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VIBO. Oggi presentazione del libro "No all'economia dell'esclusione e dell'inequità" di Michele Furci

VIBO. Oggi presentazione del libro "No all'economia dell'esclusione e dell'inequità" di Michele Furci

 

Oggi,Venerdì 19 giugno, alle ore 18.00, presso il Polo Culturale Santa Chiara di Vibo Valentia, verrà presentato il nuovo libro "speciale" di Michele Furci dal titolo "No all’economia dell’esclusione e dell’inequità" - Profilo storico della dottrina sociale della chiesa dalla Rerum Novarum ai nostri giorni, pubblicato da Adhoc Edizioni di Vibo Valentia. L'autore del volume, Michele Furci, è un personaggio molto conosciuto e davvero poliedrico. Nato a Dinami nel 1950, Furci risiede a Vibo dal 1980, sindacalista dirigente della CGIL anche a livello nazionale, scrittore e storico meridionalista, fondatore e presidente del Movimento dei Paesi e dei Quartieri, oggi dirige l'Archivio Storico della CGIL. Nelle "sue" motivazioni della pubblicazione un pensiero profondo e tante intenzioni importanti: "Perché ogni persona possa trovare, sempre e in ogni dove, le ragioni della propria missione terrena senza che alcuno, costringendolo all’esclusione sociale, possa impedirgli di contribuire con la sua unicità e creatività a sublimare i beni del creato!". Michele Furci dedica questo libro al fratello prete con una frase che è chiave di lettura del volume: "A mio fratello don Piero che, con le sue omelie domenicali, ha reso più agevole il messaggio evangelico della carità, del dono e della gratuità!". La prefazione del volume è affida a Monsignor Luigi Renzo, vescovo della Diocesi di Mileto, Nicotera e Tropea. Lo stesso vescovo stasera curerà uno degli interventi previsti e coordinati dal direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese, Gilberto Floriani. Dopo i saluti del sindaco di Vibo Valentia, Elio Costa, interverranno P. Giorgio Andolfi, docente di Teologia Morale presso l'Istituto Teologico Calabro di Catanzaro e Romeo Salvatore Bufalo, docente di estetica presso la facoltà di Filosofia dell'Unical. Michele Furci, in questo preciso momento storico e sotto il pontificato di Papa Francesco, intende richiamare l’attenzione su questi principi di dottrina cristiana e con la sua opera invita a riflettere ogni uomo di buona volontà, ogni uomo che ha a cuore il bene della collettività. In un tempo come il nostro in cui il concetto di società e di partecipazione sociale è diversificato e spesso contraddittorio, un chiarimento ed un accostamento sistematico alla Dottrina Sociale della Chiesa appare quanto mai opportuno ed importante. "È da apprezzare tantissimo Michele Furci - scrive in prefazione il vescovo Renzo- che con questa sua opera si getta nella mischia e si cimenta con questa delicata tematica, sapendo in partenza di correre il rischio di incomprensione e magari di fraintendimento negli scopi che si prefigge. Ad un approccio tematico e progressivo l’autore predilige un approccio più cronologico per periodi e pontificati, prendendo ad esame volta per volta i singoli Papi, che, a partire da Leone XIII (1878-1903), hanno affrontato nel loro Magistero aspetti della Dottrina sociale della Chiesa. Punto cruciale di partenza non poteva non essere proprio la Rerum Novarum di Leone XIII, l’Enciclica principe, che dal 1891 ha sancito e codificato con chiarezza dottrinale la radice del pensiero cristiano sulla proprietà privata, la libertà dell’uomo, la dignità del lavoro e dei lavoratori, in pieno contrasto sia col pensiero marxista, sia con la mentalità liberale e capitalistica della società occidentale allora dominante". Pietra miliare della Dottrina sociale della Chiesa, -aggiunge Monsignor Luigi Renzo- la Rerum Novarum è stata commemorata e arricchita di decennio in decennio dai Papi successivi, Ogni Pontefice ha ribadito con proprie argomentazioni la dignità ed il rispetto nei diritti della persona umana, il principio della solidarietà, della sussidiarietà e del bene comune, il rispetto e la custodia del creato, il rifiuto di una economia dell’esclusione e della inequità, soprattutto come ribadito energicamente proprio da Papa Francesco. È proprio lui a denunciare l’economia della esclusione e della sperequazione, che lui chiama “inequità”, capaci solo di uccidere la persona e la società. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: “con l’esclusione, scrive Papa Francesco, resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono sfruttati, ma rifiuti, avanzi”.