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I Vescovi: «Attenta Italia, rischi di rimanere sola e infelice»

I Vescovi: «Attenta Italia, rischi di rimanere sola e infelice»

«Un Paese sospeso caratterizzato dalla mancanza di investimenti e di politiche di ampio respiro», dove «gli effetti della crisi economica continuano a farsi sentire in maniera pesante, aumentando l’incertezza e la precarietà, l’infelicità e il rancore sociale».

A descrivere così l’Italia di oggi è il cardinale Gualtiero Bassetti, in apertura dei lavori dell’Assemblea straordinaria dei vescovi italiani. «Al posto della moderazione si fa strada la polarizzazione, l’idea che si è arrivati a un punto in cui tutti debbano schierarsi per l’uno o per l’altro, comunque contro qualcuno. Ne è segno un linguaggio imbarbarito e arrogante, che non tiene conto delle conseguenze che le parole possono avere», ha denunciato il presidente della Cei che ha lanciato un monito molto forte:«Stiamo attenti a non soffiare sul fuoco delle divisioni e delle paure collettive, che trovano nel migrante il capro espiatorio e nella chiusura un’improbabile quanto ingiusta scorciatoia».

«La risposta a quanto stiamo vivendo passa dalla promozione della dignità di ogni persona, dal rispetto delle leggi esistenti, da un indispensabile recupero degli spazi della solidarietà», ha osservato il cardinale chiarendo il suo aut- aut: «Stiamo attenti, dicevo: se l’Italia rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici, non c’è un’Italia di riserva. Se si sbagliano i conti non c’è una banca di riserva che ci salverà: i danni contribuiscono a far defluire i nostri capitali verso altri Paesi e colpiscono ancora una volta e soprattutto le famiglie, i piccoli risparmiatori e chi fa impresa».

Analogamente, ha spiegato Bassetti, «se l’Unione Europea ha a cuore soltanto la stabilità finanziaria, disinteressandosi di quella sociale e delle motivazioni che soggiacciono ai vincoli europei; se perde il gusto della cittadinanza comune e del metodo politico della cooperazione, non c’è poi un’Europa di riserva e rischiamo di ritornare a tempi in cui i nazionalismi erano il motore dei conflitti e del colonialismo». «Questo - ha sottolineato nonostante le opportune celebrazioni di questi giorni per il centenario della fine della Grande Guerra!» .