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CATANZARO. Pino Celi su sviluppo armonico della città

CATANZARO. Pino Celi su sviluppo armonico della città
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L’opinione comune è la seguente: Catanzaro Lido scoppia di salute, Catanzaro Centro è in pieno declino. Vero? Solo in parte. Mentre è innegabile quanto il centro storico sia preoccupato e preoccupante, non è pacifico attestare uno stato di benessere pieno per il quartiere marinaro. Non per chi ha la pazienza di arretrare solo di una via dal lungomare, lucidato e portato a nuovo. Non per chi voglia scambiare il ristretto movimento del fine settimana degli studenti nei quattro locali di richiamo per una movida Barcellona style. Non per chi considera che non sarà una manifestazione estiva di richiamo fugace come il festival del cinema - dismesso da altri Comuni - a fare lievitare la valenza culturale di una stagione. Anche a Lido i negozi aprono con fervida speranza e chiudono dopo stentata sofferenza. Anche a Lido la “manutenzione” cittadina – del verde, dei marciapiede, dell’igiene ambientale, degli spazi pubblici – è sotto il livello di guardia. Con l’aggravante che qui sono completamente assenti gli spazi pubblici della cultura: non un contenitore per una mostra, un seminario, un dibattito.
Il risvolto “politico” di questo quadro è duplice. Primo: l’asserita grande attenzione che l’Amministrazione riserva a Lido si ferma all’aspetto di facciata, di primo impatto. Non incide sulla sostanza delle cose.
Secondo: la preoccupazione costante del sindaco rivolta verbalmente alle sorti del centro storico, si rivela, allo stato, inconcludente. Non produce gli effetti sperati. Alla metà esatta del suo mandato. Abramo e la sua giunta hanno cercato di aggredire il problema “Centro” con folate successive di proposte, molte risultate deboli o pronosticabili tali. In rapida successione: parco commerciale naturale, concorso di copertura del corso, progetto di riqualificazione da piazza Grimaldi a seguire, corsi di sociologia, attestazione del conservatorio, bando di acquisto e locazione immobili nel vecchio perimetro urbano.
L’impressione che se ne ricava è che manca ancora una strategia complessiva che metta al primo posto l’economia cittadina: i commerci, gli scambi, la pianificazione dei nuovi aggregati urbanistici, la complementarità e l’integrazione dei quartieri, la mobilità da questi e verso questi.
Se la città non risorge nel suo complesso nessuno sviluppo del centro è concesso, nessuna riqualificazione delle periferie sarà possibile. C’è da pianificare l’area del Corace intorno ai due insediamenti basilari della Cittadella e del’Università. Lo si faccia subito prima che tutto si risolva in favore esclusivo dei centri limitrofi. Possibile che il Piano strutturale sia ancora fermo alla mancata approvazione delle linee guida? Si abbia il coraggio di incidere realmente sulla pretesa di una Catanzaro città della cultura e della ricerca. Il sindaco non si fermi alla ostentazione ragionieristica del numero degli appalti e del pareggio dei conti. La cultura va finanziato con poste di bilancio cospicue e investimenti consistenti, non a parole.
Cultura ed economia. Non c’è soluzione diversa per affrontare e risolvere il dilemma dello sviluppo armonico di Catanzaro, che deve essere perseguito nei quartieri, sulla costa e nella vallata del Corace affinché il diffondersi di nuova economia e rinnovata ricchezza possa avere come tornaconto la ripresa commerciale del centro. Ribaltando la cattiva credenza – alimentata purtroppo anche a livello amministrativo - che lo sviluppo economico dei quartieri porti all’impoverimento del centro. Catanzaro è notoriamente una città allungata. Metterle intorno un po’ di carne. Per farla crescere, tutta, in salute.


Pino Celi
Consigliere comunale e provinciale Catanzaro