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Il "Viaggio della legalità" targato CGIL arriva a Reggio Calabria

Il "Viaggio della legalità" targato CGIL arriva a Reggio Calabria

Un'iniziativa ampiamente partecipata e a cui i ragazzi e le ragazze del Liceo scientifico “L. da Vinci” hanno assistito, ascoltando con attenzione gli interventi del Segretario Generale Cgil Rc-Locri Mimma Pacifici, del Segretario Generale Flc Cgil Rc Elisa Gambello, dell'imprenditore antimafia Tiberio Bentivoglio, del vice-procuratore Gaetano Paci e di Luciano Silvestri (responsabile Legalità e Sicurezza dellaCgil Nazionale).
Un incontro ricco di testimonianze e di esperienze raccontate attraverso le storie dei protagonisti, di chi combatte quotidianamente contro le Mafie, contro l'illegalità, contro la 'ndrangheta.


Cultura, legalità, ruolo delle Istituzioni e dello Stato, delle forze dell'ordine e della Magistratura, della scuola e degli insegnanti; ma anche temi quali il lavoro, la dignità, la democrazia, la libertà.
La memoria: un veicolo e un mezzo attraverso cui descrivere una realtà che è quella vissuta, giornalmente, da uomini e donne che contrastano ogni fenomeno illegale, a partire proprio dalle esperienze più semplici: dall'indossare la cintura di sicurezza al pagare una multa; dall'emettere uno scontrino al parcheggiare correttamente.

In tal senso, la testimonianza di Tiberio Bentivoglio è stato un tassello importante dell'incontro reggino - inserito all'interno della campagna nazionale della CGIL “Legalità: una Svolta per tutte” - l’imprenditore antimafia che dagli anni Novanta combatte contro la 'ndrangheta, subendo atti intimidatori e reagendo prontamente.

Con rispetto e con estrema attenzione, i ragazzi del liceo scientifico hanno ascoltato il suo racconto, facendogli delle domande per cercare di avere più informazioni; per cercare di capire cosa significa andare contro la 'ndrangheta, rischiando la propria vita e quella dei propri familiari.


“La vera battaglia inizia laddove capisci che non puoi più tornare indietro. Capisci che hai paura ma lo fai soprattutto per garantire un vero futuro ai tuoi figli”. O ancora: “Nonostante alcuni parenti mi abbiano ingiuriato sbirro, io rispondevo e continuo a rispondere che preferisco essere chiamato sbirro piuttosto che essere un mafioso o nella schiera dei vigliacchi”.
Queste, le parole di Bentivoglio che hanno risuonato in un’aula magna gremita.
Parole che come frecce sono state scagliate per colpire qualcosa che va al di là dell’agire mafioso e che è l’omertà.
Perché non basta manifestare, urlare slogan, serve agire attraverso risposte concrete che la cittadinanza - quella buona e sana - deve intraprendere: un percorso virtuoso e improntato alla legalità