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RC. Raccontare i silenzi e superare le paure: #Calabriaoltre la narrazione a Scilla in Passerella

RC. Raccontare i silenzi e superare le paure: #Calabriaoltre la narrazione a Scilla in Passerella
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Bottero: «Stiamo creando uno scollamento tra ciò che si vive e ciò che si racconta». De Bernardo: «L’omertà comincia quando finisce la purezza e finisce quando si ritrova la dignità»

Il silenzio dell’omertà, delle parole vuote, delle domande non formulate, della paura delle risposte. Scilla in passerella, l’evento organizzato dalla Filodrammatica Scillese con la direzione artistica di Ossi di Seppia e Sabbiarossa Edizioni, ha scelto di sviscerare la #Calabriaoltre la narrazione attraverso il valore ambiguo del silenzio, aprendo la serata con il “testimone silenzioso” di Kieslowski: «in ogni episodio del decalogo del regista polacco c’è un personaggio che sta fermo, scruta e non interviene mai» ha ricordato il giornalista Alessandro Russo «come una parte dei calabresi che osservano quanto accade loro intorno e continuano ad aspettare». Testimoni silenziosi. «Per narrare la Calabria non si può prescindere dal raccontarne i silenzi, superandoli cercando di ascoltare» ha sottolineato Paola Bottero. «Quando l’apparenza diventa sostanza» ha continuato la giornalista, autrice del romanzo Cartavetrata, «è facile usare la stampa per raccontare una realtà sublimata. Ognuno di noi può passare il segno, diventare colui che lancia il personaggio e non la notizia. Noi giornalisti rischiamo di fare quanto già sperimentato dai politici: creare uno scollamento tra ciò che si vive e ciò che si racconta». Uno scollamento che non può prescindere dai tabù culturali: per lo scrittore Mimmo Gangemi «il silenzio ha purtroppo delle giustificazioni forti, è sintomo di una difficoltà di esporsi in un luogo in cui lo stato ha spesso abdicato alla sua funzione. Il silenzio è spesso paura, è vero, ma io continuo a rivendicare il diritto di non essere eroi». Il magistrato antimafia Antonio De Bernardo ha però ricordato che questo stesso diritto «non può diventare un alibi per la rassegnazione diffusa. Ci sono, esistono persone che decidono di raccontare la verità anche in situazioni difficili, e quando questo accade riacquistano un modo di essere vivi che avevano perso. Ho visto persone rinascere attraverso la denuncia. La verità redime». Dal canto suo il regista de Il Sud è niente Fabio Mollo ha evidenziato che «rifiutarsi di conoscere la verità è già un modo per ometterla. Costruire un film sul silenzio è stata una sfida per dimostrare che la mia generazione sta dando segnali di voler andare oltre la paura e soprattutto il retaggio antico della diffidenza reciproca». Segnali deboli ma esistenti, quelli catturati da Scilla in Passerella in un Lido Francesco stracolmo di persone decise ad andare oltre le narrazioni stereotipate. «Non è che parlare dei mali di questa terra è parlare male» ha continuato De Bernardo. «Occorre avere il coraggio di urlare due verità, che la ‘ndrangheta esiste e va sconfitta e che la Calabria è una terra bellissima. L’omertà comincia quando finisce la purezza e finisce quando si ritrova la dignità: quando questo succede, non importa più se lo stato non funziona come dovrebbe, si ritorna vivi». Una redenzione che parte da dentro: Alessandro Russo ha quindi chiesto ai relatori, citando Corrado Alvaro: «Quanto del vostro lavoro è sentirsi responsabili e chiedere scusa per il mondo come va?» Sfaccettate le risposte: «Per me, che vengo dal Gebbione» ha ricordato Mollo «diventare regista è stato importante per tentare di contribuire ad una narrazione differente. Debuttando insieme, facendo gioco di squadra». «Io non sento né di dover chiedere scusa né di dover insegnare qualcosa» ha affermato Gangemi «anche se noi che lavoriamo con le idee abbiamo una forte responsabilità nell’alimentare i pregiudizi dall’interno». Per Paola Bottero «l’unico modo per chiedere scusa è iniziare a guardarsi dentro, prendere coscienza dei propri sbagli, rifiutare facili assoluzioni nei confronti di se stessi. Chiedere scusa significa smettere di essere indifferenti, e iniziare a dire cose scomode per porsi insieme delle domande. Perché di narrazione in narrazione si è costruito un mondo che non c’entra con la realtà».
Durante il dibattito è stato offerto un rinfresco a cura del Lido Francesco.
Oggi Scilla in Passerella si chiude in Piazza San Rocco alle ore 21.30 con la #Calabriaoltre i commissariamenti: Aldo Aldi intervistato da Filippo Teramo.
Si allegano 2 foto della serata.