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'NDR. Arresti cosentino, Dda: no talpe ma fuga di notizie

'NDR. Arresti cosentino, Dda: no talpe ma fuga di notizie

"Non c'è una talpa, ma ci risulta una fuga di notizie che può essere ricondotta al fatto che erano noti i collaboratori che stavano facendo dichiarazioni". A dirlo è stato il procuratore aggiunto di Catanzaro Giovanni Bombardieri che, insieme al procuratore Vincenzo Antonio Lombardo, ha anche sostenuto che "allo stato non ci sono collegamenti diretti tra l'operazione di oggi ed il progetto di attentato" ai danni del pm della Dda Pierpaolo Bruni.
I magistrati hanno incontrato i giornalisti per illustrare gli esiti dell'operazione condotta da carabinieri e polizia contro la cosca degli "zingari" di Cosenza, insieme al comandante del reparto operativo dei carabinieri di Cosenza Vincenzo Franzese ed al capo della squadra mobile cosentina Giuseppe Zanfini.
"È un'operazione - ha detto Bombardieri - che fotografa l'attualità della criminalità cosentina, dopo la lupara bianca di Luca Bruni e la morte di Michele Bruni che aveva lasciato spazi liberi che la cosca degli 'zingari' ha coperto. Una cosca che stava facendo il salto di qualità, rendendosi potente e mettendosi a livello paritario che quelle storiche di Cosenza".
Personaggio di spicco dell'associazione, è stato spiegato, è Maurizio Rango, colpito dall'ordinanza di oggi ma già sottoposto a fermo due giorni fa per l'omicidio e l'occultamento del cadavere di Luca Bruni. "Rango aveva anche la delega delle altre cosche - ha aggiunto Bombardieri - per l'organizzazione delle attività criminali".
"La 'ndrangheta - ha detto Lombardo - si evolve. Sepolto un
clan ne sorge un altro. Ecco perché la nostra attenzione è sempre massima. Rango, grazie anche al matrimonio, aveva stretto relazioni con i boss della 'ndrangheta cosentina. Dopo le nostre operazioni che hanno portato all'arrestato di tutti i capi delle varie famiglia, Rango si è trovato ad operare in un deserto ed ha assunto potere e la rappresentanza delle altre famiglie. E' per questo che poteva operare anche a Paola, sul Tirreno cosentino".
Zanfini ha poi sottolineato che sono una ventina le estorsioni accertate nel corso dei due anni di indagini, ma mai denunciate. Al riguardo il dirigente della mobile ha aggiunto che anche in seguito, la collaborazione delle vittime, tranne pochi casi, è stata minima se non inesistente. "Tuttavia - ha detto - chi ha collaborato ha continuato ad informarsi degli sviluppi e per loro sarà una bella giornata".
"Con l'augurio - ha aggiunto Bombardieri - che ciò sia di stimolo. Il problema della sicurezza nasce quando le denunce sono isolate, ma se sono tante la forza intimidatrice delle cosche diminuisce".
Franzese, infine, ha sottolineato come tutti i boss delle cosche del cosentino siano state sottoposti al regime detentivo del 41 bis.