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LAZZARO (RC). I reggini parlano di se stessi con Pasqualino Placanica e con l'Associazione Culturale Athena

LAZZARO (RC). I reggini parlano di se stessi con Pasqualino Placanica e con l'Associazione Culturale Athena

foto lazzaro storie rriggitaneDomenica 24 agosto, presso la Piazza Chiesa di Lazzaro, all'interno del “Caffè Letterario: Parliamo di Noi reggini”, l'Associazione Culturale Athena ha incontrato Pasqualino Placanica, autore di “Storie rriggitane” (Disoblio Edizioni). Nel corso della serata, condotta da Salvatore Bellantone (Editore), hanno dialogato con l'autore: Sara Crea (Associazione Culturale Athena), Maria Franco (Giornalista Zoomsud.it), Saverio Verduci (Storico), Antonio Calabrò (Scrittore).

Sara Crea ha spiegato come la serata, voluta dall'Associazione Culturale Athena e dal suo presidente Giusy Ferrara, in collaborazione con Disoblio, ha il senso di evidenziare la diversità di prospettive a partire dalla quale un popolo possa trarre punti in comune. Tale coincidenza oggi avviene con il libro di Pasqualino Placanica, Storie rriggitane, un insieme di racconti in alcuni dei quali è possibile ritrovarsi, mentre altri dal sapore più amaro chiamano alla riflessione più attenta. Con il suo libro ci si riappropria di una realtà spesso dimentica: in un modo o nell'altro la terra continuerà dopo di noi, sta a noi tentare di lasciare ai posteri il migliore dei mondi possibili.
Salvatore Bellantone ha spiegato come il “Caffè Letterario: Parliamo di Noi reggini” a partire dal libro di Pasqualino Placanica, non sia altro che un caffè del pensiero utile per mettere a fuoco la notte che stiamo attraversando, una notte in cui si vede tutto e nella quale una stella brilla più delle altre: Reggio Calabria. Dopodiché, ha condotto la serata ponendo ai relatori alcune domande per mettere meglio a fuoco Reggio e i suoi abitanti.
Saverio Verduci ha definito il racconto “Il pastore reggino”, un grido d'allarme per questa terra, velato d'ironia e di sarcasmo, in cui si concentra l'attenzione sulla valorizzazione della storia locale e dei luoghi del passato. Uno di questi, per fare un esempio con un altro racconto presente nelle Storie rriggitane, è la Villa Comunale, in cui c'era una giostrina, dove molti portavano i propri bambini e e stavano assieme a loro, anziché abbandonarli davanti alle tv e ai giochi portatili di questa nuove era. Occorrerebbe tornare a frequentarla, conoscendo le celebri pagine di storia che sono avvenute in essa, e ripensarla come un giardino della biodiversità. Ma c'è una totale indifferenza, un'apatia che non lascia sperare in questo senso.
Maria Franco, leggendo per prima i suoi racconti, ha definito Pasqualino Placanica un reggino totale, uno di quelli che vivono la città in pieno, guardandola in maniera critica e morale ma mai moralistica. È uno sguardo acuto, sincero, ruvido ma con la volontà di dialogare senza autocompiacimento. I suoi racconti fanno emergere la Reggio che è e quella che potrebbe essere. Pasqualino identifica l'onestà in chi vuole fare qualcosa di buono per la sua città. Rispetto a quando sono andata via, oggi c'è troppa superbia, fenomeno che nasconde un terribile complesso di inferiorità. E invece noi siamo stati greci, culla della cultura, mentre oggi non ci facciamo carico del degrado. La città è piccola ma prima aveva qualità uniche. Nessuno aveva le bellezze di Reggio. C'era anche molta armonia. Oggi, non è così.
Antonio Calabrò ha chiarito che leggendo le Storie rriggitane occorre sentirsi responsabili per quello che accade a Reggio. Senza interessarsi di quello che gli altri pensano di noi, si corre il pericolo di fossilizzarci e di non migliorare. Stiamo vivendo una catastrofe economica, morale, sociale, culturale, e stiamo accelerando il movimento verso il precipizio. Siamo al centro del vortice. C'è un'assenza importante non imputabile soltanto alla politica o alla cultura: è la mancanza di coesione e di appartenenza alla terra. Pasqualino Placanica contribuisce ad accendere le luci, a farci notare che siamo in caduta libera ma abbiamo ancora la possibilità di fermarci. Occorre recuperare l'armonia perduta e fare i conti con un elemento caratteristico del reggino che non fa altro che spingerci dentro al dirupo: il pregiudizio nei confronti degli altri. Noi viviamo di pregiudizi e ne avremo degli altri verso chi ne ha nei nostri confronti. Ma tutto questo è orrendo, vedere un calabrese razzista è orrendo. Dobbiamo sgombrare il campo e giudicare per quello che si fa.
Dopo i saluti di Carmela Latella, Assessore alla Pubblica Istruzione di Motta San Giovanni e prima d'intervenire, Pasqualino Placanica si è tolto la giacca ed ha mostrato la maglietta riportante la didascalia “No alla centrale al carbone”, suscitando l'approvazione dei numerosi presenti. Dopodiché, ha letto alcune poesie dialettali e ha precisato come il suo libro non sia altro che un tentativo per fare riflettere i reggini sulla città che abitano e su stessi, ben prima che altri lo facciano da altre città e paesi d'Italia, e anche per lasciare qualcosa di buono ai nostri figli. Poi ha richiamato l'attenzione su due eroine della nostra terra, ed Roberta Cogliandro e Giusy Versace, sostenendo come la Calabria debba essere rappresentata in tutto il mondo proprio da loro, donne che malgrado le sfortune e le avversità, testimoniano l'amore per la vita e spronano ad amare la diversità, specialmente quella dei diversamente abili.
La serata, accompagnata da una mostra fotografica sulla città di Lazzaro, è stata allietata dal mandolino di Fortunato Alampi, da una poesia di Rocco Nassi dedicata a Pasqualino Placanica dal titolo “Jeu restu ccà” e si è chiusa con lettura de “Il mafioso, lo stato e il cittadino”, monologo a tre soggetti recitato da Giovanni Simone, Saverio Maria Settimio e Sebastiano Romeo.
Accesa quindi la lanterna della Disoblio, ognuno è tornato a casa con il ricordo della luce della conoscenza, una fiamma che splende sulla città di Reggio e sulla Calabria, evocandone un nuovo destino rispetto a quello che sembra già scritto sulle pagine del tempo.

http://disoblioedizioni.blogspot.it/2014/08/lazzaro-i-reggini-parlano-di-se-stessi.html