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REGGIO. L'omaggio a Tex Willer sbanca il Teatro Metropolitano

REGGIO. L'omaggio a Tex Willer sbanca il Teatro Metropolitano

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Ci sono due modi di raccontare una storia: con il cappello e senza. Se nel primo caso Antonio Calabrò ha preso le sembianze di Tex Willer, nell’altro invece ha accompagnato il pubblico nella narrazione appassionata di un mondo che affascina e continua ad ispirare intere generazioni: il selvaggio West.

Anche questa volta il racconto multiplo proposto dall’associazione culturale “L’Amaca” ha fatto registrare sold out al Cineteatro metropolitano di Reggio Calabria, dove ieri, nell’ambito della rassegna “Terzo Spazio”, è andato in scena “Buon Compleanno Satanasso – Tex e la frontiera”, scritto dallo stesso Calabrò per celebrare i 70 anni dell’eroe a fumetti creato da Gianluigi Bonelli e disegnato da Aurelio Galleppini.

Una riproposizione di Tex e degli altri personaggi inedita, ben congegnata e divertente quella rappresentata sul palco dall’associazione, attraverso una commistione tra storytelling, teatro e musica live. E’ stato proprio il sound del sud della band Big Sur, sulle note dell’inconfondibile tromba in stile mariachi di “Ring of fire”, ad accompagnare l’apertura del sipario e l’entrata in scena del “Tex-narratore”, arrivando poi a comporre la colonna sonora di tutto lo spettacolo, tra pezzi classici (da Sweet Home Alabama a Knockin' on Heaven's Door) e suoni western.

E di “fuoco” si può ben parlare se si considera il desiderio che ardeva in Occidente nel 19esimo secolo. Un desiderio di ricchezza, di avventura e di benessere che portò ad uno sconvolgimento epocale con la cosiddetta “corsa all’Ovest” e che coinvolse – racconta il Tex-narratore - “tedeschi, svedesi, spagnoli, uomini in fuga dalla miseria, desperados dell’Est” e anche italiani come il garibaldino Martini, divenuto trombettista del Settimo Cavalleggeri guidato dal Colonnello Custer. Tutta alla ricerca di qualcosa, ma soprattutto dell’oro e delle grandi praterie da conquistare ad ogni costo e contro anche chi in quelle terra “c’era da prima”: gli indiani o nativi, appunto. “Tra il 1865 e il 1890 – spiega Calabrò – scomparirono interi popoli con una cultura forte che sconfinava nella filosofia, in una trascendenza alta e in una ricerca di armonia con il mondo che noi occidentali non abbiamo”. Un genocidio, quello nei confronti dei Nativi americani, portato avanti attraverso la violenza e le malattie indotte, letali per gli indiani. La circostanza storica è raccontata nelle strisce di Tex ed è stata rappresentata in scena attraverso la figura di Lilyth (interpretata da Rita Nocera), moglie Navajo di Tex, che morirà a causa del vaiolo indotto attraverso la consegna di alcune coperte da parte di certi stranieri di cui ben presto l’eroe si vendicherà.
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Prende piede così lo scenario del far west con i suoi cavalli, i cowboy e le città con le banche e i saloon. E’ proprio in un saloon, a Silver Bell, che il mondo di Tex si materializza sul palco, con lo sconsolato barista Luke (Luca Assumma), vacillante sotto i colpi della solitudine in Arizona e delle angherie dei fuorilegge, in principio quelle perpetrate per mano dei quattro fratelli Barboons (Federico Pugliese, Giuseppe Campolo, Teo Zema ed Enrico Rapagnetta). Alle armi dei quattro scapestrati si uniranno, con l’obiettivo di fare fuori Tex, i poteri paranormali della maga Loa (Irene Costantino), di Yama (Dario Zema) e soprattutto del padre di quest’ultimo, Mefisto (Cesare Sant’Ambrogio). La minaccia incombente, annunciata prima dal messicano Montales (Benvenuto Marra) e poi da El Morisco (Damiano Sofo), non scalfirà lo spirito di giustizia del texas ranger e dei suoi pards: il figlio Kit (Valerio Stancati), l'indiano navajo Tiger Jack (Tonino Marra) e il grande amico Kit Carson (Nino Cervettini), il “vecchio reprobo” donnaiolo, ammaliato dalle attenzioni delle due donnine del saloon Susanna e Oriella (Elvira Costarella e Roberta Gafà).

Sarà ancora una volta Tex a respingere le forze oscure, risolvendo con un veloce colpo di Colt Peacemaker, la pistola che “pacifica”, lo stallo alla messicana con Jack Barboons. Perché, si sa, “i buoni vincono sempre”.

Il terzo appuntamento con la rassegna “Terzo Spazio” proseguirà con “Brancami, Leone”, un omaggio a Mario Monicelli.

(Foto di Pino Leone e Pietro Morello)