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Intervento di Wanda Ferro al Musmi di Catanzaro per la Giornata della Cultura ebraica

Intervento di Wanda Ferro al Musmi di Catanzaro per la Giornata della Cultura ebraica
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GIORNATA DELLA CULTURA EBRAICA, AL MUSMI DI CATANZARO INCONTRO DEDICATO
ALLA FIGURA FEMMINILE NELL’EBRAISMO

WANDA FERRO: “LA RICERCA DELL’ARMONIA TRA LE DIVERSITÀ, CHE NASCE DAL
DIALOGO, DALLA CONOSCENZA E DAL RISPETTO, DEVE ESSERE LA STRADA SU CUI
COSTRUIRE UN FUTURO DI PACIFICA CONVIVENZA”

CATANZARO – 16 SET 2014 – Di seguito la sintesi dell’intervento del
Commissario straordinario della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro, che
ha preso parte questa mattina all’incontro “Donna Sapiens – la figura
femminile nell'Ebraismo”, tenuto al Museo Storico Militare – Musmi di
Catanzaro, nell’ambito delle iniziative in occasione della Giornata
europea della Cultura Ebraica. L’iniziativa ha preso il via con la
“Mostra di immagini di donne nella Torah e in Israele: la nascita della
cultura contemporanea al femminile”, a cura del referente della Comunità
ebraica dott. Roque Pugliese, che ha introdotto la conferenza alla quale
hanno preso parte, oltre al commissario della Provincia Wanda Ferro, la
conservatrice di beni culturali Alessandra Carelli, la sceneggiatrice
Annabella Cerliani, e la scrittrice Giulia Mafai, autrice dei libri
“Donne nella storia, Antonietta Raphael Mafai” e “La ragazza con il
violino”, di cui si è discusso nel corso dell’incontro.


