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REGGIO. Ma per i ROM non è stato Natale. DELFINO

REGGIO. Ma per i ROM non è stato Natale. DELFINO

di CRISTINA DELFINO - (REP) Le luci natalizie in città stridono con il dramma quotidiano di una famiglia che ormai da due mesi vive in auto o chiedendo, nelle notti più fredde, precaria ospitalità. Per quattro bambini (di 9, 5, 7 e 3 anni) e i loro giovani genitori quest’anno non sarà il consueto Natale. Dopo lo sgombero dall’alloggio del rione Marconi, assegnato provvisoriamente nel lontano 2005, e nonostante le delucidazioni sul caso fornite al Comune, tutt’oggi non è stato possibile per la famiglia ritornare a casa.

Crediamo anche noi, come l’amministrazione comunale, nell’idea di una città solidale ed accogliente e per questo oggi vorremmo che si ponesse una riflessione, in primo luogo, sul tipo di approccio adottato per affrontare queste problematicità importanti nella nostra città.

Sull’attuale questione delle famiglie sgomberate del rioni Marconi lo scorso ottobre, ci risulta siano state adottate soluzioni differenti. Fortunatamente per una famiglia è stato possibile rientrare nell’alloggio precedentemente occupato. Ma non per le altre.

Senza alcun tono di polemica, vorremmo comprendere la logica che spieghi questo differente esito della vicenda. Può forse spiegarsi nella rigidità burocratica, che premia coloro che meglio e più argutamente si approcciano al sistema decisionale? E’ forse dovuto ad una questione di differente etnia? Se così fosse, e ci auguriamo il contrario, ci troveremmo di fronte ad un vero e proprio atto di discriminazione a giustificare una così palese divergenza di soluzioni prospettate.

Vorremo anche si riflettesse sui criteri che si intendono adottare per questo tipo di problematiche e auspichiamo ci sia un margine di dialogo sul tipo di proposte già avanzate alle famiglie sgomberate, vale a dire la divisione del nucleo familiare e la sistemazione in case d’accoglienza. A nostro avviso, in tal modo, si lede il diritto dei nuclei familiari a stare insieme sotto uno stesso tetto, un’ingiustizia che potrebbe essere evitata se si venisse incontro in tempi congrui al bisogno alloggiativo di famiglie indigenti.

Su questi temi, vorremmo si aprisse un dialogo con l’amministrazione che afferma di credere nel progetto di una città più solidale ed accogliente. A noi preme che questa speranza non venga delusa, affinché realmente questa città sia resa migliore per tutti, senza alcun tipo di esclusione che categorizzi le persone, rendendone difficoltosa, se non impossibile, la reale e dignitosa partecipazione alle vita sociale della città.

Cristina Delfino