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LEGAMBIENTE presenta Manifesto rilancio aree interne

LEGAMBIENTE presenta Manifesto rilancio aree interne

Esperienze, analisi, governance e buone pratiche per il rilancio delle aree interne. È stato presentato questa mattina all’Università degli Studi del Molise, il Manifesto di Legambiente nazionale per il rilancio delle aree interne, un documento per rilanciare le potenzialità dell’Italia dei borghi, delle aree protette e dei territori interni, identificandone limiti e vantaggi da sviluppare anche a livello normativo e progettuale.

“Investire nelle aree interne dovrà essere una priorità anche nella nostra regione – spiega Francesco Falcone presidente di Legambiente Calabria-, dove tanti sono i comuni e le realtà montane che oggi soffrono lo spopolamento con rischio di perdita delle identità, delle culture, delle tradizioni, dei saperi e dei sapori: è necessario un ritorno ed una rivitalizzazione delle aree interne che rappresentano scrigni di bellezza. L’auspicio è che questo Manifesto venga praticato ed attuato anche in Calabria. La politica dovrebbe ritornare a saper interpretare i bisogni ed indicare prospettive di sviluppo e di modernità, le stesse che hanno fatto dell’Italia, nel passato recente, il bel Paese con un ‘made in Italy’ che il mondo ci invidia”.

“L'Italia ha bisogno di un riequilibrio territoriale che rinsaldi le alleanze tra aree rurali e marginali e centri urbani e restituisca centralità ai territori dove il rapporto virtuoso tra nuova economia, coesione sociale e bellezza sta favorendo la transizione verso modalità di produzione a basse emissioni e sistemi di economia circolare”, si legge sul Manifesto, che prende spunto dal Manifesto della rete delle comunità di montagna green e smart promosso sempre da Legambiente e siglato nel luglio scorso,  per promuovere il rilancio delle aree interne del Paese.

“Questi oggi sono i luoghi in grado di accogliere un modello sostenibile di governo, che punti prioritariamente sulla manutenzione e sul presidio attivo, attraverso la pianificazione del territorio abitato e naturale, la messa a valore dei servizi ecosistemici, la tutela del paesaggio e della biodiversità, la multifunzionalità dell'agricoltura e delle foreste, lo sviluppo di forme di turismo sostenibile ed economie della bellezza fortemente intrecciate a filiere della conoscenza e dell’innovazione, in grado di dare risposte anche alle esigenze di accogliere in maniera sostenibile  migranti e profughi ambientali”. 

E’ una vera sfida di rivitalizzazione dei territori che parte dalle risorse e dalle esperienze locali e che deve dettare alcuni precisi indirizzi e priorità di governance e programmazione, perciò occorre intervenire a più livelli, nei luoghi della semplicità amministrativa, per attivare una burocrazia a filiera corta, più agile ed efficace di quella dei grandi centri urbani; nei luoghi della buona gestione del territorio, per favorire la messa in sicurezza e la manutenzione permanente del territori,  la tutela della biodiversità e la gestione sostenibile delle filiere naturali (boschive, agricole, idriche); i luoghi della buona energia, moltiplicando la generazione distribuita attraverso le rinnovabili e costruendo sui territori un quadro di regole chiare e stabili che favoriscano la  trasformazione del sistema energetico verso l’indipendenza e l’accessibilità energetica a tutti; i luoghi della buona agricoltura, biologica, biodinamica, rifiuti free, plurifiliera, multifunzionale, no ogm, innovativa e di qualità; iluoghi della buona economia, dove sia incentivato l’insediamento dei comparti più promettenti della nuova economia, della innovazione e della ricerca per garantire alle imprese competitività e forte dinamismo a livello internazionale; i luoghi della bellezza e del buon turismo, in grado di creare nuovi prodotti turistici attraenti che facciano leva sulle risorse ambientali e della tradizione, ma che sappiano declinarle al futuro intercettando i bisogni più originali e avanzati del mercato del turismo ambientale; i luoghi della buona gestione del ciclo dei rifiuti, riorganizzato su sistemi di area vasta che producano economie di scala interessanti, ma anche basato su cicli produttivi agricoli dove il recupero/riuso dei materiali sia facilitato mediante la promozione di metodologie food/non food.