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CATANIA. 23 arresti per mafia che, secondo l’accusa, era in affari con MATACENA per i traghetti

CATANIA. 23 arresti per mafia che, secondo l’accusa, era in affari con MATACENA per i traghetti

La mafia catanese era in affari con una società riconducibile ad Amedeo Matacena per la gestione dei traghetti sullo Stretto di Messina.

Emerge dall'indagine della Dda di Catania che ha portato all'arresto di 23 persone e al sequestro di beni per 50 milioni di euro. L'inchiesta ha riguardato l'evoluzione di Cosa Nostra subito dopo l'indagine Iblis e ha confermato la vocazione imprenditoriale della "famiglia" catanese, infiltratasi in vari settori tra cui i trasporti per iniziativa del boss Enzo Ercolano figlio del capomafia deceduto Giuseppe e fratello di Aldo, condannato all'ergastolo. Ercolano ha operato con la collaborazione di altri indagati tra cui, Francesco Caruso e Giuseppe Scuto. Affari anche nel commercio delle carni per la grande distribuzione in cui si sono inseriti Enzo Aiello e alcuni dei suoi piu' stretti aiutanti, grazie all'intestazione fittizia di società di settore e tramite gli accordi con l'imprenditore calabrese Giovanni Malavenda.

Le manovre della mafia sul terreno della politica si sono spinte fino alla costituzione nel 2008 di un partito (il Partito nazionale degli autotrasportatori) che con l'intento di garantire i loro interessi di cui erano portatori in conto proprio e altrui, per esempio avere un canale privilegiato con le amministrazioni pubbliche per incassare gli ecobonus, era stato messo a disposizione dell'allora Presidente della Regione in occasione delle elezioni europee del 2009.

Secondo quanto ricostruito, la società Servizi Autostrade del Mare fittiziamente intestata a Caruso ma in effetti facente capo agli Ercolano e i fratelli Aiello, aveva stipulato con la società Amadeus spa, riconducibile ad Amedeo Matacena, un contratto di affitto di tre navi da utilizzare come vettori per i collegamenti tra la Sicilia e la Calabria. L’attività si protrasse con ottimi risultati nei mesi a cavallo tra gli anni 2005 e 2006, fino a quando - per ragioni legate a scelte effettuate da un'altra società estranea alle indagini - si interruppe improvvisamente la navigazione con consistenti danni per la Servizi Autostrade del Mare.

Nell'ambito dell'operazione Caronte sono stati inoltre sequestrati beni di valore ingente, comprendenti 31 imprese ed i relativi beni strumentali, 7 beni immobili e 4 autoveicoli. Il sequestro colpisce il patrimonio immobiliare, finanziario ed imprenditoriale illecitamente accumulato negli anni dall'associazione mafiosa, non solo nelle province siciliane di Catania, Palermo e Messina, ma anche nelle province di Napoli, Mantova e Torino. (fonte agi)