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REGGIO. L'Anassilaos promuove l'incontro “Ricadute scientifiche della catastrofe del 28 dicembre”

REGGIO. L'Anassilaos promuove l'incontro “Ricadute scientifiche della catastrofe del 28 dicembre”

Si terrà giovedì  24 gennaio  2019 presso la  Sala  Villetta  della Biblioteca De Nava promosso congiuntamente dall’Associazione Anassilaos e dalla Biblioteca Comunale “Pietro De Nava” con il Patrocinio del Comune di  Reggio Calabria e della  Deputazione di Storia Patria per la Calabria, Calabria il quarto degli incontri dedicati al 110° anniversario del terremoto del 28 dicembre. Tema della manifestazione le “Ricadute scientifiche della catastrofe del 28 dicembre”, conversazione del Prof. Geologo Giuseppe Mandaglio, Università Mediterranea di Reggio Calabria. Introdurrà e condurrà la  Dr.ssa Marilù Laface, Responsabile Anassilaos Beni Culturali. Il terremoto del 28 dicembre 1908 fu il terremoto di più alta intensità mai verificatosi in tutto il territorio italiano e nel Mediterraneo centrale. Quella catastrofe distrusse Messina e Reggio e sconvolse tutto il territorio dello Stretto, particolarmente sulla sponda calabrese. Tuttavia fu proprio l’enormità delle distruzioni a costringere gli studiosi a rivedere i concetti di sismologia, geologia, urbanistica, sociologia, scienza e tecnica delle costruzioni. Quella catastrofe divenne polo di attrazione di numerosi apporti esterni; di solidarietà ma contemporaneamente anche di natura scientifica, tecnica, architettonica e culturale. La ricostruzione delle città nello stesso luogo della distruzione fu una sfida alle forze brute della natura e consentì nuove sperimentazioni costruttive che ben presto permisero l’esportazione extraregionale di esperienze e tipologie costruttive. La normativa antisismica emanata dal governo dell’epoca indirizzò la ricostruzione verso nuovi modelli, incidendo notevolmente sugli edifici e sugli scheletri rimasti, così come i nuovi piani regolatori mutarono abbondantemente la stessa struttura urbana delle città. La struttura urbana di Reggio Calabria, che già era stata abbondantemente modificata dall’ esperienza urbanistica maturata dopo il terremoto del 1783, fu ulteriormente e più radicalmente cambiata con la realizzazione della via Marina e analoghe ristrutturazioni subirono Messina e altri centri minori sulle due sponde dello Stretto. Ma ancora più profonde furono le innovazioni introdotte nel campo delle costruzioni sismiche che videro l’abbandono quasi totale delle tipologie architettoniche introdotte come risolutive dopo il terremoto del 1783. La ricostruzione delle città sugli stessi luoghi della catastrofe, e l’evidenza sperimentata dell’inefficienza dei sistemi costruttivi adottati in precedenza imponeva nuove sfide sia alle tecniche di costruzione antisismiche e sia alla ricerca sismologica e geologica. Furono sperimentate scelte urbanistiche in cui l’altezza degli edifici veniva messa in relazione con la larghezza delle strade, e soluzioni costruttive diverse, tra le quali ebbe significative ricadute il telaio in cemento armato inserito nella scatola muraria che, con i successivi affinamenti introdotti dalle norme sismiche, è ormai diffusamente utilizzato ovunque. In campo geologico e sismologico, muovendo dalle incertezze dell’epoca sull’origine dei terremoti in generale e di quelli dello Stretto in particolare, le ricerche furono completamente riviste e progressivamente affinate fino a produrre risultati molto importanti sulla geologia strutturale e sulle faglie sismogenetiche dello Stretto, sull’energia liberata dal terremoto del 1908 e sull’energia massima che può essere liberata dalla riattivazione di una faglia sismogenetica analoga. Si è potuto stabilire che le due sponde dello Stretto di Messina costituiscono le pareti e il fondale marino il basamento, di un’unica struttura tettonica soggetta a movimenti di sollevamento prevalenti (Graben dello Stretto) generati da numerose faglie minori, individuate con attendibile precisione, e da una faglia cieca (blind fault) molto più estesa, che si sviluppa in profondità e della quale si conoscono gli effetti ma non la posizione esatta.

La quantità di energia che può essere liberata attraverso le faglie minori è bassa o moderata, mentre quella che si sprigiona dalla faglia principale è notevolmente più elevata. Alle prime infatti sono associati terremoti piuttosto frequenti ma di magnitudo generalmente modesta, mentre la faglia principale è responsabile dei terremoti più distruttivi, come quello che nel 1908 raggiunse una intensità tanto elevata che costrinse all’aggiornamento delle scale sismografiche dell’epoca. A tale proposito è opportuno evidenziare che le moderne re-interpretazioni - ottenute mediante numerose analisi sismologiche – attribuiscono a quel terremoto valori di magnitudo molto elevati (M = 7.1). Del resto è noto che la ricerca scientifica in campo sismologico è nata proprio con il terremoto del 1908, ed anche se i suoi risultati non sempre coincidono con le osservazioni e le ricerche di carattere geologico e tettonico-strutturale, sono indispensabili per individuare l’energia liberata dal terremoto e quindi per dare dimensioni geometriche e fisiche alla faglia sismogenetica. Altre importanti conoscenze derivarono dall’approfondimento delle analisi sulla natura geologica del sottosuolo rapportata alla qualità costruttiva e alla vetustà degli edifici. In quell’occasione si è potuto stabilire che gli effetti più dannosi furono subiti dagli edifici situati nelle zone alluvionali, oltre che per lo scarso addensamento e la saturazione idraulica dei terreni di fondazione, a causa della scadente qualità del patrimonio edilizio e dell’altezza degli edifici. Fu osservato infatti che molte delle costruzioni crollate erano state oggetto di sopra-elevazioni sproporzionate rispetto alle fondazioni, con murature troppo sottili in relazione all’altezza e spesso realizzati con ciottoli di fiume arrotondati e con malte scarse o di scarsa qualità. In definitiva si può dire che la ricerca scientifica e le soluzioni tecnologiche derivate dalla catastrofe sismica del 1908, anche se non hanno potuto eliminare la paura ancestrale nei confronti del terremoto, certamente hanno contribuito a rendere più sicure le abitazioni e a ridurre il numero dei danni e delle vittime.