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REGGIO. Il CIS ha promosso “Comunicazione e metafore nel commento ai testi sacri”

REGGIO. Il CIS ha promosso “Comunicazione e metafore nel commento ai testi sacri”
Nel contesto del ciclo di incontri su “I Padri della Chiesa”, nella Sala “Mons. Ferro” della Curia Arcivescovile di Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori, ha organizzato il terzo incontro “Comunicazione e metafore nel commento ai Testi Sacri”. Il ciclo curato dalla prof.ssa Paola Radici Colace intende esaminare vari momenti in cui i Padri della Chiesa commentano i Testi Sacri, ricorrendo a metafore, che fanno parte di molti settori della pratica artigianale o professionale dell’uomo e che servono per comunicare meglio all’uditorio del momento concetti teologici astratti. All’incontro coordinato da Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS, sono intervenuti: Mons. Giovanni Polimeni, Vicario Generale dell’Arcidiocesi di Reggio-Bova e la prof.ssa Paola Radici Colace, ordinario di Filologia Classica dell’Università di Messina, presidente Onorario del CIS. Mons. Polimeni ha ricordato che nel corso dei primi secoli i Padri della Chiesa, attraverso i loro insegnamenti e gli scritti, influirono profondamente allo sviluppo e alla formazione del costume cristiano. Due discipline studiano la produzione dei Padri della Chiesa: la patrologia che studia gli aspetti storico-letterari e la patristica che studia gli aspetti teologico-dottrinali. La relatrice, prof.ssa Colace, ha sostenuto che sono molte le metafore dove Dio, nell’atto di creare il mondo, è presentato a volte come un Dio-metallurgico che fonde i metalli, in altre come un Dio- architetto che costruisce il mondo e in altre ancora come un Dio-vasaio che plasma uomini-vasi o come un Dio- monetiere che conia uomini-monete. E Cristo è il Christus Medicus, che risana le ferite dell’anima, o il Christus Pastor, che si prende cura delle pecore-uomo, o il Christus Mercator o Redemptor, che ricompra l’umanità vendutasi al peccato. Il peccatore è di volta in volta la pecorella smarrita, simbolo importante nell’economia di un popolo nomade, la dracma perduta, il figliol prodigo, il lavorante dell’ultima ora, il pesce pronto ad essere catturato dalle reti del Christus Piscator o da quelle, anch’esse stese sulla spiaggia, del nemico. E l’inferno è un lebete, capiente calderone, che ribolle sul fuoco pieno di pezzi di carne/peccatori. Un mondo di immagini, fortemente evocativo, ricco di implicazioni indirette, puntella le omelie e le esegesi dei Padri ai Testi Sacri. Ed i commenti, nati come opere di servizio, partoriscono di fatto altri testi che si nascondono all’ombra del testo commentato, continuamente richiamato nell’anelito attualizzante di avvicinarlo con forza ed incisività ai fedeli presenti.