Sono onorata di essere stata chiamata ad intervenire a questo
importantissimo evento, la 15ma Giornata Europea della Cultura Ebraica,
che da domenica si sta celebrando in tutta Italia, ed in trenta paesi
europei, con l’obiettivo di fare conoscere alla cittadinanza la
straordinaria ricchezza costituita dalla storia e dalla sapienza Ebraica
e dai segni che questa ha lasciato nella cultura, nel linguaggio,
nell’architettura, nella musica, nella letteratura. Il popolo ebraico,
ha infatti contribuito a scrivere la storia d’Italia e d’Europa, ed è
importante continuare a contrastare i persistenti luoghi comuni
attraverso lo strumento più efficace e universale che possediamo: la
cultura. Cultura e conoscenza rappresentano infatti lo strumento più
utile e efficace per imparare a condurre una serena e stimolante
convivenza in una società complessa e fatta di tante culture diverse, ma
anche per contribuire a contrastare troppi pregiudizi ancora oggi
esistenti. E’ appassionante il tema scelto per la giornata e che unisce
le tantissime iniziative come quella odierna, e che riguarda la figura
femminile nell'ebraismo: una tematica attuale, che si intreccia alla
cosiddetta questione “di genere”, cui l'esperienza ebraica può fornire
interessanti spunti di riflessione. Sono stata invitata a portare il mio
contributo, ma è del tutto evidente che io sono qui soprattutto con
tantissima voglia di apprendere e di conoscere, dalle tante autorevoli
personalità presenti, punti di vista originali e differenti, e
riflessioni su una questione che non smette di avere una grandissima
attualità: quello del ruolo della donna, in generale, nella nostra
società. La celebrazione della Giornata della Cultura Ebraica mi ha
dato la preziosa occasione di approfondire la lettura di alcuni
interessanti contributi e riflessioni sul ruolo della donna nel mondo
ebraico. Un ruolo chiave, poiché è la donna a trasmettere
l’appartenenza per via matrilineare, garantendo continuità al popolo
ebraico nel corso della storia. La Tradizione ha sempre esaltato il
ruolo della donna ebrea come pilastro della vita famigliare nella
costruzione e nella trasmissione dell’identità ebraica. Nelle comunità
ebraiche non c’è mai stato bisogno di imporre la parità di genere poiché
nell’ebraismo è sempre esistita. Il Talmud dice: “La donna è uscita
dalla costola dell’uomo, non dai piedi perché dovesse essere pestata, né
dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale, un
po’ più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore
per essere amata”. La Tradizione riconosce lo specifico ruolo che la
donna riveste all’interno della famiglia: una donna che non occupa un
livello di importanza inferiore a quello dell’uomo, nonostante divergano
le rispettive sfere di attività. Nell’ebraismo, infatti, la famiglia è
considerata la base della vita sociale e la normativa tradizionale ne
assicura e consolida il ruolo. Nell’ebraismo la distinzione fra sfere
diverse dell’esistenza, tra le diverse qualità, la fedeltà alla
differenza dei ruoli, è considerata un valore, e non deve divenire un
mezzo di esclusione o di discriminazione. Senza dubbio anche nel mondo
ebraico ci sono delle difficoltà con cui la donna si deve confrontare:
innanzitutto quella relativa ad un ruolo familiare che spesso sta troppo
stretto e non corrisponde alle qualità della donna. Un tema condiviso,
come è evidente, da tantissime altre culture. I doveri familiari non
impediscono alla donna ebrea di impegnarsi nella società nei più
svariati ruoli: dalla politica all’insegnamento, dalla scienza all’arte,
dalla scrittura alla medicina. Sono tantissimi gli esempi di donne
ebree che, soprattutto in epoca moderna, hanno contribuito alla cultura
e al progresso sociale e scientifico della società in cui hanno vissuto,
dimostrando come l’opportunità di studiare e la libertà di esprimere il
proprio pensiero servano alla crescita della civiltà. La Giornata
europea ci dà la preziosa opportunità di parlare di queste donne che
hanno dimostrato di sapere mettere a frutto il proprio talento per
produrre cultura, arte, letteratura, scoperte mediche e scientifiche.
Oggi a Catanzaro abbiamo la presenza prestigiosa di Giulia Mafai, ma
posso citare Rita Levi Montalcini, che ha avuto un particolare legame
con la nostra città. E ancora scrittrici come Elsa Morante, poetesse
come Amelia Rosselli, e tante altre ancora hanno dato alla società un
contributo costituito da uno straordinario connubio tra ebraicità e
femminilità. Oggi abbiamo la possibilità di parlare di Antonietta
Raphael Mafai, che Giulia Mafai ricorda come madre, ma anche come donna
che, avendo avuto la possibilità di studiare, ha avuto la forza di
dimostrare le sue capacità di grande artista, rappresentando in pieno le
donne del suo tempo. Queste donne, consapevoli della responsabilità del
proprio particolare sguardo sul mondo, hanno voluto trasformando il
proprio bagaglio di conoscenze e di creatività in un patrimonio comune
per l’intera società. Anche la testimonianza di queste donne ci ricorda
quanto l’ebraismo sia stato protagonista nell’emancipazione della donna
nella società. Leggendo alcuni approfondimenti sul tema della donna
nella cultura ebraica, ho ritrovato una interessante citazione di
Kierkegaard, il quale scriveva che la donna “ha un talento straordinario
di dare senso al finito". Un’espressione che riguarda la donna in
generale, ma nella quale si riconosce quella funzione che nei secoli ha
assunto la donna ebrea, di dare senso all’azione quotidiana, ai momenti
più importanti della vita di tutti i giorni interpretata alla luce degli
antichi insegnamenti morali e spirituali. A partire dalle matriarche,
nei testi sacri si trovano numerose figure femminili, accomunate da una
grande umanità e dal ruolo essenziale e di riferimento che ricoprono
nelle vicende del popolo ebraico. Donne che partecipano a decisioni
importanti, e incidono nella sfera privata come in quella pubblica.
Madri e donne che fra sensibilità, sapienza e senso pratico,
rappresentano bene anche la donna di oggi. Donne capaci di guardare, più
degli uomini, più in là del proprio naso, e di leggere nei recessi più
profondi dell’animo umano. Così come già nella tradizione ebraica, sin
dalla Bibbia, è contemplato un importante impegno femminile nella sfera
pubblica, anche oggi le donne ebree ricoprono numerosi e prestigiosi
ruoli nella società, sia in ambienti religiosi ortodossi che laici:
medici e avvocati, leader politici e imprenditrici, ricercatrici e
artiste, insegnanti ed educatrici, scrittrici e intellettuali.
Purtroppo in società prevalentemente patriarcali alle donne non è sempre
stata concessa la possibilità di raggiungere tali posizioni, trovandosi
più che altro sottomesse alla volontà del padre o del marito. Ma, in
generale, l’ebraismo assume sin dalle origini una “tendenza
emancipatoria” in favore delle donne, favorendo l’accesso agli studi e
al mondo del lavoro allo stesso modo che per l’uomo. Donne che sono
pronte alla sfida per il futuro, che possono destinare le loro energie
ad una rivoluzione “senza né odio, né sangue” che metta a disposizione
della società una particolare visione del sociale che deriva dalla
quotidianità della famiglia, da una maggiore conoscenza dei problemi dei
figli, dalla capacità di parlare un linguaggio chiaro ed al tempo stesso
forte, per incidere in maniera sempre più intraprendente e costruttiva.
La nostra società - dalla politica, alle istituzioni, alla cultura, al
mondo dell’economia e delle professioni - ha bisogno di persone capaci
di condividere i problemi, ha bisogno di sensibilità, ha bisogno del
calore delle relazioni umane, di buon senso e di concretezza al servizio
della cosa pubblica. Ha bisogno quindi dell’impegno delle donne per
ritrovare autorevolezza e arrestare quello che appare come un
inesorabile processo di degrado. Non in un’ottica di contrapposizione,
ma di sintesi tra sensibilità diverse. Una sintesi alla quale ci
richiama anche nel simbolo più importante dell’ebraismo, la Stella di
Davide, che meravigliosamente unisce il cielo e la terra, il divino e
l’umano, l’elemento femminile e quello maschile. Un simbolo che
rappresenta l’unione e l’equilibrio tra tutti gli elementi esistenti.
La ricerca dell’armonia tra le diversità, che nasce dal dialogo, dalla
conoscenza e dal rispetto, deve essere la strada su cui costruire un
futuro di serenità e pace per l’intera famiglia umana, oggi sempre più
messa a rischio dall’intolleranza, dalle discriminazioni, dalla
violenza, da un istinto brutale di prevaricazione. Io credo che la
donna, custode di grandi valori, ma soprattutto portatrice di grandi
capacità e di particolari sensibilità, debba essere protagonista della
rinascita di una terra come la nostra che ha tanto bisogno di riscoprire
ed affermare i valori di umanità, di giustizia e di solidarietà”.