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Lettera aperta di Magarò ai candidati a sindaco della Calabria

Lettera aperta di Magarò ai candidati a sindaco della Calabria
ReP

di Salvatore Magarò
presidente Associazione Più di Cento


Aldilà delle appartenenze e delle posizioni politiche ed ideali credo sia inderogabile chiedere a tutti i candidati a sindaco calabresi di mettere al primo punto dei programmi di governo dei Comuni le buone pratiche amministrative e la lotta alla corruzione. Le cronache stanno tracciando un quadro sconcertante della situazione e di recente sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sia Papa Francesco hanno indicato la corruzione come la piaga della nostra società.
Il nostro Capo dello Stato ha lanciato un appello alla “mobilitazione permanente” contro  “i tentativi di inquinamento e di corruttela", rimarcando “che non servono generiche esortazioni quanto, piuttosto, la mobilitazione ostinata e perseverante delle risorse della società italiana". Di tutti, dunque.
Il Pontefice non solo ha rivolto un duro monito nei confronti di chi è corrotto ma ha additato il fenomeno come una "piaga putrefatta della società", un "accanimento nel peccato". Ed ha avvertito: "Se non la si combatte apertamente, presto o tardi rende complici e distrugge l’esistenza".  
In particolare Papa Francesco ha sottolineato che la corruzione mortifica la dignità umana e  toglie risorse allo sviluppo ed alla povera gente. Sono parole sue: “Impedisce di guardare al futuro con speranza, perché con la sua prepotenza e avidità distrugge i progetti dei deboli e schiaccia i più poveri. E’ un male che si annida nei gesti quotidiani per estendersi poi negli scandali pubblici. La corruzione è un accanimento nel peccato, che intende sostituire Dio con l’illusione del denaro come forma di potenza. È un’opera delle tenebre, sostenuta dal sospetto e dall’intrigo".
Ma non intendo certo fare prediche. Se, del resto, lo stesso pontefice sottolinea che per debellare la corruzione “dalla vita personale e sociale sono necessarie prudenza, vigilanza, lealtà, trasparenza, unite al coraggio della denuncia”, credo che il contesto imponga una riflessione per verificare quali antidoti impiegare, anche a livello amministrativo, per impedire o comunque ostacolare l'avanzata silente dell'azione della corruzione e dell’illegalità, solo in parte individuata dal contrasto giudiziario. Come nell’esempio classico dell’iceberg, le analisi più pregnanti segnalano, infatti, che finora è emersa solo una piccola parte del fenomeno. L’allarme, quindi, è più che giustificato.
E’ compito doveroso della Politica, allora, riuscire a tirar fuori uno scatto di dignità e di rigore. Non è possibile delegare esclusivamente all’attività repressiva della magistratura e degli organi inquirenti  il compito di vigilare.
Quello per l’affermazione piena della legalità lo considero un impegno faticoso e difficile che prescinde dalle appartenenze ed esula dalle visioni politiche e deve essere necessariamente collettivo e trasversale.
E se non è possibile minimamente sottovalutare i rischi, sempre incombenti, di infiltrazioni mafiose nelle parti politiche impegnate nella competizione e di inquinamento delle liste e poi dello stesso esercizio del voto, meno  che mai in Calabria la politica può dribblare un preciso dovere, quello di promuovere concretamente misure e metodi mirati contro pratiche illegali e corruzione.
Non basta la deplorazione, infatti. Occorre prevenire e predisporre contromisure adeguate. Devono essere mese al bando le pratiche che vanno avanti negli uffici e negli assessorati grazie alle “spinte”, devono essere aboliti contributi e patrocini riservati agli “amici” ed agli “amici degli amici”.
Chiedo, perciò, che i programmi dei candidati a sindaco abbiano al primo punto dei loro impegni programmatici terapie d’urto. Penso a misure concrete, quali la velocizzazione degli iter burocratici introducendo una tracciabilità trasparente del procedimento amministrativo. Ma anche l’incentivazione del rispetto dei tempi d’esecuzione delle opere pubbliche.
A livello amministrativo i sindaci e gli amministratori pubblici possono far molto per velocizzare e  responsabilizzare la burocrazia adottando la “tracciabilità” del procedimento amministrativo con una trasparenza totale, sul modello adottato da Poste italiane per intenderci, al fine di consentire una verifica passo per passo dell’iter di ogni atto. E un altro punto programmatico qualificante deve essere la costituzione di parte civile obbligatoria da parte delle amministrazioni comunali non solo in tutti i processi di mafia e corruzione ma anche in quelli avviati contro la malapolitica, mirando ad ottenere per le casse pubbliche un risarcimento-danni materiali e di immagine.