Sono partite dalla denuncia della vittima, le indagini dei carabinieri del reparto operativo di Cosenza che stamani hanno portato all'esecuzione di cinque provvedimenti cautelari, quattro dei quali a carico di donne, per usura aggravata ed estorsione. Una banda tutta al femminile, dunque, che ha indotto gli inquirenti a definire l'operazione "Profondo rosa".
Tre le donne arrestate: Fausta Malgaritta, di 51 anni, Maria Pia Montalto (62) e la figlia di quest'ultima, Emanuela Pirola (27), alla quale sono stati concessi i domiciliari. Obbligo di firma, invece, per due coniugi di 39 e 38 anni, legati da vincoli di parentela alle donne arrestate.
L'incubo per la vittima, un imprenditore, è iniziato nel 2009, quando ha ottenuto un prestito di 35mila euro, per il quale, secondo l'accusa, sarebbe stato costretto a pagare, fino al 2013, anno in cui ha deciso di rivolgersi ai carabinieri, interessi mensili del 10%. L'esborso totale è stato di 154mila euro. L'imprenditore sarebbe stato anche più volte minacciato dal gruppo, anche con un fucile, arma che però non è stata ancora trovata. In un'occasione la vittima sarebbe stata anche avvicinata all'uscita dell'ufficio postale e minacciata perché le componenti della banda sospettavano che potesse aver versato delle some di denaro invece di darle agli estortori.
Maria Pia Montalto e Fausta Malgaritta sono le mogli di due noti personaggi della malavita cosentina, vicini al clan Ruà-Lanzino. L'influenza della cosca nell'attività di usura ed estorsione non è stata provata tant'è che l'inchiesta è stata coordinata dalla Procura ordinaria di Cosenza, anche se le donne, è detto nell'ordinanza, utilizzavano i nomi dei mariti per intimorire la vittima e costringerla a pagare. Minacce del tipo: "Se non mi dai i soldi ti ammazzo tutta la famiglia e ti brucio il cantiere... mio marito si è fatto 22 anni di carcere e te la fa pagare ... non è un fesso ... ha le sue amicizie".
"Denunciare conviene sempre", ha detto il comandante del Nucleo operativo dei carabinieri di Cosenza Vincenzo Franzese illustrando i particolari dell'operazione. "Era stato preso di
mira un imprenditore edile che, trovandosi in difficoltà economiche, era stato 'aiutato' dal gruppo", ha detto il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe Brancati.