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CATANZARO. Magorno chiude la Festa dell'Unità

CATANZARO. Magorno chiude la Festa dell'Unità
Catanzaro protagonista, grazie alla tre giorni organizzata dalla Federazione provinciale del Pd di Catanzaro in Galleria Mancuso. Dibattiti politici che hanno dimostrato che il Pd catanzarese “esiste, è vivo e vuole essere protagonista sui temi nazionali, regionali e sulle prospettive della regione”. E con la festa che per scelta il Pd fa nel cuore della città capoluogo, “dimostriamo di essere l’unico partito in campo, un importante occasione per ragionare e dire la nostra in un momento difficile per la politica”. Lo afferma il segretario regionale del Partito democratico, e componente della commissione nazionale Antimafia, Ernesto Magorno che chiude la tre giorni democratico con un sentito riconoscimento allo sforzo della dirigenza provinciale. Incalzato dal giornalista Antonio Cantisani, Magorno parla di legalità, di Mezzogiorno, del Porto di Gioia Tauro come “porta logistica della Calabria sul Mediterraneo”, del masterplan per il Sud, di infrastrutture e lavoro che “deve essere chiesto per superare il precariato, e naturalmente della sanità e dell’unità del Partito.

Partendo dalla stretta attualità con gli arresti di oggi dei presunti assassini del piccolo Cocò, Magorno, nell’introdurre l’importanza della lotta alla ‘ndrangheta, si dice convinto che “l’insegnamento della cultura della legalità deve partire delle scuole, così come bisogna insegnare che i diritti non sono favori e devono essere dati ai cittadini”. “Le emergenze del Mezzogiorno non devono diventare un alibi per non fare le cose che dobbiamo fare noi – afferma Magorno -. L’attenzione al Sud viene dal Partito e dal suo premier. Se la Calabria non ha avuto una strategia è prima di tutto da attribuire a chi questa regione politicamente e istituzionalmente l’ha governata prima. Se i fondi europei potevano essere un volano per ridurre le distanze con il resto d’Europa, a chi deve essere attribuita la responsabilità se non a chi ha governato prima di Oliverio? Ancora una volta ha ragione Renzi, anche da Scalea disse ai calabresi ‘riappropriatevi dei processi, a partire dalle risorse che ci sono’. Intanto cominciamo a fare la nostra parte bene, per potercela fare. E poi potremo chiedere al Governo di fare la propria, quando programma per la parte di sua competenza”. Parlando dei primi dieci di governo regionale, Magorno afferma: “Oliverio ha rispettato i tempi previsti dalle norme per cambiare lo Statuto e avere le mani libere per scegliere la sua Giunta. Nella nostra regione ci sono delle eccellenze, ad esempio nel settore della sanità: lo sappia il commissario Scura sull’Emodinamica a Catanzaro noi faremo una guerra per mantenerla a Catanzaro. Smontare una eccellenza significa impoverire la nostra regione”. Proprio questo pomeriggio, Magorno ha visitato il reparto di Emodinamica del “Pugliese” con il consigliere regionale Enzo Ciconte, sul palco assieme a Magorno, al segretario provinciale di Catanzaro Enzo Bruno, al capogruppo del Pd al Comune Lorenzo Costa, al responsabile regionale dell’organizzazione Giovanni Puccio, e provinciale, Francesco Perri. Presenti tanti sindaci, amministratori, dirigenti provinciali e regionali e il consigliere regionale Tonino Scalzo.

“Abbiamo raccolto un disastro che pesa tutto su questi dieci mesi – prosegue il segretario regionale -, ma io vedo che si va nella direzione del cambiamento non serve a nessuno indebolire l’azione di governo, in questo momento interamente il Pd si raccoglie attorno all’azione di governo e al suo presidente”. Sulla sanità, Magorno dice di pensarla come il sottosegretario Marco Minniti: “Oliverio ha il diritto di indicare i progetti e dare le direttive sulla sanità. Fa bene ad incalzare il commissario Scura: ai cittadini calabresi interessa essere curati bene nella regione non essere costretti a migrare, della funzionalità degli ospedali, non delle liti con Scura. Un buon commissario è quello che mette a posto i conti e rimette la responsabilità nelle mani del presidente della regione che è stato democraticamente elette”. Troppo esaltate le divisioni che ci sono all’interno del Pd e poco valorizzate le condivisioni, dice ancora Magorno che assicura: “Il rapporto tra il Partito calabrese e quello nazionale è particolarmente solido e finalizzato a portare la regione nella direzione del cambiamento”.

