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REGGIO. Alle "Muse" incontro la critica cinematografica Paola Abenavoli

REGGIO. Alle "Muse" incontro la critica cinematografica Paola Abenavoli
 

Ancora un “Videodibattito” al Laboratorio delle Arti e delle Lettere “Le Muse”, all’insegna del dialogo e del confronto. Venerdi scorso, come ogni primo venerdì del mese, ancora un appuntamento collegato ai -10 Comandamenti- . Una manifestazione che come rito dichiara Giuseppe Livoti – presidente Muse – prevede un dialogo con Paola Abenavoli – critica cinematografica e la risposta di una “opinionista per una sera” che esprime il proprio parere sull’argomento trattato. Ad essere preso in esame è stato il primo comandamento, "Non avrai altro Dio all'infuori di me", nel suo significato profondo di esclusione di tutte quelle forme di idolatria pagana che governavano il mondo allora e lo governano anche oggi, ovvero il dio denaro (come sottolinea spesso Papa Francesco, inducendoci a rifuggire le tentazioni della società odierna che portano a non vedere più l'essenza della esistenza ed i valori), il potere, il desiderio di dominare le vite degli altri. A questi oggi si aggiungono i media, il narcisismo, il desiderio di apparire. In questa ottica, il cinema è stato sempre uno strumento per analizzare queste tematiche ha raccontato l’Abenavoli: il denaro e la ricerca di potere che proviene dallo sfruttamento dell'uomo, come ben evidenziato da Chaplin nei suoi film, a partire dal già citato "Tempi moderni", passando per De Sica, ad esempio con "La riffa", episodio di "Boccaccio 70" con Sofia Loren, per arrivare a tempi a noi più vicini con "The Truman Show", profetica visione di Peter Weir (già regista de "L'attimo fuggente"), in cui la televisione diventa strumento per dirigere la vita di un uomo, inconsapevole protagonista, sin dalla nascita, di un reality show stile "Grande fratello" (che però arriverà in tv soltanto due anni dopo l'uscita nella sale di questo film). L’opinionista Antonia Giglietto – psicologa, si è soffermata su come oggi cerchiamo –modelli irraggiungibili- e dopo i 40 anni subiamo processi di emulazione, vogliamo essere altro da noi, per arrivare a possedere ciò che non ci appartiene. Questo perché fondamentalmente viviamo in solitudine, occorre ritornare alla religione, alle tradizioni affinché ognuno possa mostrarsi così come è, liberandoci da quel narcisismo che distrugge la società odierna.