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REGGIO. Vittima di atti di bullismo a nove anni. La madre denuncia la scuola

REGGIO. Vittima di atti di bullismo a nove anni. La madre denuncia la scuola

Dispetti, angherie, vessazioni, fino a passare alle vie di fatto: botte che l'hanno mandato al Pronto Soccorso. E nessuno a scuola ha mosso un dito. Ma ora il bambino e la sua mamma hanno detto “basta”. E' un caso di bullismo in piena regola di estrema delicatezza e gravità, data la giovane età dei bambini coinvolti, tra i nove e i dodici anni, e il riprovevole “lassismo” delle istituzioni scolastiche, quello consumatosi in un paese della provincia di Reggio Calabria.

Giuseppe, il nome di fantasia della piccola vittima di questa incresciosa vicenda, che ha solo nove anni, era da tempo nel mirino di una “banda” di compagni di classe e di scuola nell'istituto comprensivo del suo paese: scherzi pesanti, come lo zainetto gettato nella spazzatura, angherie, umiliazioni. Una situazione di cui le insegnanti erano ben al corrente ma a cui assistevano senza intervenire: la mamma si era recata più volte in classe per lamentare i brutti gesti di cui il figlio era bersaglio, ottenendo come unica risposta dai docenti il “consiglio” di portarlo a scuola e di venirlo a prendere dieci minuti dopo il suono della campanella, per evitare di “esporlo” nei momenti più problematici dell'entrata e dell'uscita. E già questo è tutto dire.

Ma i piccoli “bulli” hanno presto alzato il tiro della loro persecuzione e il 27 gennaio, dopo l'uscita da scuola, nel cortile del plesso, sono arrivati ad alzare le mani su Giuseppe: un autentico pestaggio di massa perpetrato da compagni di classe ma anche da studenti delle medie e che ha procurato al bambino botte e contusioni in tutto il corpo, in particolare alla schiena, sul dorso e agli arti. Il piccolo ha avuto bisogno di cure mediche al pronto soccorso dell'ospedale più vicino, dove gli hanno riscontrato una prognosi di 5 giorni salvo complicazioni, ma l'ortopedico, dopo una visita specialistica, gliene ha riconosciuti 20, prolungando in seguito la prognosi di altri 10 giorni.

Come si è potuti arrivare a tanto? Perché sono stati trascurati i ripetuti segnali dei mesi e dei giorni precedenti? Le insegnanti e il dirigente scolastico hanno preso qualche provvedimento nei confronti dei ragazzini responsabili degli atti di bullismo? Hanno parlato con le loro famiglie? Sono stati interessati i servizi sociali? Tutte domande legittime a cui la mamma di Giuseppe adesso pretende risposta. I fatti del 27 gennaio, infatti, sono stati la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il ragazzino, del resto, oltre alle ferite fisiche, ha subìto un profondo shock, non ha più la forza di tornare in quella scuola ed ha avuto bisogno di supporto psicologico per superare il trauma: ora è seguito da uno psicologo. E la madre ha ritenuto di intervenire in modo fermo prima che fosse troppo tardi: sta pensando di non mandarlo più in quell'istituto, sta valutando di chiedere il trasferimento in un'altra struttura scolastica e, attraverso il consulente Salvatore Agosta, si è rivolta a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali a tutela dei diritti dei cittadini, per salvaguardare il ragazzino e per ottenere giustizia.

Giustizia non tanto nei confronti della baby gang che ha terrorizzato e picchiato Giuseppe, dei minori che non sarebbero neanche penalmente perseguibili, ma nei riguardi di chi ha permesso tutto ciò omettendo di vigilare sulla sicurezza di un alunno che era sotto la propria responsabilità, e macchiandosi di colpe ben più pesanti: l'istituto scolastico. Attraverso il servizio legale di Studio 3A, dunque, ieri, 29 febbraio 2016, è stata presentata formale querela presso la locale stazione dei carabinieri, che peraltro nei giorni scorsi avevano già effettuato un sopralluogo in quell'istituto.

“E' una vicenda inqualificabile su cui ogni commento è superfluo: un istituto a cui le famiglie affidano i figli, la loro educazione e la loro incolumità, non può venire meno così alle proprie responsabilità – sostiene il Presidente di Studio 3A, dott. Ermes Trovò - Tutelare i diritti della persone è la nostra mission, ma quando si tratta di bambini lo è doppiamente e non ci fermeremo di fronte a nulla per ridare serenità a questa famiglia e a questo bimbo che ha vissuto per mesi un dramma silenzioso. Che casi come questo non abbiamo mai più a ripetersi: abbiamo tutti il dovere di non accettare passivamente la piaga del bullismo”.