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SALVINI CONFESSA: «Votai il salva Benetton» e i 5* si fermano davanti alla Lega

SALVINI CONFESSA: «Votai il salva Benetton» e i 5* si fermano davanti alla Lega
«Sì, è vero», ho votato il “salva Benetton” nel 2008, ma «da parte di chi ha governato per anni e anni e ha firmato e verificato le concessioni, un buon silenzio sarebbe opportuno». Matteo Salvini si difende come può dalle accuse di ipocrisia provenienti dal Pd, che ha lanciato una “campagna verità” sui social network rispetto ai “favori” concessi dalla Lega e dal suo leader alla famiglia Benetton.

I fatti sono ricostruiti da Openpolis che ripercorre gli eventi accaduti oltre dieci anni fa. «Otto maggio 2008: si insedia come premier di nuovo Berlusconi. Il suo alleato di governo è la Lega. 29 maggio 2008: arriva in Parlamento il decreto legge n. 59, ma in quel decreto viene ficcato nottetempo l’emendamento Salva Benetton (l’articolo 8- duodecies). Il decreto diventa legge grazie al voto di Salvini e della Lega, mentre tutti i parlamentari del Pd votano contro. Il decreto è convertito in legge n. 101 del 6 giugno 2008, pubblicata in gazzetta ufficiale il 7 giugno 2008». E cosa prevede la legge votata da Berlusconi e Salvini? Il precedente «governo Prodi aveva sì allungato la concessione ad Autostrade per l’Italia, ma obbligando i concessionari a rigorose verifiche periodiche. Con il voto della Lega e di Salvini, quell’obbligo di verifiche sparisce: rimane solo l’allungamento della concessione». Non solo, due anni prima, durante la campagna elettorale del 2006, il Carroccio riceve dai Benetton ben «150.000 euro di contributo elettorale», un contributo legittimo ma pesante. Per il Pd è la prova della “colpevolezza” leghista e della “complicità” grillina. «Il M5S continua a dire che smaschererà chi negli anni passati ha regalato il paese ai privati, chi ha fatto marchette, chi si è fatto finanziare dai concessionari», scrive il presidente dem Matteo Orfini. «Suggerirei a Di Maio e compagni di convocare un consiglio dei ministri per approfondire la questione con la Lega», ironizza. «La dichiarata volontà di cambiare tutto del M5S si ferma di fronte alla Lega».