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RC. Comunali, Nino Mallamaci: diciamo basta ai giri di valzer

RC. Comunali, Nino Mallamaci: diciamo basta ai giri di valzer
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Certo, parlare di coerenza nel Paese per il quale sono state coniate le espressioni giri di valzer e trasformismo, il Paese nel quale il duce passò repentinamente dalle adunate adoranti in piazza Venezia al 25 luglio e al disprezzo di un intero popolo, può apparire fuori luogo.
Ma io, sinceramente, non me la sento di assistere silente allo spettacolo indecoroso che rischia di vanificare gli sforzi di migliaia di persone, e soprattutto di chi, Giuseppe Falcomatà, a queste migliaia di persone ha dato la speranza di una svolta vera, e non di una vittoria di Pirro.
Sono certo, tra l’altro, che forse mai come in questo caso posso avere la presunzione di rappresentare il pensiero di moltissimi cittadini onesti, perbene, desiderosi di vivere una nuova stagione per Reggio, molti dei quali non si esprimono solo per un senso di rassegnazione se non di disgusto che stronca la voglia di dissentire, e di farlo rumorosamente. Forse, mi vien da credere, stanno attendendo il giorno delle elezioni per manifestare democraticamente ciò che hanno dentro, e ciò non è certamente di buon auspicio per chi vuole svoltare nei fatti, e non solo a parole.
C’è un particolare, prima di andare al nocciolo. Io faccio i nomi. Non si aspetti, chi legge, allusioni o mezze frasi, ma nomi e cognomi, non per offendere sul piano personale, ma per chiarezza politica.
Io, a dire il vero, non mi sono ancora rassegnato a subire il salto della quaglia di Nucara e del suo partito, che in questi anni ha dato un consistente contributo alla devastazione materiale e morale della nostra città senza fermarsi ad essa, come è noto.
Non mi sono rassegnato a vedere nella lista di diretta emanazione del candidato sindaco il segretario provinciale e forse regionale, mi scuserà il mio amico Gianpaolo Catanzariti ma non mi ricordo, dei sedicenti socialisti (sedicenti perché un socialista di destra esiste forse su Marte, ma certamente non sulla Terra). Anzi, per essere sincero, credo che il suo nome sia frutto di una svista, perché Catanzariti è un bravo e noto avvocato e chi l’ha inserito non l’ha associato a quello stesso nostro concittadino che ha seguito, col suo partito, Scopelliti e Berlusconi fino a 1 mese fa. Di conseguenza, sono sicuro che nella lista definitiva il suo nome non ci sarà.
Non mi sono rassegnato a vedere il gruppo di Peppe Bova, rappresentante della parte politica peggiore perché ha tradito gli ideali ai quali diceva di credere, che poi se ci credesse davvero è tutto un altro discorso; Bova e i suoi, dicevo, accanto a un ragazzo, a tanti ragazzi e ragazze, donne e uomini, impegnati a dare una energica scossa alle pratiche stantie e ipocrite nelle quali questi signori sono invece maestri.
Non mi sono rassegnato neanche nel vedere Pasquale Tripodi, che somiglia sempre di più a quei nuotatori sulle lunghe distanze che toccano il bordo piscina da una parte e subito dopo, con un’abile giravolta, cominciano a dare bracciate nella direzione opposta, la prima, la seconda, la terza, la quarta vasca, senza sosta e senza ritegno, anche lui della mia stessa partita, con Eraclini che rappresenta il Centro democratico nei seggi delle primarie, e la volontà, sembra, di mettere in lista un certo Marino, già pdl e presidente di commissione al Comune, e forse un certo Paris, anche lui membro della coalizione scopellitiana.
Non mi posso rassegnare nel vedere che il PD tratta ormai da tempo per conquistare queste perle, e anche i tre dell’UDC sempre allineati con ruoli di primo piano nella banda di Scopelliti, quel PD erede di un soggetto politico che, lo ricordo per chi avesse la memoria corta, non ha mai vinto a Reggio, se non quando un manipolo di coraggiosi l’ha trascinato di peso in una stagione felice e piena di risultati.
Il PD: lo dico scientemente.
Perché io so che Peppe Falcomatà è troppo intelligente per supporre di poter vincere e governare bene con una simile miscellanea francamente improbabile, e sta facendo e farà di tutto per tirarsi fuori da questa pericolosa deriva, magari facendo capire al partito al quale, purtroppo per me, appartiene, che questa è la strada sbagliata, che lui è in una posizione di forza ed è in grado di dettare le regole anche nella formazione delle altre liste, cosa che i maggiorenti del suo partito escludono per una supposta e tutta da provare convenienza elettorale e perché incapaci di cogliere i sentimenti profondi dei cittadini, incapaci di guardare con fiducia alla voglia di cambiamento non di facciata che alberga nell’animo dei reggini.
E forse Peppe riuscirà pure a spiegare al suo partito che non è il caso di proporre alla città uno come Peppe Sera, altro nuotatore di molte vasche, che ha beneficiato del fantastico modello Scopelliti dopo essere stato dirigente di primo piano all’altro bordo piscina.
Lo so, quelli che si sanno muovere, quelli che sanno preparare tattiche e strategie, puntualmente perdenti, diranno che questa non è politica, ché essa è l’arte del possibile.
No, questa in effetti non è quella politica. Questa è la Politica, quella con la P maiuscola.
Altrimenti, io per primo devo chiedere scusa a Mimmetto Battaglia, per avergli rimproverato una condotta politica (e solo politica, sia chiaro: sul piano personale mimmo è una degnissima persona) scorretta durante le primarie, accusandolo di flirtare con i protagonisti del famigerato modello, evitando anche accuratamente di prenderne le distanze, solo per conquistare la candidatura a sindaco.
Qui, se ci pensiamo, la posta è ancora più alta.
Dal punto di vista morale, perché certi soggetti non hanno semplicemente aderito in buona fede ad una proposta politico-amministrativa, per poi ricredersi. No! Qui si tratta di persone che per anni hanno condiviso un modello di saccheggio della città e poi della regione, lo hanno acriticamente difeso, osannato, esportato, incarnato, salvo poi buttarsi dall’altra parte all’ultimo momento, solo per correre in soccorso del presunto vincitore, come usa troppo spesso.
Dal punto di vista della prospettiva di governo, perché la storia insegna che le coalizioni “larghe”, che io chiamo più prosaicamente raffazzonate (e qua è ancora peggio perché non sono coinvolti solo soggetti politici collettivi ma anche individui in cerca di traguardi personali) non riescono a governare, per motivi di potere da spartire ma anche per ragioni programmatiche. Ci sarà una maggioranza coesa in Consiglio per operare nel campo dei diritti civili, per costituire, ad esempio, un registro comunale per le coppie di fatto? E se ci sarà, quale sarà il prezzo da pagare? O questi sono punti ai quali un’Amministrazione di Svolta deve rinunciare in partenza?
Questo è il quadro.
Io credo in Giuseppe Falcomatà. Credo in lui come candidato vincente e, soprattutto, come Sindaco della nostra città, capace di darle la sferzata della quale ha assoluto bisogno, di farla ripartire, ma nella direzione giusta, non in quella scelta dal suo antagonista, che i fatti hanno condannato come sbagliata.
Ho fiducia. Molti hanno fiducia. Sono convinto, molti sono convinti, che riuscirà a districare questa matassa e a far uscire il PD e il centrosinistra tutto dall’ambiguità, perché, come amava dire suo padre e ama dire lui, noi siamo un’altra cosa.
Noi vogliamo, noi dobbiamo essere, quelli della Svolta.

Nino Mallamaci