“Più che occuparci della divisioni del Pd, alla dirigenza chiedo di promuovere un’azione per mandare a casa il sindaco di Catanzaro non è possibile che ci sia un’amministrazione comunale così inefficiente. Il punto vero – suggerisce il segretario regionale - è che dobbiamo stare insieme per i nostri valori, allora non si parlerà più di divisioni”. Magorno conclude il suo intervento raccogliendo la richiesta del segretario provinciale Enzo Bruno: “Ti chiediamo di continuare l’impegno che hai assunto per la città di Catanzaro ma anche di portare a Roma le speranze, le richieste e la richiesta di far venire Matteo Renzi nel capoluogo della regione”.

Che il Pd “esiste ed è vivo” lo afferma anche Pino Soriero, l’autore del libro al centro del primo confronto dell’ultima giornata della Festa de L’Unità, dove il Mezzogiorno, come nelle serate precedenti lo erano stati il dibattito sul Capoluogo e sull’Area Vasta, diventa un tema di riflessione come modo per “rompere la spirale della rassegnazione e dell’indifferenza. Le tante presenze registrate in questi giorni – dice ancora Soriero - dimostrano che c’è voglia di stare insieme, rafforzare un circuito democratico delle idee e della partecipazione”.

Merito del Pd, in questi giorni è stato quello di “aver rimesso al centro del dibattito sullo sviluppo dell’area centrale della Calabria Catanzaro e la sua provincia”, dice Francesco Perri, responsabile organizzazione della segreteria provinciale Pd a cui è toccato il compito di moderare il dibattito al quale hanno preso parte la presidente regionale di Legacoop, Angela Robbe, il segretario della Slc-Calabria, Daniele Carchidi, il segretario del circolo “Lauria” Pasquale Squillace, il responsabile organizzazione regionale Giovanni Puccio. Dalla cassa per il mezzogiorno al ruolo delle classi dirigenti che “lasciavano al Sud la nicchia delle politiche straordinarie, mentre i ministeri intervenivano con l’ordinario nel centronord, rafforzandone il tessuto produttivo, determinando un fatto importante: in pochi anni si portano 48 miliardi di investimenti al Nord e solo cinque al Sud. Ecco perché si è incuneata la sensazione della solitudine, dell’impotenza e della rassegnazione. Ecco perché – dice ancora Soriero – concentrare l’attenzione sul ‘che fare’, come muovere le forze, per questo è importante la presenza del mondo della cooperazione e del sindacato”.

Ma ci sono anche degli “agganci positivi”, e l’eco dei dati della Svimez era finalizzata proprio a questo “scossone” che ha spinto anche il premier Renzi ha ripotare il Mezzogiorno in cima all’agenda politica del governo, ricorda Perri. Come uscire dalla crisi? “Si tratta di collegare alla novità nazionale data discussione messa in campo da masterplan per il Mezzogiorno a temi strettamente locali, come lo sviluppo del Porto di Gioia Tauro – dice ancora Soriero – che significa sviluppo delle infrastrutture e dei porti di tutto il Paese così come dobbiamo riconoscere che l’aeroporto di Lamezia sia a supporto dell’intera regione”. Infrastrutture, quindi, ma anche tecnologia e innovazione, “lo sviluppo – conclude Soriero - può crescere se le città esercitano una funzione guida, ecco perché parliamo di Catanzaro e della valorizzazione di tutta l’area vasta”.

Parlare del Mezzogiorno spesso è difficile perché “stanca”, e se ne parla proprio perché “non siamo stati capaci di risolverlo. E’ quindi necessario vedere i problemi, per capire come ci dobbiamo muovere e cosa fare”. Lo afferma Angela Robbe che sottolinea il ruolo e il valore della cooperazione per favorire lo sviluppo ma oltre le risorse, “che non bastano, accanto ai progetti servono le persone che costruiscono un progetto comune. Quello che è mancato, dice Angela Robbe è stato proprio “non essere stati parte di una comunità”. La cooperazione nel Mezzogiorno è stata marginale proprio a causa della preponderanza dell’individualismo. “Dall’impasse si esce se iniziamo a pensare da cittadini, che se si lavora insieme aumentano le possibilità di successo – rimarca – in questo modo rischiamo di non utilizzare le possibilità che stanno arrivando”.

Per ridurre “la solitudine del Mezzogiorno” anche il sindacato può dare un importante contributo. “Nell’agire quotidiano dobbiamo distingue i ruoli, quando c’è invasione di campo subentra la conflittualità – afferma Daniele Carchidi -. Il sindacato deve preoccuparsi solo dell’impatto delle decisioni sulla gestione, con il confronto quotidiano e costante si possono raggiungere risultati ottimali”. La festa si chiude in bellezza e in musica con il concerto di Mimmo Cavallaro, un altro spettacolo centrato, dopo Eugenio Bennato e Pietra Montecorvino, dal promoter Maurizio Senese.