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REGGIO. Cittadinanza onoraria ai minori stranieri nella "Settimana d'azione contro il razzismo"

REGGIO. Cittadinanza onoraria ai minori stranieri nella "Settimana d'azione contro il razzismo"

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Quest’anno, per l’XI edizione della “Settimana d’azione contro il razzismo”, promossa da Unar e Anci, simbolicamente,la capitale antirazzista d’Italia diventa Reggio Calabria. Mi auguro che l’occasione consenta anche di riannodare quel dialogo tra istituzioni e società civile sul tema dei diritti di cittadinanza ai minori ,figli di stranieri, nati in Italia, tante volte annunciato ma mai affrontato seriamente. Per fare ciò è opportuno spogliare il confronto sul tema dei diritti di cittadinanza dalle impostazioni ideologiche e guardare ai fatti: ai segnali che ci vengono da una società in rapido movimento, dalla realtà della crisi globale, nonché dai bisogni e dalle aspirazioni espresse dai nuovi come dai vecchi cittadini. Ma anche i dati oggi parlano ancora più chiaro per una piena comprensione della necessità della riforma della normativa sull’acquisizione della cittadinanza. Gli alunni con cittadinanza non italiana sono il 9% del totale. Ma è soprattutto la quota di quelli nati in Italia ad essere in forte crescita. Infatti i minori stranieri nati in Italia rappresentano ormai il 51,7% del totale degli alunni figli di migranti. Si è verificato, dunque, il sorpasso. Secondo l’ultimo report del Miur sono 21.233 i ragazzi con cittadinanza non italiana nati nel nostro Paese che completeranno il 1 ciclo scolastico con l’esame di terza media a giugno, mentre altri 25.940 lo termineranno nel giugno 2016. In Calabria sono 2670 i minori nati in Italia, con una prevalenza in provincia di Reggio di 1030. Ne sono presenti 502 nelle scuole dell’infanzia, 329 nella primaria,106 nella secondaria di I grado, 93 nella secondaria di II grado. Secondo uno studio del Ministero del Lavoro, il calo demografico tra il 2010 ed il 2020 sarà di almeno altri 1,7 milioni di cittadini il che porterebbe il rapporto stranieri italiani ad 1 contro 8.  Secondo il Fondo sulle Popolazioni Mondiali (Nazioni Unite),  tra oggi ed il 2050, l’Europa perderà altri 103 milioni di abitanti, di cui forse 8 milioni di italiani. Infatti attualmente l’Italia registra la 3° età mediana più alta del mondo, dopo Giappone e Germania, (43 anni, contro i 15 del Niger o i 16,7 dell’Afghanistan). Non c’è dubbio che il futuro demografico e di sviluppo del nostro Paese dipenderà in gran parte dai flussi migratori e dai nuovi nati stranieri in Italia.  In quanto ai minori stranieri, essi sono destinati ad un aumento percentuale notevolmente superiore al trend complessivo migratorio. Nel 2020 le previsioni è che essi supereranno quota 1,5 milioni. Una cosa è certa: l’attuale legge, che prevede il diritto di acquisire a 18 anni la cittadinanza solo per i figli di genitori stranieri che siano nati qui e che dimostrino di aver risieduto in Italia tutta la vita senza interruzioni, non funziona. E’ barocca e impraticabile: per le famiglie immigrate, dimostrare la residenza ininterrotta è molto difficile, soprattutto perché le varie sanatorie che l’Italia ha adottato hanno creato periodi di vuoto nelle iscrizioni in anagrafe, anche nei casi di effettiva residenza in Italia.Soprattutto, è una legge fuori dal tempo, che non fa i conti con la realtà dell’immigrazione in Italia: forse accettabile ieri quando il fenomeno era una novità, non certo oggi quando nelle grandi città un nato su tre ha genitori stranieri. Quando venne varata, gli stranieri diciottenni nati in Italia erano poche decine. Sappiamo - perché sono già nati e risiedono in Italia - che il numero dei diciottenni stranieri salirà a 16.000 nel 2016, 33.000 nel 2020, 72.000 nel 2026. Perché mai costringere tutti questi giovani nati e cresciuti in Italia a lunghi percorsi di esercizio di un loro diritto (al compimento dei 18 anni, le pratiche possono prolungarsi anche per tre anni), inutilmente tortuosi e soprattutto incerti? Il premier Renzi aveva annunciato che entro il 2014 sarebbe andata in discussione la riforma della cittadinanza. Ma oggi quegli annunci hanno il sapore di una promessa mancata. E’ urgente riformare la legge ma anche farlo bene secondo criteri il più possibile inclusivi. Il rischio è infatti che si arrivi a legare il diritto di cittadinanza non alla nascita sul suolo italiano (ius soli) ma alla frequenza della scuola dell’obbligo (ius culturae). E che quindi chi oggi doveva attendere 18 anni per essere riconosciuto cittadino italiano con la nuova legge avrebbe solo uno sconto di due anni: e cioè ottenere la cittadinanza a 16 anni. Non si può aspettare così a lungo per arrivare a una legge che sia poca cosa.Ora, poiché la propensione a investire, anche in istruzione, dipende dalla chiarezza sugli orizzonti futuri, è quanto mai opportuno rimuovere ogni inutile incertezza o ingiustificata difficoltà burocratica nei percorsi di acquisizione della cittadinanza italiana, in particolare per gli stranieri nati in Italia che desiderano scommettere sul nostro paese. Rendere meno vago il loro futuro, dando loro quella fiducia che fino a oggi è stata loro negata da un codice della cittadinanza anacronisticamente difensivo, ci pare un modo sensato per aiutarli a investire nella propria istruzione. I numeri delle seconde generazioni che ho prima indicato ci avvertono che la qualità del capitale umano a disposizione dell’Italia nei prossimi decenni molto dipenderà dagli esiti di quell’investimento. Intanto, in attesa di un auspicabile cambio legislativo nazionale, il Consiglio Comunale di Reggio Calabria nel corso della XI edizione della Settimana contro il razzismo è significativo che compia un gesto di civiltà dando un segnale culturale e politico importante annunciando il conferimento della cittadinanza onoraria ai minori nati sul nostro territorio. E’ auspicabile che anche il presidente del Consiglio Regionale della Calabria si faccia promotore di una risoluzione a tale scopo assunta dall’Assemblea con la sollecitazione a tutti i Comuni della regione ,anche se taluni lo hanno già fatto da tempo, perché valutino l’opportunità del conferimento. Sarebbe bello che la festa del 2 Giugno quest’anno si potesse arricchire invece di una grande testimonianza di solidarietà e di promozione dei diritti di cittadinanza.

                                                                                  Guido Leone

                                                                  Già Ispettore tecnico USR Calabria