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Oliverio, i nemici di Reggio e la solita solfa. MALLAMACI

Oliverio, i nemici di Reggio e la solita solfa. MALLAMACI

di NINO MALLAMACI - (rep) La scritta che ha accolto il presidente Oliverio alla porte di Reggio, qualche giorno fa, non è affatto opera di qualche imbecille, come si è detto e scritto.

Quella scritta, al contrario, è stata coniata e messa in bella mostra da chi ritiene di avere a che fare sempre con degli imbecilli, dei gonzi pronti ad abboccare all’amo della recita trita e ritrita sulla difesa di Reggio dai suoi nemici.

Certo, i creduloni esistono, in questa città, e sono coloro che hanno consentito, insieme ai fruitori consapevoli dei vari “modelli”, a una banda di incapaci intrallazzatori di fare il sacco di Reggio e della Calabria.

Ma prima di continuare devo necessariamente parlare di me.

Sono funzionario della pubblica amministrazione dal 1987, e ho avuto accesso ad essa mediante un pubblico concorso per quella qualifica per la quale era richiesta la laurea.

Sono arrivato al Corecom, e quindi a essere dipendente del Consiglio regionale, nel 2004, dopo che la Giunta, assessore al personale Luigi Fedele eletto a Reggio, aveva deciso di spazzare via gli uffici decentrati e quindi anche il mio, il servizio ispettivo dell’assessorato alla sanità, trasferendone i dipendenti a Catanzaro. A quel punto ho deciso di non rischiare, e ho chiesto il comando e dopo il trasferimento, che ho ottenuto, lo riconosco senza tanti giri di parole, grazie all’ufficio di presidenza dell’epoca.

Ma dal 1987 ad oggi, nonostante una seconda laurea in legge, l’abilitazione alla professione di avvocato ed altri corsi post universitari alla Luiss e alla Bocconi, e nonostante un periodo nel quale, da componente di una maggioranza risicatissima al Comune di Reggio, avrei potuto chiedere e probabilmente ottenere la dirigenza, sono rimasto alla qualifica iniziale.

Sono uscito con le ossa rotte da tanti concorsi; la sfortuna si deve essere abbattuta su di me giusto nei concorsi pubblici, (al Comune di Reggio, all’Azienda ospedaliera, alla Giunta e al Consiglio regionale) visto che nella carriera scolastica e universitaria non ho sbagliato un colpo.

Ma tant’è! Per il primo aspetto, me la prendo col “fato avverso”. Per il secondo, non rimpiango di avere interpretato il mio ruolo pubblico…per il pubblico, e non pro domo mea.

Tornando alla questione principale, tengo a precisare di essere convinto che la separazione anche dei ruoli del personale, tra organo di governo e organo esecutivo, sia, in teoria, una cosa istituzionalmente auspicabile per una piena autonomia nell’esercizio delle due funzioni. E che nel caso precipuo della Calabria questa impostazione di carattere generale abbia degli indubbi e mai nascosti risvolti di tutela degli equilibri territoriali conquistati anche con i morti rimasti sul selciato della nostra città.

Detto questo, e pensando invece alla prassi, non posso non rilevare come questa garanzia teorica si sia via via trasformata in scialacquio pratico, in forzature, per usare un eufemismo, in termini di incarichi dirigenziali, in assunzioni di ogni genere fatte senza controlli, in appalti di opere e forniture degni di una Reggia.

Alcuni sindacalisti, che oggi si ergono a paladini del Consiglio e, in generale, della città di Reggio, della quale il presidente della Giunta sarebbe nemico, hanno ricevuto incarichi pur non avendo i titoli necessari, oppure non avendone più di altri (compreso il sottoscritto, lo scrivo senza timori o reticenze) rimasti ai margini pur avendo dimostrato sul campo di poter dare una mano per mandare avanti meglio la macchina amministrativa.

Alcuni lavori, costati centinaia di migliaia di €, che utilità hanno avuto per i cittadini calabresi? Nessuna, come le forniture di presunte opere d’arte o di arredi costosissimi.

Per non parlare ancora: dei convegni organizzati per compiacere il presidente di turno, e pagati con moneta sonante e biglietti fruscianti, dei quali non rimane traccia se non le carpette patinate lasciate a marcire in quanto assolutamente insignificanti; delle trasferte negli alberghi di lusso per fare i turisti senza partecipare alle riunioni e/o ai convegni tecnici; delle pubblicazioni costosissime, ma superflue e improduttive di risultati.

Ora, l’argomento preferito dei veri e accertati nemici di Reggio (cioè di coloro che l’hanno devastata), accanto ai quali marciano compatti i soggetti avvantaggiati dallo scialo di cui sopra, è quello di prevedere che tale passaggio sia solo una tappa verso la totale spoliazione di Reggio, con la sede del Consiglio che sarà trasferita a Lamezia.

Io ho votato Oliverio perché lo stimo e lo ritengo un uomo intelligente. Anche se non l’avesse ripetuto più volte, non penserei neanche per un attimo che un uomo intelligente come lui, alle prese con la titanica impresa di tentare di rimettere in piedi la Calabria, si possa imbarcare in un’avventura di questo genere, provocando proteste della popolazione reggina e spaccature nella sua maggioranza, con enorme spreco di risorse fisiche e intellettuali in tal caso distratte da altri, ben più urgenti, obiettivi.

Oliverio, ben più semplicemente, ritiene che non si possa risanare la Regione se non riducendo i centri di spesa quasi totalmente fuori dal controllo dell’esecutivo. E come dargli torto, se il quadro è quello che ho sopra descritto?

Il Consiglio regionale è un’Istituzione importante, cui spetta il compito di tradurre in atti normativi primari e secondari da inserire nell’Ordinamento le proposte congegnate dalla Giunta, dai singoli Consiglieri, dai gruppi, e ispirate al supremo interesse della Calabria e dei Calabresi. La struttura a supporto di quest’organismo deve avere qualità tali da agevolare questo fondamentale compito. L’Istituzione e la struttura a supporto non possono e non devono essere consacrate ad altri fini, leciti ma inopportuni in alcuni casi, di altra natura in altri.

Questo, da dipendente del Consiglio anche se in servizio al Corecom (funzionalmente legato all’Agcom) e da cittadino, io mi aspetto da Oliverio, dalla sua Giunta e dalla sua maggioranza. E mi aspetto pure che, una volta per tutte, il merito e la competenza escano dal campionario delle ovvietà da sventolare davanti agli allocchi per entrare nella prassi burocratica, amministrativa e politica della nostra regione, se si vuole evitare, per prima cosa, di lasciare inutilizzate le enormi risorse che ci sono e delle quali abbiamo fortemente bisogno per risalire la china.

Che si sbraccino pure i privilegiati, i raccomandati, i boia chi molla arricchitisi sfruttando cinicamente pulsioni e passioni nobili e legittime, i fannulloni, i sindacalisti di sé stessi e dei loro cari (un chiaro e netto distinguo con quelli che invece lottano per i lavoratori), i perdigiorno abituati a mungere vacche ormai ridotte all’osso.

La Calabria onesta, la Calabria che vuole rinascere, non ha bisogno di loro. Se ne facciano una ragione.

           Reggio Calabria, 22.1.2015

                                                                 Nino Mallamaci