannoso integrato dal ministero dell'Interno".

Fuda fa i conti del disastro generato da quella scelta per chiedere i danni al ministero. Intanto, ignorare gli atti contabili e le relazioni "che già  evidenziavano lo stato di pre-dissesto" avrebbe generato con il solo mutuo, un debito per interessi a carico del Comune di Siderno pari a 5 milioni 310mila euro. In secondo luogo, i commissari avrebbero potuto seguire un'altra strada, quella della "modalità semplificata di liquidazione", che avrebbe consentito di risparmiare sui debiti proponendo transazioni ai creditori. Infine, la terna non avrebbe "verificato la consistenza, la fondatezza e l'origine dei crediti pagati con l'anticipazione di liquidità". (fonte ilvelino)