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REGGIO. Palazzo San Giorgio, Marisa Cagliostro: nostalgico declino o indifferibile valorizzazione?

REGGIO. Palazzo San Giorgio, Marisa Cagliostro: nostalgico declino o indifferibile valorizzazione?
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In questi giorni una transenna ad angolo di palazzo San Giorgio protegge i passanti da crolli, qualche blogger descrive situazioni interne al palazzo come pericolose per la sicurezza di chi lo frequenta e vi lavora. Non è sfuggito a nessuno che lo abbia frequentato alla sua riapertura dopo i Commissari, l’abbandono dei cortili interni, intonaci e pitture screpolati nell’androne ma la città ha problemi ben più gravi,direbbe il cittadino qualunque! E quindi che fare? Certamente un altro problema che si aggiunge a quelli più sentiti dalla gente! Ma il decoro urbano e la manutenzione dei nostri gioielli architettonici non può essere differito oltre, specie se può creare anche problemi di incolumità. Figurarsi poi se si deve presentare in veste dimessa al pubblico dei turisti che potrebbero desiderare di visitarlo nei prossimi mesi dell’Expo!
Non debbo fare alcuna fatica a tracciare una breve storia dell’importante palazzo monumentale, progettato dall’architetto Ernesto Basile, uno tra i maggiori protagonisti del Liberty italiano e certamente il maggiore dell’area meridionale. A lui si deve l’ampliamento del Palazzo di Montecitorio e la costruzione della nuova Aula della Camera dei Deputati (1902-27) quasi in contemporanea con l’incarico reggino.
Mi basta prendere l’unica copia un po’ sgualcita del mio primo testo di Storia dell’Architettura pubblicato nel 1981 agli albori della mia appassionata ricerca sulla storia cittadina.
A Reggio l’attività di ricostruzione dopo il terremoto del 1908, specie per gli edifici pubblici, aveva avuto una forte accelerazione anche ad opera di Giuseppe Valentino, Assessore ai Lavori pubblici e, dal 1918, Sindaco della città, e per l’appoggio del Ministro reggino Giuseppe De Nava.
Il palazzo della Provincia, quello del Governo, le Poste, l’Intendenza di Finanza, le scuole hanno avuto le prime attenzioni insieme agli studi del Piano Regolatore, alla realizzazione della Via Marina, non senza la preventiva compilazione di un Regolamento edilizio che contemplava tra l’altro la unificazione dei prospetti degli edifici prospicienti la via principale, anche se di diversi proprietari, e norme per “una conveniente decorazione” affinché “la ricostruenda città sorga conforme alle esigenze dell’arte architettonica, ispirandosi all’esempio delle città più moderne e progredite”.
Gli edifici pubblici furono realizzati dall’Unione Edilizia Nazionale, istituita appositamente destinata e finanziata direttamente dal Ministero degli Interni che disponeva, in periodo di guerra e dopoguerra, di materiali ferrosi quasi introvabili. Pur se non mancarono polemiche e sprechi tuttavia le opere realizzate prima del 1920 dall’Unione Edilizia, sottoposte ad un vaglio tecnico artistico di vertice, risultarono di elevata qualità architettonica e costruttiva e con una caratterizzazione stilistica omogenea data la brevità del periodo di realizzazione.
All’avvento del fascismo il palazzo Municipale era pressoché ultimato, insieme all’Istituto Tecnico progettato da Camillo Autore, al teatro Comunale progettato da De Simone, al Palazzo di Giustizia, opera di Farinelli, al macello, una buona architettura industriale oggi in abbandono, al palazzo della Banca d’Italia e del Banco di Napoli, al Duomo progettato da mons. Angelini con i porticati laterali alla piazza progettati da Pietro De Nava ”come i due palazzi che chiudono a destra e a sinistra la Piazza del Campidoglio a Roma”, la piccola Biblioteca De Nava donata alla città dall’on. Giuseppe De Nava.
La proposta poi di realizzare due alberghi sulla Via Marina tendeva a dare alla città la prospettiva espressa dal Sindaco Valentino in una riunione del Consiglio Comunale del 1920, osservando che l’economia della città dopo la ricostruzione sarebbe stata limitata all’agricoltura e senza un orizzonte industriale in vista ”ha però la possibilità di diventare una stazione climatica, sfruttando il suo clima assai mite, il suo panorama incantevole, il suo cielo così limpido, il suo mare così azzurro, i suoi tramonti fantastici, può diventare una stazione balneare” con una peculiarità data, a qualche decina di chilometri, dalla vicina stazione di soggiorno di Gambarie.
