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UNINDUSTRIA. In Calabria una finta classe dirigente frena crescita, innovazione, sviluppo MAZZUCA

UNINDUSTRIA. In Calabria una finta classe dirigente frena crescita, innovazione, sviluppo MAZZUCA

di NATALE MAZZUCA* - (rep) Il 2014 si è rivelato molto più difficile del previsto. Ad inizio anno anche il Centro Studi di Confindustria aveva scritto che l’economia italiana avrebbe invertito la rotta e sarebbe cresciuta, seppur di poco. Una previsione condivisa dalla maggioranza degli analisti che purtroppo non ha trovato rispondenza, facendo invece segnare un ulteriore -0,5%, che sommato ai nove punti di perdita cumulati dal 2007 (che diventano 25 per l’industria ed oltre 40 per le costruzioni) restituisce la fotografia di un Paese in gravissime difficoltà e di un territorio, quello calabrese, in crisi cronica e persistente. Ci se ne rende conto ogni giorno, purtroppo, all'interno delle imprese, così come nella gestione della vita familiare e lavorativa, per chi ha la fortuna di avere un lavoro.

Sono il Mezzogiorno ed ancor di più la Calabria le aree che stanno pagando il conto più salato alla crisi complessiva, anche per le impostazioni date alle misure di politica economica assunte negli ultimi anni. Che molto dipenda dalla struttura economica del Sud è di assoluta evidenza, ma che tanto ed anche di più, considerati i tempi, sia a causa delle scelte effettuate a livello nazionale, come dimostra un recentissimo studio della Banca d'Italia, è meno noto, quasi per nulla evidenziato dai decisori politici meridionali, del tutto assente dai temi di dibattito e quindi lontano dalla percezione e dalla consapevolezza della pubblica opinione. Fatta questa premessa, ad inizio di nuovo anno ed alla vigilia della convocazione del Consiglio regionale, cui dovrebbe seguire l'individuazione delle deleghe e la nomina degli assessori, è bene focalizzare un paio di cose.

La prima è che la situazione regionale è molto più grave di quanto si potesse immaginare anche con esercizi di pessimismo. La seconda è che le dimensioni dei problemi, proprio per le incrostazioni che si sono sedimentate nel tempo, sono tali che non basta l'esercizio di buona volontà da parte di pochi, ma occorre l'impegno convinto e costante di tutte le migliori risorse presenti ed attive. Servono visione lunga e nuove energie per ricucire l'attuale frammentazione, superando particolarismi e localismi miopi quanto dannosi.

Per la parte che ci riguarda siamo consapevoli che la crisi non si supera guardando soltanto ai propri interessi corporativi. Con la costituzione di Unindustria Calabria il nostro sistema ha scritto una pagina importante in direzione dello sviluppo, per contribuire in modo diretto e autonomo al benessere collettivo e alla crescita complessiva del nostro territorio. Unindustria Calabria vuole essere una risposta adeguata alle complessità del momento e rappresenta il desiderio di cambiamento che pervade gli imprenditori.

Nella stessa misura invitiamo tutti a cambiare. Ad iniziare dalla politica e dalla pubblica amministrazione, per come ha sottolineato il Presidente del Consiglio Renzi nel corso della sua recente conferenza stampa.

Chiediamo di essere liberati dai lacci e lacciuoli posti in essere da una finta classe dirigente che frena la crescita, l’innovazione e lo sviluppo. C'è necessità di una classe dirigente che sappia interpretare le esigenze ed i bisogni che emergono dai cambiamenti in atto. Occorre dire basta alle carriere facili ed alle promozioni per appartenenza, introducendo efficaci criteri di meritocrazia, dando spazio alle competenze ed alle capacità.

Unindustria Calabria nasce insieme al nuovo governo regionale. Con i migliori auguri di buon lavoro offro al Presidente Oliverio la nostra piena disponibilità a collaborare per far uscire la regione dalla pericolosa deriva verso un tipo di sottosviluppo che rischia di minare la stessa tenuta sociale. Vogliamo collaborare in maniera trasparente e responsabile, condividendo scelte, percorsi e determinazioni. Non chiediamo favori, corsie privilegiate o contributi a pioggia; siamo invece pronti ad offrire le nostre competenze, le nostre migliori prassi e la forza della nostra rete per favorire forme di sviluppo sostenibile, integrato e durevole, per attrarre investimenti, lavorare, dare lavoro e creare benessere per tutti i cittadini.

Trasparenza e legalità dovranno costituire i principi guida per l'operato di tutti. Non enunciazioni vuote e demagogiche, ma precondizioni sostanziali e tangibili di ogni atto o comportamento assunto. Ne abbiamo assoluto bisogno, non solo per combattere la corruzione ed il malaffare, ma per far recuperare alla Pubblica Amministrazione la fiducia delle imprese e dei cittadini, innalzando il livello di reputazione del nostro territorio che rappresenta, purtroppo, uno degli ostacoli verso la crescita e lo sviluppo.

Nella stessa misura è necessario difendere e tutelare i principi del libero mercato, mettendo in atto tutti gli strumenti necessari per combattere ogni forma di privilegio, rendita di posizione o regime di monopolio. L'accesso alle gare d'appalto od alle commesse pubbliche in genere non può essere una "riserva" per pochi. A chi tenta di prendere scorciatoie o di passare con il rosso deve essere ritirata la patente. Siamo stanchi di furbi e furbetti, così come di compari e comparucci, figli e figliocci.

Le previsioni per l'anno che si avvia sono di tono positivo. Il nostro Centro Studi prevede un +0,5% che, se a breve può poco rispetto alla mole dei problemi che la durata e la profondità della crisi hanno consolidato sopra quelli già preesistenti, in prospettiva può essere irrobustito da fattori esterni di sicuro aiuto: petrolio basso, dollaro più alto ed accelerazione del commercio mondiale. Le stime indicano un +1,2% per il PIL italiano, già per il 2015 e di ulteriori 1,2 punti nel 2016. I rischi e l’incertezza restano alti, ma almeno non se aggiungono di nuovi. Può essere l’inizio di una ripresa, per quanto faticosa ed in salita.

Ci sono, quindi, molte opportunità da cogliere ed assecondare con efficaci politiche di taglio espansivo. Per quanto riguarda la Calabria, il primo banco di prova è costituito dall'uso produttivo dei fondi comunitari in maniera tale da restituire agli stessi il carattere di sostegno aggiuntivo alle misure di politica interna. La programmazione 2014-2020 rappresenta in maniera drammatica l’ultima chiamata. Non è più consentito perdere fondi, sprecando importanti occasioni di investimento per il territorio. Sarà fondamentale il confronto franco e serrato con il partenariato socio-economico, spesso derubricato, ahinoi, a mere occasioni di incontro formale senza alcuna ricerca di momenti di realizzazione condivisa.

Servirà saper alzare lo sguardo per guardare al futuro, in maniera chiara, ferma e determinata.

*Presidente Unindustria Calabria