REGGIO. Chizzoniti su Fi e le candidature a sindaco della città

REGGIO. Chizzoniti su Fi e le candidature a sindaco della città

(Riceviamo e pubblichiamo) - L’indicazione da parte dell’austroungarico leghista Matteo Salvini del Sig. Antonino Minicuci, quale candidato sindaco della “terrona” città di Reggio Calabria, ripropone fatalmente il ridotto ed esiguo potere contrattuale di Forza Italia nel contesto politico sia nazionale che periferico.

Si consuma, quindi, il “borseggio” di un percorso politico che si conclude mestamente con un candidato, tutt’altro che reggino, ovvero nato a Melito P.S. e da ben quarant’anni fuori dalla Calabria, stabilmente residente in quel di Massa Carrara. Quindi un autentico clandestino a bordo, perfidamente spacciato per il sindaco del Ponte (forse di quello di Genova…).

E così lo sgusciante quanto inaffidabile ed inattendibile parlamentare forzista Francesco Cannizzaro, dopo i numerosi veementi ed aggressivi  proclami sulla prospettata imposizione di Minicuci, quali: “io rompo”, “non sono d’accordo”, “non è un candidato di Reggio”, ecc., lo stesso, ammansito e mite come una colomba, serpeggiando perversamente nelle acque paludose e melmose della politica, con un sortilegio degno del più ispirato Mago Silvan, sic et simpliciter, trasforma gelidamente Antonino Minicuci da indesiderato corpo estraneo in un ostentato “uomo giusto al momento giusto”. Autentiche giravolte ispirate da desolanti retroscena, esasperazioni tattiche ed imbarazzanti verità, che sembrano fuoriusciti da una scenetta di “oggi le comiche…”.

Emerge, inesorabilmente, un opaco, plumbeo e scrostato proscenio, afflitto ed affetto da un evidente status di confusione mentale, tipica di una massaia che ha appena finito un giro di canasta. Shakespeare avrebbe detto “molto rumore per nulla”! E così, mentre l’improbabile sindaco Minicuci, diserta “coraggiosamente” confronti pubblici, interloquisce attraverso asettici comunicati stampa, si smarca da Salvini (“mi ha soltanto indicato candidato…”), perché “annusa” le conseguenze per lo stesso devastanti del voto disgiunto, non va sottaciuto l’elegante passo indietro del Dott. Lamberti, magnifico interprete della disperata ed atavica aspirazione di un non più eludibile riscatto cittadino. Nella cui ottica si vanifica drammaticamente anche l’ormai nostalgico ricordo di una Reggio “città bella e gentile”.

Personalmente non voterò Falcomatà, tantomeno Minicuci, semplicemente perché, l’uno o l’altro, per me “pari sono”…, nel variegato proscenio della teatrale quanto drammatica realtà politica reggina che esalta il noto pensiero secondo il quale “al peggio non c’è mai fine”. Aveva torto Gian Giacomo Rousseau quando affermò che soltanto “la forza e la volontà fanno gli uomini egregi”, e che la “debolezza e la schiavitù non hanno mai fatto che dei malvagi”? Ritengo di no. Se questo è, residua soltanto un “marginalissimo” problema di vertebre e schiena dritta! Da queste parti, purtroppo, rara avis (merce rara)!!!
   *già presidente del Consiglio comunale di Reggio