In effetti l’Albergo Miramare e il Centralino sono stati per diversi anni gli alberghi più eleganti e frequentati dai turisti e amati dai reggini. Potrebbero di nuovo essere destinati a questa utilizzazione, magari con maggiore qualità come hotel di charme e in assenza del più volte auspicato ma mai programmato trasferimento delle scuole del Lungomare da destinarle ad alberghi?
Palazzo San Giorgio è da considerarsi una perla tra le perle che prospettano sulla Piazza Italia e tra tutti i palazzi sorti dopo il grave sisma del 1908 ai bordi del bellissimo Corso principale e del Lungomare. L’essere palazzi pubblici ha significato godere della cura e della manutenzione adeguati, ma non è stato così, per varie vicende, per il palazzo di Basile.
Il colpo di grazia è stato probabilmente dato allorché, all’indomani della battaglia per il Capoluogo, all’inizio degli anni ’80 quando si dovette dare al Consiglio Regionale una sede prestigiosa, sacrificando alla “conquista” di una forse neanche tanto proficua sede burocratico amministrativa, la dignitosa sede dell’amministrazione civica che si dislocò tra appartamenti in affitto e sala consiliare con uffici dei gruppi al piano superiore del Teatro comunale, già sede di un prestigioso Circolo cittadino. I lavori necessari a far stare ben climatizzati e sicuri i Consiglieri regionali o le scelte di “modernizzazione“ o di dare prestigio alle stanze dei Dirigenti e Gruppi consiliari, probabilmente hanno seguito regole di apparenza più che di manutenzione necessaria.
Ma torniamo alla prestigiosa architettura Liberty che, ritornata in possesso della amministrazione civica non ha evidentemente avuto l’attenzione necessaria per la sua conservazione. Ecco che oggi cominciano a verificarsi piccoli crolli sia all’esterno che all’interno e, trattandosi di un edificio frequentatissimo anche dal pubblico deve necessariamente garantire prima di tutto la sicurezza e quindi diventare oggetto di un accurato studio e documentazione preliminari ad un attento quanto urgente restauro.
L’incarico per la progettazione fu affidato all’architetto Ernesto Basile che predispose alcune proposte tra il 1912 e il 1914 per poi definire il disegno complessivo nel 1918, anno in cui inziarono i lavori di costruzione che terminarono nel 1921. Il palazzo occupa un intero isolato tra le vie Osanna, Corso Garibaldi, Via Miraglia e Via Cattolica dei Greci, consta di due piani fuori terra e un seminterrato. A pianta quadrata e con quattro cortili interni determinati da due corpi trasversali che servono uno come asse percorribile, tra il Corso e Via Miraglia, dove si aprono due ampi ingressi, l’altro dall’androne di ingresso e dai corpi scala.
I prospetti lungo il Corso e la Via Miraglia presentano un ritmo seriale di lesene e finestre, queste ultime al piano terra arcuate e al primo piano architravate. L’asse centrale è sottolineato da un ampio portale con soprastante balcone. Il prospetto sulla via Osanna presenta gli stessi motivi ma è semplificato nella sua composizione per la mancanza di un portone di accesso. Quello prospiciente la Piazza Italia è caratterizzato nella parte centrale dal portale sovrastato dal balcone e da un elemento a torre emergente dalla restante volumetria dove sono collocati l’orologio e due stemmi. Una cornice dentellata sormontata da una balaustra corona l’intero complesso.
Infissi, vetrate, decorazioni e arredi interni, laddove non hanno subito recenti trasformazioni, miravano a conseguire, con la collaborazione di abili artigiani, una armonica unità
struttura-decorazione e architettura–ambiente.
L’attività di Ernesto Basile a Reggio sembra essersi limitata al Palazzo municipale nella cui architettura sono riscontrabili i criteri a lui più congeniali di distribuzione planivolumetrica regolare con predilezione per le superfici piane articolate da elementi decorativi di gusto classico insieme a forme ornamentali di tipo floreale o liberty. Pare che la struttura della Piazza antistante sia stata da lui suggerita.
Il cuore della città, ha bisogno di cure e non dubitiamo che si darà l’importanza che merita poiché rappresenta un simbolo identitario per tutti i reggini.

Prof. Marisa Cagliostro