Direttore: Aldo Varano    

COSENZA. La città è scesa in piazza con "le donne e gli uomini scalzi"

COSENZA. La città è scesa in piazza con "le donne e gli uomini scalzi"
 

La Cosenza solidale e antirazzista, come altre più di 70 città italiane, è scesa in piazza compatta per gridare il suo dissenso alle politiche migratorie di quella Europa che è diventata sempre più una “Fortezza” inespugnabile, disseminata di muri, filo spinato, vedette, odio, diffidenza e intolleranza.

 

Un’Europa che ha osservato silente la morte di centinaia di profughi, un’Europa che ha marchiato disperati in fuga dalla guerra come pericolosi clandestini, un’Europa che di comunitario conserva solo l’acronimo.

 

Cosenza, accogliendo l’appello nazionale delle “Donne e degli uomini scalzi”, ha mostrato il suo volto migliore, quello che riesce a tenere insieme associazioni, comitati, unioni sindacali, movimenti, cooperativi sociali e sigle di partito.

 

Una manifestazione pacifica e simbolica che, però, non ha dimenticato di indicare precise responsabilità politiche e lanciare proposte concrete, come quella di un ripensamento globale del sistema di accoglienza, spesso gestito, anche nella nostra regione, da affaristi e malavitosi.

 

La piazza ha chiesto, inoltre, l’abolizione immediata di tutte le strutture detentive spacciate per centri di accoglienza, nonché la creazione di corridoi umanitari sicuri per tutte le vittime di guerra e l’istituzione di un diritto di asilo comune in tutta Europa, superando il regolamento di Dublino.

 

La manifestazione di venerdì 11 settembre non vuole rappresentare solo un momento occasionale di riflessione e sensibilizzazione delle coscienze, ma l’inizio di un percorso condiviso, di una piattaforma allargata che tuteli gli interessi di tutti i migranti.

 

Per questo, nei prossimi giorni, come comitato organizzatore locale della manifestazione, chiederemo al Prefetto di Cosenza l’apertura di un tavolo per discutere del sistema di accoglienza in provincia, chiedendo controlli e maggiore trasparenza affinché casi come quello di Spineto o di Rogliano non si verifichino più.

 

Chiederemo, inoltre, un miglioramento nella gestione degli sbarchi, moltiplicatisi a dismisura sulle nostre coste negli ultimi mesi, capace di coinvolgere attivamente volontari, associazioni e comitati nell’organizzazione della prima accoglienza, potenziando la dotazione degli operatori, affinché gli sbarchi non si trasformino in mere operazioni di “ordine pubblico”. Infine, chiederemo un tavolo permanente sulla questione dei Rom che porti a una soluzione certa, con scadenze definite, per evitare che l’inaccettabile tendopoli di Vagliolise diventi una soluzione “strutturale” finalizzata al definitivo sgombero, vista l’indeterminatezza e la fumosità di alcuni proclami istituzionali.

 

Per dare vita a tutto questo occorre l’aiuto di tutte le realtà che venerdì 11 settembre sono scese in piazza, nella ferma convinzione che la partecipazione simbolica si possa prontamente trasformare in azione.